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Aspettando il Natale in Abruzzo

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Dicembre in Abruzzo, aspettando il Natale tra mercatini, tipicità e le feste d’Avvento

Dicembre è il mese in cui aspettiamo e ci prepariamo alla festa più cara dell’anno, il Natale. Tra colori e profumi arrivano gli attesissimi mercatini, con le loro squisitezze gastronomichee i prodotti di artigianato locali. Borghi di montagna come Campo di Giove e Roccaraso si trasformano in incantevoli villaggi natalizi.

Entro l’8 dicembre, se non prima, le case e le piazze e anche le stradine più piccole si rivestono a festa, tra luci, alberi e presepi. Se Pianella con il suo maestoso cedro vanta di avere l’albero di Natale più grande d’Abruzzo, Pacentro si gloria di aver avuto il mastro Giuseppe Avolio, artista della terracotta e creatore di mammuccije dei presepi abruzzesi, nei costumi tipici dei paesi d’origine. Simbolo della cultura natalizia d’Abruzzo sono gli zampognari: in molte città e paesi gli zampognari celebravano le novene al Bambino Gesù con la dolce armonia dei loro strumenti, continuando un repertorio tramandato di generazione in generazione.

Ora di zampognari non se ne vedonoquasi più: altri tempi, altra civiltà. E se in tutta questa atmosfera festiva c’è anche uno spruzzo di neve, come sta capitando in questi giorni, ecco che Dicembre è il mese in cui l’Abruzzo riesce a dare il meglio di sé. Ma che Natale era quello che attendeva il mondo abruzzese e quanto ha a che fare con la nostra festa dei negozi illuminati e delle spese a non finire?

Quest’anno il primo Dicembre, secondo il calendario liturgico cristiano, cade anche la prima domenica d’Avvento, il periodo di quattro settimane di attesa per la nascita di Gesù. Ma letradizioni del Natale ci riportano ancora più indietro, all’interrogativo delle sue origini, alle origini delle nostre società occidentali. Il Natale è una festa solare, anzi solstiziale, che ci rimanda all’alba dei tempi e all’inizio della nostra era. 

Evoca riti lontani e mitologie arcaiche. Alla figura del Sole nascente non fu difficile sostituire quella teologica del Salvatore del mondo, ma non è stato altrettanto semplice contrastare l’antropologia della rinascita vegetale.L’Avvento e il solstizio invernale avevano una forte valenza agraria nel mondo contadino e, in mancanza di calendari, lunari e almanacchi, si faceva il conto dei santi. Antonio De Nino, nei suoi Proverbi abruzzesi, raccolse questa vecchia filastrocca sul corteo dei santi natalizi:”Sant’Andrea, Natale ventisei. San Nicola, Natale diciannove. Santa Concetta, Natale diciassette. Santa Lucia, Natale per la via; e chi bene sa contare, dodici giorni abbiamo da fare. San Tumasse, Natale quattre”. 

L’Avvento procede con un continuo di cerimonie, come un’unica e ininterrotta festa che coinvolge anima e corpo. Era un modo con cui i nostri antenati tentavano di esorcizzare il buio, il freddo, la paura e la morte, per continuare sacralmente la prosecuzione della vita e aspettare il ritorno della luce e del calore. Ognuno di questi santi era ricordato per delle specifiche proprietà, assimilate a caratteristiche e attributi riferibili a più antiche divinità di ancestrale ritualità.

A Sant’Andrea per il 30 novembre terminavano le ultime semine; Santa Bibiana il 2 dicembre, con i suoi quaranta giorni e una settimana, prevedeva le condizioni meteo fino a metà gennaio. Il 4 Dicembre è il giorno di Santa Barbara, ricordata con diverse cerimonie specialmente dal Corpo dei Vigili del Fuoco, di cui è protettrice. La Preghiera del Vigile del Fuoco, che ogni 4 dicembre viene recitata nelle caserme, fu composta dall’abruzzese Auro D’Alba, pseudonimo di Umberto Bottone, di Schiavi d’Abruzzo. 

Castelvecchio Subequo e Capistrello sono stati paesi di minatori e sono ancora tanti i racconti sugli interventi miracolosi di Santa Barbara. Dal prosciugamento del Lago Fucino, passando per il Traforo del Gran Sasso fino ai tunnel dell’Alta Velocità ferroviaria, l’Abruzzo ha prestato i suoi minatori migliori, spesso senza vederli tornare indietro. Come a Marcinelle. Il 6 dicembre è San Nicola, uno dei santi più popolari, il munifico e barbuto vescovo che portava doni ai bambini. E che è diventato il Santa Klaus della Coca Cola. 

La vecchiaia, il tesoro dispensato, il baculo pastorale ne fa il sostituto di Saturno, il vecchio dio dei romani e dei popoli italici garante della rinascita agraria. A Pollutri (Ch) il 6 dicembre si preparano le fave di San Nicola nelle cotture, mentre in provincia dell’Aquila, a Cansano, si preparavano delle pagnottelle speziate e benedette, offerte anche gli abitanti di Campo di Giove. 

A Capitignano i bambini andavano in giro per le case in una questua rituale, chiedendo il pane di San Nicola, le cacchiette, nel dialetto locale. I mesi del freddo sono anche quelli che conoscono un maggiore ricorso alla condivisione e alla comunità, con la pratica dello scambiarsi doni e alla sottolineatura dei legami comunitari e familiari. Le tradizioni di San Nicola e Santa Lucia lo testimoniano. Dopo San Nicola altra grande festa: il giorno 8 è la festa dell’Immacolata Concezione di Maria, dogma proclamato da Papa Pio IX l’8 dicembre del 1854. Dall’8 dicembre nelle case, nelle le piazze e nei luoghi pubblici si accendono gli alberi di Natale e si allestiscono i presepi. In Abruzzo il primo presepe fu realizzato il 25 dicembre 1225 a Penne, dove San Francesco e i suoi primi discepoli avevano fondato il primo convento francescano della regione. 

C’è anche una bellissima tradizione dei presepi viventi capace di coinvolgere intere comunità e quello di Rivisondoli è considerato il più antico. Quella tra il 7 e l’8 era anche una notte di fuoco: in passato i contadini accendevano fuochi per illuminare le lunghe notti, in attesa del solstizio d’inverno, e anche come rito di purificazione. L’usanza è sopravvissuta ad Atri con i suoi faugni, da intendersi come ignisFauni, il fuoco del dio Fauno. Rimontando al mondo religioso preromano dei Piceni, la processione dei fuochi dedicata a Fauno, divinità pagana protettrice di pastori, greggi e dei campi, è oggi sostituita da un suggestivo falò nella piazza principale, che ha come quinta scenica il bellissimo duomo gotico della città.

Fuochi e luci, ma anche la tradizione dei doni si ritrovano il 13 dicembre per Santa Lucia. 

Il giorno più corto che ci sia è un chiaro riferimento al tempo solstiziale. È la santa di cui i comuni di Rocca di Cambio, Magliano de’ Marsi, Prezza e Villa Santa Lucia sono particolarmente devoti, dato che le sue reliquie si fermarono per un certo tempo in Abruzzo per volontà del duca longobardo di Spoleto. Fino a cinque secoli fa il tanto atteso solstizio invernale cadeva il 13 dicembre, prima dell’introduzione del calendario gregoriano nel 1582:a metà dicembre le ore di luce si riducono al minimo e la Chiesa rivolgeva le sue preghierealla giovane martire siracusana. 

L’iconografia tradizionale la vedeva infatti accompagnata da una lampada, mentre gli occhi appaiono solo nel Trecento. A Torre de’ Passeri (Pe) e Francavilla al Mare (Ch) si ripete ogni 13 dicembre il ballo della Pupa, che unisce il simbolismo della luce e della figura femminile: si tratta un fantoccio di cartapesta che danza tra scoppi di petardi e fuochi d’artificio, che segna la fine dell’oscurità e l’inizio dell’aumento di luce. Da Santa Lucia alla Vigilia di Natale si snoda una catena di 12 giorni e 12 notti, che si ripete anche dopo, da Natale all’Epifania il 6 gennaio. 

Significativamente molte divinità di altre religioni vengono fatte nascere entro i dodici giorni che vanno dal 13 al 25 dicembre: nei giorni in cui la luce ritorna nel mondo, anche le divinità scendono dalle stelle per cambiare con la loro presenza la storia dell’uomo.

A Dicembre, insomma, si sgrana un intero mese di desiderio di luce e di salvezza, che la liturgia della Chiesa sottolinea particolarmente nei giorni dal 17 al 23 dicembre. Le preghiere e i testi liturgici di questi ultimi giorni di Avvento, chiamate ferie maggiori, sono colmi di stupore commosso e preparano il cuore all’accoglienza del Mistero.

In questi giorni si cantano le antifone “O” nei Vespri, così chiamate perché cominciano tutte con l’esclamazione “O…”, l’evocazione e l’esultanza di chi è carico di attesa, perché il Signoreevenga a salvare il suo popolo. Prima di chiudere la nostra rassegna di santi, non possiamo dimenticare la Squilla di Lanciano, la città dove il 23 dicembre è già Natale. Alle ore 18.00 la campana della torre civica comincia a suonare e dà il segnale a tutte le altre chiese della città, che per un’ora seguiteranno a scampanare ininterrottamente. 

I lancianesi o chi è stato a Lanciano lo sa: è una delle più belle e sentite tradizioni d’Abruzzo. Una commovente seratadove ci si scambiano auguri di amore, pace e riconciliazione, che ha più di quattrocento annidi storia. Ecco, che si sottolinei l’aspetto astrale o quello agricolo, il lato del sacro o quello profano, la straordinaria continuità delle tradizioni dell’Avvento e del Natale in Abruzzo rimanda sempre al suo senso originario. 

È stato Dio stesso a perpetuare la consuetudine dello scambio dei doni. Proprio in questo ammirabile scambio sta il senso del Natale: Dio, incarnandosi si fa uomo, per renderci partecipi della sua divinità.