Audizione per L’Aquila Capitale della cultura 2026. Biondi: “Oltre le mura della città dell’Aquila”

di Fausto D'Addario | 05 Marzo 2024 @ 05:00 | ATTUALITA'
CITTà DELLA CULTURA
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L’AQUILA – L’Aquila rinasce attraverso la cultura. L’orizzonte oltre le mura della città dell’Aquila. L’Aquila come modello e archetipo delle aree interne. Il margine che diventa centro. Città memore del passato, ma con uno sguardo al futuro. Le aree interne come laboratorio per il futuro dello sviluppo in Italia. Entra nel vivo la gara che vede L’Aquila tra le 10 città finaliste per l’ambito titolo di Capitale italiana della cultura 2026, che sarà assegnato il 29 marzo prossimo. Le audizioni dei progetti, previste per 4 e il 5 marzo, si sono tenute e si terranno, come di consueto, a Roma nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura. “L’Aquila Città Multiverso” è il titolo del progetto presentato dal capoluogo d’Abruzzo dalle 14.00 alle 15.00. Nel corso dell’audizione hanno preso la parola Pierluigi Biondi, sindaco dell’Aquila, Federica Zalabra, direttrice regionale dei musei d’Abruzzo, Alessandro Crociata, direttore di candidatura e il coordinatore scientifico di candidatura Pierluigi Sacco.

Il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi ha sottolineato come la cultura per il capoluogo abruzzese non sia mai stato un elemento accessorio della vita pubblica e dell’amministrazione, ma “è un elemento non soltanto fondamentale, è anche un elemento fondante delle comunità locali, che grazie alla cultura e intorno alla cultura ritrovano anche il loro sentimento di resilienza“. Un futuro che per l’Aquila, a distanza di quasi 15 anni dal terremoto, appare molto meno duro rispetto a quello immaginato dopo il 6 aprile del 2009. Oggi però c’è la necessità di affrontare però un’altra frattura oltre a quella Nord-Sud, che è quella che divide longitudinalmente l’Italia fra zone interne e costiere. “Per questo abbiamo cercato di ampliare un po’ l’orizzonte e di guardare oltre le mura della città dell’Aquila“, uno sguardo che è nella sua natura fin dalla fondazione. Un ampliamento di orizzonti che parte dal recupero delle identità dei territori, ma guarda oltre: “abbiamo stipulato un accordo con la regione Abruzzo e con i tre uffici speciali che si occupano della ricostruzione delle aree colpite dal sisma del 2009, quelle del centro Italia e abbiamo ragionato insieme alla città di Rieti“. Nel capoluogo “non era raro incontrare Carmelo bene o Alberto Burri; non era così straordinario avere Rubinstein per esempio o Benedetti Michelangeli e addirittura, non appena gli fu consentito di uscire dall’Unione Sovietica, anche un grande artista come Sviatoslav Richter. E sul caso di Richter ricorda un episodio curioso: pochi minuti prima del concerto non si trovava, si paventava già un caso internazionale; in realtà era zuppo di pioggia, immobile e incantato di fronte alla facciata di San Bernardino, una bellezza come ce ne sono tante nella città e nei nostri borghi.

Federica Zalabra, direttrice del Munda, ricorda che le collezioni museali stanno rientrando al Castello: “le collezioni lo faranno a sezioni a partire da quest’anno, mentre ancora il cantiere edile è aperto; nel 2026 saranno esposte tutte le collezioni in tutte le sale, con un nuovo percorso che va nella direzione dell’abbattimento delle barriere fisiche e cognitive“. L’occasione sarà propizia per aprire la corte del Castello come una nuova piazza dell’Aquila, aperta a tutti nel 2026, in un’idea di moderna agorà dove il museo inteso diventi centro di coesione sociale, aperto e accogliente, e casa della cultura dell’Aquila. Il futuro del museo e della città risiede nella storia, ben rappresentata dal maestoso Mammut, sul quale ricorda commossa un aneddoto: “nella notte del terremoto, lui che ha 1 milione 300 mila anni, è rimasto lì intatto con le sue ossa al suo posto, spostandosi di soli 15 cm. Un’immagine potente e di ispirazione. Questo è veramente l’Abruzzo forte e caparbio“.

Per Alessandro CrociataL’Aquila è una città che ha sperimentato sulla propria pelle quanto la ricostruzione fisica da sola non basta per rigenerare un tessuto urbano; la rigenerazione a base culturale è fondamentale e ineludibile per poter parlare di sviluppo di una nuova vita e di prospettive future“. Perché proprio l’Aquila come capitale? L’Aquila è città archetipo delle aree interne: data la configurazione del territorio, è una città che vive dialogando con un ecosistema ed è indubbio che possa essere da modello per le altre città medie, come Rieti. L’Aquila è però una città aperta che dialoga non solo con i piccoli centri, ma anche con l’Europa e le più grandi organizzazioni internazionali, quali l’Unesco, l’Ocse, l’Oms e la stessa Unione Europea, per trovare attraverso la cultura nuove forme di contrasto alla marginalità. Il titolo di Capitale della cultura può così dare “un orizzonte di senso a ogni territorio che ambisce a immaginare un progetto di futuro, ma che ha anche bisogno di una spinta decisiva per aprire un nuovo vero ciclo rigenerativo“.

L’Aquila è una città e molte città contemporaneamente“, spiega Pierluigi Sacco, “Quando parliamo di multiverso, intendiamo tante realtà parallele che, allo stesso tempo, sono la stessa città e città diverse“. I cinque ambiti della città multiverso sono cinque modi di guardare alla città: la multi-culturalità, perché la città “viene da una storia di passaggi e contaminazioni culturali straordinarie“; la multi-disciplinarità: “pensate a quanto è rappresentata anche nel tessuto istituzionali della città, tutto lo spettro della produzione artistica e culturale come questo si vada a intrecciare con la scienza e con la tecnologia“; la multi-temporalità, “il fluire del tempo, come l’evoluzione storica della città ha disegnato un ambiente assolutamente unico“, che non è soltanto la storia da cui veniamo, ma è letteralmente la traccia su cui costruire questo futuro; la multi-riproducibilità, “il fatto che la città non viene creata da uno o due o cinque persone, ma è l’effetto di un processo di creazione collettiva“; la multi-naturalità, perché “L’Aquila è soprattutto una città profondamente immersa nella natura, dove la vita stessa degli aquilani è sempre all’interno di un dialogo fisico e di movimento tra lo spazio naturale e lo spazio urbano“. Queste dimensioni si riflettono in una serie di progetti che coinvolgono tutto il mondo della cultura, dalle grandi istituzioni alle più piccole realtà. Ci sarà uno spaccato della generazione degli artisti italiani carriera trenta-quarantenni, “che sono diventati già in molti casi degli artisti internazionali, a cui chiediamo di intervenire con la comunità sul territorio“. Il laboratorio dell’Aquila è proiettato così a livello internazionale.

Sui progetti che la città sta affrontando e le questioni di budget risponde il sindaco Pierluigi Biondi: “L’Aquila, così come il territorio, è interessata da un’opera gigantesca di recupero, di restauro e di ricostruzione dei luoghi pubblici e in primis naturalmente dei luoghi della cultura. Dal già citato Castello cinquecentesco, che occupa il Munda, al teatro San Filippo, al teatro comunale, diciamo che L’Aquila è una città dove la cultura si è esplicitata in ogni luogo possibile: la scalinata di San Bernardino, Collemaggio, i cortili delle case gentilizie, l’interno delle chiese, la Fontana delle 99 Cannelle“. Dal 2017 esiste un programma codificato a livello nazionale di ricostruzione di questi luoghi, con programmi annuali e programmi triennali di investimento.

Negli ultimi sette anni il capoluogo ha investito sulla cultura “circa 25 milioni di euro, una delle spese pro-capite per le città di queste dimensioni più alte d’Italia, se non la più alta d’Italia“. Per fare cultura, prosegue il primo cittadino, c’è bisogno di risorse certe; a questo proposito saranno disponibili il fondo Restart, le risorse del bilancio comunale, la collaborazione delle istituzioni e l’apporto di privati già attestato nei grandi eventi a livello cittadino e territoriale.

Uno degli interventi più importanti riguarderà i giovani. L’Aquila è finalmente tornata ad essere una città di incroci e contaminazioni: “nelle quattro istituzioni di alta formazione che ospitiamo, l’Università, il GSSI, il Conservatorio e l’Accademia di Belle Arti, ci sono circa 10.000 fra ragazze e ragazzi che vengono da fuori regione, addirittura anche da fuori Italia e da fuori continente“. È prevista la creazione in città di un grande villaggio della gioventù, dove accogliere i tanti giovani che oggi guardano con interesse all’esperimento dell’Aquila, “attraverso la riorganizzazione di quegli alloggi che sono stati luogo del dolore, della privazione, delle sofferenze e dedicati agli sfollati“.

Gli ultimi minuti sono per l’appello finale al voto. Il messaggio è chiaro: nonostante le conseguenze del sisma e della pandemia, L’Aquila non ha perso il gusto di fare cultura, ma ha sempre cercato di adattarsi ai cambiamenti. “La cosa che chiedo“, conclude il sindaco, “è di non pensare che il titolo di Capitale della cultura sia una sorta di risarcimento per quello che ha passato il territorio 15 anni fa; non cerchiamo commiserazione. Cerchiamo solamente un riconoscimento del percorso che abbiamo fatto pure in mezzo alle difficoltà, con lo stesso spirito anche un po’ ardito di quel gruppo degli artisti aquilani, che nel ’44 fecero la mostra dentro al teatro comunale“. E guardando a quei territori che conosceranno dei momenti di crisi e dei momenti di frattura, la speranza è che grazie alla grande tradizione italiana del genio, che va dalla cultura, alla tecnologia, alle tecniche di ricostruzione, si possa dare un segnale: “se ce l’ha fatta L’Aquila e ce la sta facendo con la cultura, ce la potrà fare ogni territorio“.


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