Aveia, Forcona, L’Aquila. Il cammino di San Massimo 

di Fausto D'Addario | 10 Giugno 2024 @ 06:00 | RACCONTANDO
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L’AQUILA – Aveia, Forcona, L’Aquila, sono le tappe di una sorta di cammino di archeologia spirituale. Quando sono la storia e l’archeologia a parlare della fede, è tutto un altro impatto.L’Aquila è la grande città che ha eletto San Massimo di Aveia come primo patrono, effigiato nel Gonfalone ufficiale assieme a Sant’ Equizio, fondatore del monachesimo abruzzese, al papa San Pietro Celestino e a San Bernardino da Siena, grande predicatore dell’ordine francescano. La festa di San Massimo si celebrava il 10 giugno di ogni anno con grande solennità nella cattedrale, più volte rovinata sotto i terremoti, ma sempre ricostruita speditamente, come speriamo che avvenga entro il 2028.

Attraverso le grandi vie di comunicazione, le vie Salaria e Claudia-Valeria, la nuova fede si propagò in Abruzzo già prima della pace costantiniana e tra i primi cristiani che svolsero il loro apostolato e subirono il martirio si ricordano San Vittorino di Amiterno, i santi Giustino, Fiorenzo, Felice e Giusta, Sant’Eusanio e San Massimo diacono. In realtà i santi martiri di nome Massimo celebrati dalla Chiesa sono più di venti: nel solo Abruzzo le città che hanno scelto come loro patrono un San Massimo diacono sono L’Aquila, Penne e Isola del Gran Sasso: c’è il Massimo, affogato nel fiume Pescara durante la persecuzione di Diocleziano e Massimo di Aveia, levita, precipitato, dopo molti supplizi, da una alta rupe. Su quest’ultimo, raccogliendo alcuni documenti liturgici della cattedrale a L’Aquila e della tradizione locale, nel 1629 il gesuita Vincenzo Mastareo compose una Vita di San Massimo, a cui aggiunse anche quella degli altri protettori della città. Secondo questo autore, Massimo sarebbe nato intorno al 225 ad Aveia, città vestina e municipio romano della IV regione augustea, situata nella zona di Fossa; ordinato diacono si dedicò alla assistenza e alla evangelizzazione dei suoi concittadini con tale fervore da suscitare l’ira del prefetto, che l’imperatore Decio (249-251) aveva inviato in quella città per reprimere la diffusione della nuova religione. Massimo andò incontro ai suoi persecutori e dichiarò coraggiosamente la sua fede, il suo nome e l’ufficio di levita che svolgeva tra il popolo. Il giovane diacono venne sottoposto a crudelissimi tormenti fino a che non venne gettato da un’altissima rupe. Era, secondo il Mastareo, il 20 ottobre dell’anno 253. Nottetempo il corpo fu recuperato da alcuni devoti che gli diedero sepoltura ad Aveia, città che rimase attiva fino al V -VI secolo d. C. e fu abbandonata in seguito ad un terremoto o all’invasione dei longobardi. I suoi abitanti ripararono, portando con sé le spoglie del martire, a Civita Sancti Massimi, oggi Civita di Bagno

Sul luogo cominciarono a verificarsi miracoli e prodigi, tanto che il 10 giugno 956 l’imperatore tedesco Ottone I e papa Giovanni XII si recarono a venerarle. Pertanto il 10 giugno è il giorno in cui si celebra la sua festa a L’Aquila. Tra questi importanti pellegrini v’era anche il vescovo Ceso, che per l’occasione fu posto al governo della dioceesi di Forcona, alla quale l’imperatore concesse ampi privilegi. Alcuni sono dell’opinione che la vicenda di San Massimo sia nata in seguito alle pretese di autonomia episcopale avanzate da Aveia intorno al IX secolo rispetto a Pinna Vestinorum (l’attuale Penne). Il nome «Forcona» potrebbe derivare da Forum Conae o Forum Conii o da Feroniae Conae, perché il sito sorgeva nei pressi di un santuario sacro alla dea Feronia; con questo toponimo comunque si indicò nell’Alto Medioevo il territorio vestino a sud-ovest del Gran Sasso, a cui Ottone I avrebbe concesso dignità di diocesi. Ranieri (o Raniero), vescovo di Forcona nel 1059, ordinò la riedificazione della cattedrale: su un’antica cripta fece poggiare il piano del presbiterio e orientò il lato con le tre absidi verso occidente e la facciata verso oriente. Forcona restò sede episcopale fino al 20 febbraio 1257, quando Alessandro IV trasferì la sede alla città dell’Aquila e la nuova cattedrale fu dedicata a San Massimo; a lui si affiancò San Giorgio, in quanto il giorno in cui il vescovo e il capitolo si spostarono da Forcona alla nuova città era il 23 aprile, appunto il giorno di San Giorgio.

Il 27 maggio 1413 il vescovo Giacomo Donadei decise di trasferire le reliquie del santo patrono nella cripta della nuova cattedrale e quindi la Civitas Sancti Maximi, poiché non conteneva più il corpo del santo, fu rinominata Civita di Bagno. La sua cattedrale rimase in funzione fino al 2 febbraio 1703, quando andò irreparabilmente distrutta. Lo stesso catastrofico terremoto rovinò il duomo e gran parte dell’Aquila, tanto che delle reliquie di San Massimo si sono perse le tracce sotto le macerie e fino ad oggi non sono ancora state ritrovate. Lo scavo del 2019 presso la cripta del duomo ha riportato alla luce un sarcofago con resti di tre vescovi e un corpo risale all’epoca del tardo impero romano: in attesa di future ricognizioni, vogliamo pensare che questo possa essere quello di San Massimo che, custodito nel cuore della terra, continua a proteggere le fondamenta della città. 


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