Bando rigenerazione. Anac: Calascio vince, ma violando il codice appalti

di Marianna Gianforte | 03 Dicembre 2022 @ 06:08 | AMBIENTE
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L’AQUILA – “Un Comune non può far predisporre a un professionista esterno il progetto e la documentazione necessaria alla partecipazione a un bando senza fare una procedura ad evidenza pubblica e senza prevedere un adeguato compenso. Nemmeno se il professionista si offre a titolo gratuito. È un comportamento contrario alle regole della concorrenza e della par condicio”. A sostenerlo è l’Anac, l’autorità nazionale anticorruzione, con una nota del presidente del 2 novembre scorso, emessa dopo l’esposto del sindaco di Castelli (in provincia di Teramo), il quale aveva segnalato presunte anomalie in merito al progetto con cui il Comune di Calascio, nel territorio della provincia dell’Aquila, è risultato vincitore del bando Pnrr per la rigenerazione dei borghi abbandonati. “Secondo il Comune teramano – si legge in una nota pubblicata sul sito dell’Anac – il progetto vincitore, che prevede la trasformazione di una parte del borgo abbandonato in un albergo diffuso, non ha i requisiti richiesti dal bando. In particolare, gli immobili oggetto d’intervento del progetto vincitore non risultavano di proprietà del Comune, come richiesto, per l’appunto, dal bando, bensì in comodato d’uso”. Da quanto si evince, l’Anac ha avviato un’istruttoria chiedendo chiarimenti.

La Regione Abruzzo e il Comune di Calascio hanno riferito che la questione era stata già oggetto di un ricorso al Tar che era stato rigettato. Pertanto la questione si poteva considerare risolta.

Tuttavia, dalla documentazione pervenuta dal Comune di Calascio sono emerse altre criticità sulla prestazione dell’architetto che aveva predisposto a titolo gratuito i documenti necessari alla partecipazione al bando. “Il sindaco di Calascio – sottolinea l’Anac sul sito – ha spiegato che il professionista non aveva alcun contratto di consulenza col Comune ma che, a causa della carenza di organico e della difficoltà di rispettare i tempi della programmazione delle opere pubbliche e vista la disponibilità dell’architetto, è stata necessaria la sua collaborazione con un riconoscimento di un rimborso spese forfettario per 100 euro. Anac ricorda che secondo il Consiglio di Stato la prestazione gratuita è lecita e possibile e che “il ‘ritorno’ per chi la presta può consistere anche in un vantaggio indiretto (arricchimento curriculare, fama, prestigio, pubblicità)”.

Tuttavia sempre il Consiglio di Stato ha precisato, con riguardo all’acquisizione del ‘vantaggio indiretto’, che “l’amministrazione appaltante non può scegliere il contraente a piacimento” e che, “anche se vuole accettare una prestazione gratuita, il Comune, nel rispetto del principio di concorrenza, e al fine di evitare una lesione della par condicio dei potenziali interessati al contratto, deve comunque effettuare una selezione applicando le regole dell’evidenza pubblica”. Non solo. L’amministrazione deve fissare preventivamente il compenso “al quale il concorrente potrà, se consentito dal bando, eventualmente rinunciare offrendo gratuitamente la propria prestazione”. A sostegno dei suoi rilievi, Anac evidenzia anche che “la legge delega di riforma del codice appalti approvata a giugno 2022 ha stabilito che la nuova disciplina sui contratti pubblici debba prevedere il ‘divieto di prestazione gratuita delle attività professionali, salvo che in casi eccezionali e previa adeguata motivazione’ proprio per evitare eventuali abusi e applicazioni distorte del principio dell’equo compenso”. Il Comune di Calascio, in sostanza, ha fruito di un servizio di architettura contravvenendo ai princìpi di concorrenza e par condicio non avendo effettuato alcuna gara, e al principio dell’equo compenso, avendo acquisito il servizio gratuitamente. Anac contesta anche “un difetto di trasparenza negli atti del Comune: dalle delibere acquisite non è chiara la modalità con la quale è avvenuta l’autocandidatura dell’architetto né la natura né l’entità della prestazione resa dal collaboratore”.

Quanto alla valutazione degli immobili acquisiti al patrimonio del Comune per la realizzazione del progetto, l’Anac osserva che “al momento della pubblicazione dell’avviso della Regione, il Comune di Calascio non aveva la disponibilità di tutti gli immobili nei quali realizzare l’albergo diffuso che intendeva proporre e, pertanto, ha avviato una procedura per l’acquisizione di immobili privati. Gli immobili individuati come idonei alla realizzazione del progetto sono stati 7 e sono stati valutati 545 euro a metro quadro, una cifra non condivisa da Anac”. L’autorità sottolinea come “sia molto superiore alle stime dell’Agenzia delle entrate, secondo la quale un immobile nelle condizioni normali (e quelli che il Comune aveva individuato non lo erano perché il bando prevedeva che gli immobili dovessero essere non più utilizzati, da rifunzionalizzare, non completati, in stato di degrado o abbandono) vale 440 euro/mq”. Secondo Anac c’è stata una possibile sovrastima degli immobili da acquisire. “È dovere dell’amministrazione – ricorda nella nota – fare buon uso delle risorse disponibili, e ciò, sul piano degli investimenti, si traduce con il ‘migliore acquisto’ possibile. Nel caso in esame il comune di Calascio, nella procedura volta all’acquisto degli immobili, non ha pienamente garantito il rispetto del principio di economicità previsto dal codice degli appalti perché ha accettato una valutazione economica non adeguatamente accurata”.

 


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