Avvento di tradizioni in Abruzzo: un tempo forte ricco di feste

di Fausto D’Addario | 25 Novembre 2022 @ 06:15 | CREDERE OGGI
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L’Avvento (dal latino adventus, arrivo) è il tempo liturgico di quattro settimane che precede il Natale: per i cattolici di rito romano dura quattro settimane e inizia con quella domenica compresa tra il 27 novembre – come quest’anno – e il 3 dicembre. Lo spirito dei fedeli viene guidato a un doppio significato teologico: da una parte l’attesa della nascita di Gesù, che commemora la prima venuta del Figlio di Dio tra gli uomini, ma dall’altra anche la sua seconda venuta alla fine dei tempi. Dunque è una stagione di speranza e di purificazione.Ma non possiamo negare che si tratti di uno dei momenti più speciali ed emozionati dell’anno, specialmente in Abruzzo, tra montagne innevate, mercatini di Natale, bevande calde e ricette di dolci e piatti tipici, che rendono magica l’attesa del Natale imminente.

Dopo la commemorazione dei defunti e le celebrazioni festose per San Martino, il calendario dell’anno continua con le usanze e le tradizione della stagione dell’Avvento e del Natale. Gli eventi festivi e i riti di questo mese assumono una coloritura di attesa e di purificazione propria di questa stagione liturgica.

Il 4 Dicembre è il giorno di Santa Barbara, ricordata con celebrazioni e cerimonie specialmente del Corpo dei Vigili del Fuoco, di cui è protettrice.

Il 6 dicembre è la festa di San Nicola, che incarna forse più di tutti lo spirito natalizio e il cui culto è molto sentito sia nel mondo cattolico che in quello ortodosso. Difensore dei deboli e dispensatore di doni, nel Medioevo al suo culto fu collegata l’usanza di fare regali ai bambini ed è proprio da qui che vengono le origini di Babbo Natale. A San Nicola si attribuiscono un’infinità di miracoli e tra questi quello di Pollutri: il 6 dicembre si preparano le cosiddette fave di San Nicola in grandi calderoni perché, secondo la tradizione, il santo avrebbe fatto miracolosamente arrivare sei barche cariche di fave, per sfamare la comunità colpita da una forte carestia. In provincia dell’Aquila a Cansano San Nicola si festeggiava distribuendo le pagnotte benedette e a Capitignano i bambini andavano in giro per le case chiedendo il pane di San Nicola, le cacchiette, nel dialetto locale.

Sant’Ambrogio, il 7 dicembre, cade pure durante l’Avvento: forse più noto a Milano e per la prima della Scala, questo santo ha però molto sentito e amato il Natale e con la sua poesia ha cantato il mistero dell’incarnazione del Signore. I suoi inni sono una vera e propria meditazione teologica che ci riportano al senso vero della festa, al di là delle luci e degli addobbi.

L’8 dicembre è la grande festa dell’Immacolata Concezione, la più importante dell’Avvento: solennità piuttosto recente, se pensiamo che il dogma dell’Immacolata fu proclamato da Papa Pio IX l’8 dicembre del 1854. Un detto abruzzese recita:“Mmaculata Cuncette, Natale diciassette”, cioè a partire da giorno dell’Immacolata mancano solo 17 giorni al Natale. Così la festa dà il via nelle case alla preparazione dell’albero e del presepe. Ma un po’ in tutto l’Abruzzo a questa festa si lega la tradizione di accendere fuochi e falò, riti affascinanti che rimandano al monto contadino e pagano: il rito dell’accensione doveva  allontanare le forze del male, purificare la terra e propiziarne la fertilità per i raccolti successivi. Il più noto e suggestivo è sicuramente la processione dei Faugni ad Atri, nella notte del 7 dicembre: un falò viene tenuto acceso per tutta la notte nella piazza antistante la Cattedrale; ognuno col suo fascio di canne, acceso dal falò, sfila poi in processione al suono della banda per le vie che attraversano il paese.

Il 13 dicembre è il giorno di un’altra grade santa, Santa Lucia, martire delle prime persecuzioni contro i cristiani. Il suo nome è connesso alla luce e al giorno più corto che ci sia: questo perché, con il passaggio dal calendario giuliano a quello gregoriano nel 1582, la data del solstizio di inverno – giorno più corto e buio di tutto l’anno – venne a cadere non più il 13, ma il 21 dicembre. I comuni in provincia dell’Aquila di Rocca di Cambio, Magliano de’ Marsi e Villa Santa Lucia la festeggiano come loro santa patrona. È particolarmente venerata anche a Prezza, perché secondo le credenze del luogo il mulo che portava la statua della santa, da destinare a Venezia, non voleva saperne di lasciare il paese. A Torre de’ Passeri (Pe) e a Francavilla al Mare (Ch) si ripete ogni 13 dicembre il suggestivo ballo della Pupa: un fantoccio di cartapesta dalle sembianze esageratamente femminili, che viene fatta danzare da un uomo nascosto nell’interno cavo, mentre vengono accesi i petardi e i fuochi d’artificio di cui è ricoperta.

Da questo momento in poi le feste cedono religiosamente il passo all’attesa del 25 dicembre. A partire dal 17 dicembre, infatti, la liturgia entra nella seconda parte dell’Avvento, scandita in maniera più specifica dalla lettura dei brani biblici riguardanti l’attesa e la nascita di Gesù.

Non possiamo però non ricordare il 21 dicembre, che per molto tempo fu il giorno della festa di San Tommaso: ad Ortona la venerazione dell’apostolo era particolarmente sentita e la città si gloria ancora oggi di custodirne le reliquie. Nel 1742 il papa Benedetto XIV aveva confermato una secolare tradizione, fissando appunto al 21 dicembre l’indulgenza plenaria ai fedeli che avessero visitato la tomba dell’apostolo ad Ortona. La festa fu poi spostata al 3 luglio con il nuovo calendario liturgico e oggi la solenne festa patronale si celebra la prima domenica di maggio.

Siamo così arrivati alle soglie del 25 dicembre. Ma l’Abruzzo conosce una tradizione unica: il 23 dicembre a Lanciano il Natale inizia prima, nell’antivigilia, con la tradizione della Squilla. Alle 18.00 la campana della torre civica – detta la Squilla – dà i primi rintocchi, seguita poi dalle campane delle altre chiese cittadine. Quindi le persone si scambiano gli auguri di Natale e dalla basilica della Madonna del Ponte una processione silenziosa si snoda fino alla chiesa dell’Iconicella, per ricordare il percorso di Giuseppe e Maria da Nazareth verso Betlemme. Dopo una breve messa, al rientro nelle proprie case ci si scambiano i regali, in un’atmosfera di pace, amore e perdono.

A Ignazio Silone viene attribuito questo pensiero: “Mi sono stancato di cristiani che aspettano la venuta del loro Signore con la stessa indifferenza con cui si aspetta l’arrivo dell’autobus”. Che l’Avvento possa essere vissuto veramente come il tempo del cristiano, un tempo di attesa di Colui che deve venire.


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