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Attacco hacker. La fiducia nelle istituzioni

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Ad oggi, sette giorni dopo l’attacco hacker ai sistemi informatici della Asl 1, 300.000 abruzzesi residenti nella provincia dell’Aquila non sanno sE i loro dati sanitari sono stati trafugati dagli archivi dell’azienda. 

L’AQUILA – Ad oggi, sette giorni dopo l’attacco hacker ai sistemi informatici della Asl, 300.000 abruzzesi residenti nella provincia dell’Aquila non sanno se i loro dati sanitari sono stati trafugati dagli archivi dell’azienda. Almeno non lo sanno ufficialmente.

Ieri, intanto, la Asl non si è presentata alla seduta della Commissione Sanità del consiglio regionale abruzzese dove era attesa per l’audizione del direttore generale Ferdinando Romano che avrebbe dovuto riferire sulla vicenda.  La Asl, anzi, ha finora smentito di aver perso dei dati.
Il 3 maggio, infatti, comunicava che nessun dato sanitario o sensibile era andato perduto o fosse stato trafugato. Già il 4 maggio però, Stefano Di Rocco, direttore amministrativo della Asl, aggiustava un po’ il tiro affermando al quotidiano il Centro che non era possibile sapere se fossero stati prelevati dei dati essendo ancora in corso le verifiche. 
 
Da quel giorno non c’è stata più alcuna dichiarazione della Asl sull’integrità dell’archivio e sui dati trafugati e questo nonostante siano emersi fondati elementi di una loro trafugazione da parte del gruppo di cybercriminali Monti. Questi, su una pagina nel dark web facilmente raggiungibile con un semplice browser Tor, hanno rivendicato l’attacco e dichiarato di avere in possesso 522gb di dati della Asl tra documenti interni e dati dei pazienti. Come prova del possesso hanno mostrato un referto ginecologico di una utente della Asl e un file .rar dove sono stati caricati i primi 10 gb di materiale. Insomma, difficile dire che non li abbiano e ad ogni modo nessuna smentita è arrivata da parte dell’azienda. 
 
E’ singolare che le uniche informazioni a disposizione del cittadino a riguardo sono arrivate dagli stessi cyber criminali. Non si conosce nemmeno il peso specifico di questi dati rispetto a tutto l’archivio della Asl, ma considerato il peso di un singolo file potremmo parlare tranquillamente di centinaia di migliaia di documenti.
I cyber criminali avrebbero già chiesto un riscatto, una strada certamente difficile da percorre amministrativamente. Non è da escludere quindi che la Asl si ritrovi a fare i conti con un bel numero di contenziosi con i cittadini, soprattutto per i casi più rilevanti. 
 
Nessuna informazione, inoltre, è stata rilasciata in questi giorni sulle cause del blocco del sistema. Ad occuparsi della incidence response c’è, stando alle nostre informazioni, la Cy4Gate, importante azienda specializzata in warfare cyber-elettronico e intelligence. Oltre a sistemare le cose, ma ci potrebbero voler mesi a far ripartire completamente le infrastrutture tecnologiche della Asl, dalle loro verifiche si dovrebbe sapere se l’attacco è stato favorito da falle del sistema Asl. Saperlo non è un vezzo ma un dettaglio piuttosto importante di questi tempi visto che il cittadino è quotidianamente invitato a trasferire tutta la sua vita online. Se i dati più sensibili e cari dei cittadini finiscono nelle mani sbagliate i dubbi sulla sicurezza delle infrastrutture digitali del nostro paese potrebbero moltiplicarsi. Sotto ricatto, peraltro, potrebbe finire non solo un’istituzione ma anche il singolo cittadino e avere le informazioni su come comportarsi o per tutelarsi sarebbe sicuramente importante. 
 
C’è poi il fronte sanitario. L’azienda ieri ha respinto con fermezza notizie che ha definito “totalmente infondate” sulla situazione dei presidi ospedalieri del territorio: “Nonostante l’emergenza in corso – ha scritto la direzione aziendale – tutto il personale dell’azienda si sta prodigando per mitigare i disagi a pazienti ed utenti permettendo l’esecuzione completa dell’attività chirurgica programmata e urgenti. Nessun intervento chirurgico programmato ordinario e in day surgery risulta essere stato annullato”. Nessun problema, fa sapere l’azienda, anche sul sul fronte dei farmaci: “Allo stato – la dichiarazione della dottoressa Eshter Liberatore, direttrice del servizio aziendale del farmaco – non risultano carenze di farmaci e di antibiotici”. 
 
I dubbi sulla risposta della macchina però restano e surriscaldano anche il fronte politico. Ieri l’altro Marsilio aveva invitato a tenere il massimo riserbo sulla vicenda smentendo le accuse di un disinteresse della Regione. Ieri il PD abruzzese, in una nota, ha chiesto che assessore alla sanità e management aziendale siano convocati a riferire sull’accaduto. I consiglieri regionali Antonio Blasioli, Pierpaolo Pietrucci, Dino Pepe e Silvio Paolucci chiedono in particolare che sia convocata una conferenza dei capigruppo per valutare tutta la vicenda: “Un passaggio necessario – scrivono – per dare all’utenza le risposte urgenti e che merita, a fronte della paralisi dell’attacco sta provocando in queste ore insieme a disagi e violazioni di diritti”. “Ci rendiamo conto – proseguono gli esponenti Dem – che tale attacco sia un fatto gravissimo e inedito dal punto di vista operativo, servono spiegazioni anche per comprendere come sia potuto accadere, ma soprattutto quali attività siano posti in essere per risolvere il problema”. 
 
Anche il movimento del Passo Possibile si è fatto sentire sulla vicenda. “Nella già complicata situazione sanitaria cittadina, la nostra ASL diversi giorni fa ha subito un attacco hacker che ha mandato in tilt il sistema informatico interno, tutto ciò nella forma più potente e aggressiva, quel “ ransomware” con cui gli aggressori criptano i dati di un’organizzazione e richiedono il pagamento di una somma per ripristinarne l’accesso”. Così la nota del consigliere regionale Americo Di Benedetto, dei consiglieri comunali Elia  Serpetti, Emanuela  Iorio, Massimo  Scimia e Alessandro  Tomassoni e del Presidente dell’Associazione civico-politica Fabrizio Ciccarelli.

“Nel momento in cui, notizia di ieri, il Direttore generale ha avviato un’indagine interna – spiega il Passo Possibile – c’è il fondato motivo di ritenere che alla base di questo clamoroso attacco ci sia soprattutto la vulnerabilità del sistema interno e con essa le adeguate procedure di backup (online e offline): i dati sanitari degli utenti sono ormai merce preziosissima e quelli più facilmente “ricattabili” pena la divulgazioni immediata da parte degli “aggressori””. “La priorità ce l’hanno i servizi sanitari ai cittadini: se la ASL, in questo momento, non è in grado di ripartire che sia la Regione, a nostro parere, ad assumersi la responsabilità di ricorrere al servizio privato locale, sia non convenzionato sia attraverso potenziali sforamenti dei budget di spesa con le strutture già accreditate, il tutto compatibilmente con le potenzialità degli stessi e considerando anche la possibilità di ricorrere alle altre ASL abruzzesi.”

Il movimento, quindi, chiede “come si intenda agire ora a livello organizzativo per ovviare alle gravi disfunzioni del servizio ai cittadini che rischiano di degenerare giorno dopo giorno”. Infine la stoccata a Biondi: “Incomprensibile il silenzio del Sindaco Biondi che, è bene ricordarlo, è sempre il Presidente del Comitato ristretto dei sindaci della Asl della provincia dell’Aquila, quindi la massima autorità sanitaria cittadina” concludono i rappresentanti di “Il Passo Possibile.