Barbie un manifesto femminista? Potrebbe essere sfuggito il punto del film

di Enrico M. Rosati | 15 Agosto 2023 @ 05:46 | PILLOLE SOCIAL (DI TUTTO DI PIU')
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A giudicare dalle recensioni lette online, credevo che avrei odiato Barbie dall’inizio alla fine. Un film che è stato percepito da tutti come un vero e proprio manifesto femminista, sviscerato dal primo all’ultimo momento, come se fosse una bottiglia di Barolo su un tavolo di sommelier. Eppure, l’ho amato. Ma attenzione, non perché lo reputi un manifesto femminista, anzi, al massimo è uno dei primi film in cui è presente una relazione e in cui il lieto fine non è per forza quello dove i protagonisti, dopo aver fatto tanta strada e superato numerose avversità, finiscono insieme; piuttosto realizzano che stanno bene da soli. In una società come la nostra, che sin troppo spesso vede il fidanzarsi o l’essere in coppia come l’unico modo di essere completi, sfonda gli incassi un film che invece afferma l’esatto opposto: Tu sei abbastanza, non hai bisogno di qualcuno vicino a te per essere completo. Insomma, il messaggio è che anche se non arriva un principe dagli occhi azzurri sul cavallo bianco, ci si può salvare e vivere per sempre felici e contenti da soli.

Inoltre, per i più attenti e soprattutto per quelli vicini ai giovani, potrebbe essere sfuggita anche una critica velata a un comportamento sempre più frequente in un rapporto tra due persone. Spesso, quando una persona si innamora di un’altra tende a non vedere dei piccoli ma chiari segnali di rifiuto da parte di questa, magari perché non vuole rimanerne ferita, e così vaga nel vuoto in cui rincorre qualcosa che a conti fatti non raggiungerà mai. Il tutto potrebbe essere risolto con una maggiore, e netta, chiarezza da parte della persona che riceve delle avances, esattamente come nel caso di Barbie e Ken. 

Ken è chiaramente infatuato di Barbie, lei lo vede solo come un amico, e se gli avesse detto prima di non essere interessata, ad esempio nella scena iconica della macchina, non ci sarebbe stato bisogno dell’intero plot twist del film, in quanto Ken sarebbe rimasto a Barbieland. Eppure, credo ci sia stata una comprensione errata anche del ruolo di Ken. Lui non è un eterno innamorato che farebbe di tutto pur di conquistare la sua bella, ma una persona che vuole Barbie per un solo motivo: “Io senza di te non sono più Ken di Barbie e Ken”, ricollegandosi al primo messaggio che il film vuole lanciare, ovvero lo stare bene anche da soli. 

Una terza lezione dal film Barbie arriva nel mondo reale, governato dal patriarcato. Ken entra in un ospedale, dove vi sono uomini e donne che lavorano, e chiede di diventare un dottore, ovviamente senza requisiti, un po’ come accade per le Barbie a Barbieland dove basta chiedere per avere un titolo o vincere il Nobel. In quello scambio, viene fatto notare a Ken che per avere una posizione nel mondo reale, etichettato come patriarcale nel film, non basta il proprio genere, che risulta indifferente, ma servono i titoli. Una piccola chicca preziosa per chi tuttora si ostina a non vedere i progressi della nostra società verso le donne. Chiaramente, l’uguaglianza secondo molti è ancora da raggiungere, ma sono stati fatti passi avanti, fortunatamente, che vanno riconosciuti.

Ciò non toglie che Barbie sia un successo planetario, primo film girato da una donna a fare questi incassi, è chiaramente una fortissima rivendicazione del mondo femminile, ciò che invece non mi trova d’accordo è che sia un manifesto femminista in quanto – a parer mio – è l’inno del buonsenso. 


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