Associazione Abruzzo a Scuola! al Prefetto: “Ricorso alla dad non in situazione d’emergenza”

di Redazione | 29 Luglio 2021 @ 19:20 | ATTUALITA'
Casella
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L’AQUILA – Oggi l’associazione di genitori Abruzzo A Scuola! è stata ricevuta dal Prefetto dell’Aquila, dottoressa Cinzia Teresa Torraco. Il Prefetto ha ascoltato le osservazioni dei rappresentanti dei genitori sui problemi del difficile anno scolastico appena trascorso, dimostrando la sensibilità delle istituzioni, e la sua personale, nei confronti dei disagi vissuti dalle famiglie e dagli studenti in un anno segnato profondamente dalla crisi sanitaria e dalla didattica a distanza.
I rappresentanti dei genitori hanno avuto modo di presentare al Prefetto un documento che focalizza l’attenzione su sei punti che stanno particolarmente a cuore all’associazione Abruzzo A Scuola!

1. Discrezionalità a livello locale nell’erogazione dei servizi scolastici. In provincia dell’Aquila la chiusura delle scuole secondarie è stata particolarmente severa. La scuola in presenza al 100%, da noi, è durata meno di un mese, dal 24 settembre al 21 ottobre: tutto il resto è dad, al 50, 75, 100%, e «nello stesso tempo in cui i nostri figli erano alle prese con la didattica a distanza, gli studenti di province vicine, come Roma e Rieti, a fronte di una situazione epidemiologica comparabile, potevano frequentare lezioni in presenza».
2. Ricorso alla dad non in situazione d’emergenza. Introdotta durante la crisi sanitaria del 2020 come extrema ratio, la dad è stata adoperata come rimedio per le situazioni più diverse, anche non strettamente connesse alla diffusione del contagio, come l’agevolazione della «campagna di vaccinazione degli insegnanti (…) il guasto agli impianti termici, l’elezione degli organi collegiali, il passaggio del Giro d’Italia (…), la pulizia dei locali scolastici».
3. Trasporti scolastici. L’erogazione di dad al 50% ha avuto l’obiettivo di dimezzare il carico dei mezzi di trasporto, ritenuti luoghi di contagio. Tuttavia «il costo dell’adeguamento dei trasporti è stato scaricato quasi per intero sulle spalle delle famiglie, visto che il prezzo degli abbonamenti è rimasto intero. Ancor più grave è il fatto che ad oggi non risulta che gli abbonamenti annuali siano stati rimborsati, col risultato paradossale che le famiglie hanno pagato per intero il costo degli abbonamenti anche quando ai loro figli era negato il diritto di frequentare in presenza».
4. Contagi a scuola: divario fra realtà e percezione sociale. «È dimostrato in sede scientifica che a scuola c’è una minore incidenza di contagio e un maggior tracciamento, e che questa osservazione vale sia per il ceppo originario covid-19 che per le varianti finora sequenziate». Il più importante studio italiano sulla diffusione di covid-19 in contesto scolastico ha dimostrato, dati alla mano, che «gli studenti non sono particolari vettori di contagio, e certamente non lo sono più della popolazione generale», ma nonostante questo è diffusa l’opinione che le scuole siano focolai di diffusione del virus. La conseguenza è che l’opinione pubblica «continua a pretendere dalle istituzioni forme di sicurezza parossistiche»: questo meccanismo deve essere interrotto, per il bene di tutti.
5. Quarantena, tracciamento, rientro in classe «Ciò che risulta di difficile comprensione a studenti, famiglie e insegnanti è il motivo per cui l’adozione di protocolli rigidissimi in ambiente scolastico – i più restrittivi in Europa, con misurazione quotidiana della temperatura corporea, igienizzazione delle mani e delle superfici di lavoro, uso della mascherina anche in posizione statica, distanziamento dei banchi, percorsi differenziati a scuola per entrate e uscite, contingentamento nell’uso dei servizi igienici, ricreazione al banco – non esima i compagni di classe o l’insegnante da essere ritenuti contatti stretti di un alunno risultato positivo: la domanda che ci si pone in queste circostanze è a cosa sia servito osservare una così lunga lista di prescrizioni onerose, se poi si viene comunque considerati contatti stretti. O ancora: perché se un alunno risulta positivo l’intera classe va in quarantena, mentre se risulta positivo l’addetto di un supermercato la struttura rimane aperta?»
6. Vaccinazione anti-covid per il rientro di settembre? Nessuna «evidenza scientifica dimostra la necessità o l’opportunità di raccomandare la vaccinazione anti-covid ai minori. I decessi per covid nella fascia di età 0-19 da marzo 2020 al 14 maggio 2021 sono stati 27 su 130.000, quasi tutti con comorbidità. La vaccinazione dunque non andrebbe a proteggere questa fascia d’età, in quanto già non colpita dal virus, né dalle sue varianti». Inoltre «l’autorizzazione alla vaccinazione pediatrica è stata concessa “in via emergenziale/condizionata”; la natura di tale tipo di autorizzazione è vincolata alla condizione che “il medicinale risponda ad esigenze mediche insoddisfatte”, e tale condizione viene a mancare nella fascia 0-19 anni, in quanto non suscettibile al covid. Sotto il profilo della sicurezza, la sorveglianza è iniziata da poco tempo: quasi metà dei soggetti sottoposti a trial sono stati sotto osservazione per meno di due mesi e gli studi non possono dimostrare che il rapporto rischi/benefici del vaccino sui minori (…) sia positivo, in quanto attualmente il rischio per questa fascia d’età è statisticamente inesistente».

 

 

 

 

 


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