Asl L’Aquila, Sinistra Italiana: “Romano si confronti su piano rientro dal debito”

di Redazione | 04 Luglio 2024 @ 16:00 | ATTUALITA'
Asl 1
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L’AQUILA – “Il piano di rientro della Asl aquilana prevede un rientro parziale, ma dati i numeri non poteva essere diversamente,  di fortissimo impatto che andrà ad incidere anche sulla voce personale senza però indicarne in maniera concreta, sì da poterla valutare, la portata. Chiediamo al direttore Ferdinando Romano di convocare  un’assemblea con tutti gli stakeholder, di spiegare qual è la strategia, di confrontarsi anche con le domande scomode.

Lo chiede Pierluigi Iannarelli Segretario Sinistra Italiana L’Aquila

DI SEGUITO LA NOTA COMPLETA

“In merito al piano di rientro presentato dal direttore generale della ASL 1 Abruzzo salta agli occhi, in quanto del tutto evidente, che nel riparto dei fondi destinati alle ASL effettuato dalla regione, lo stesso manager lamenta che non è stata considerata la “geografia” su cui le stesse insistono ma solamente il numero dei residenti, rendendo così difficile attuare una medicina di prossimità di qualità utile sia ai fini preventivi diffusi   che di prime cure e tradendo, di fatto, quanto il legislatore ha dettato con il DM 77 del 23 maggio 2022″.

Per Sanità di prossimità si intende fornire il territorio di medici, infermieri, operatori socio sanitari, ambulatori affinché non sia il paziente ad andare verso le cure ma siano le cure ad andare verso il paziente, ed è finalizzata ad una pluralità di effetti positivi tra cui una grande operazione di prevenzione, una riduzione della mobilità verso le ASL di altre regioni e verso i privati, una netta riduzione degli spostamenti e, pertanto, una diminuzione degli accessi al pronto soccorso. I rappresentanti delle vari enti locali che insistono sulla provincia di L’Aquila dovrebbero interessarsi e rilanciare su questo tema, anche in contrasto con il presidente Marsilio, piuttosto che inaugurare ogni mattonella che viene rimessa in una piazza.

Certo l’accordo raggiunto con la Conferenza Stato-Regioni del 21 Dicembre 2022, recepito con il Decreto del Ministero della Salute del 30 Dicembre 2022 prevede, per quanto riguarda i criteri di finanziamento delle regioni da parte dello Stato, che si attui quello per quota capitaria “pesata” in cui particolare importanza riveste la frequenza di consumi sanitari per età mentre gli “indicatori relativi a particolari situazioni territoriali” incidono solo per lo 0,75% e nulla dicono rispetto alle diverse nature geografiche delle regioni.

La sanità ha un costo ma l’alternativa ad un sistema sanitario nazionale di qualità è che ognuno deve provare a salvarsi da solo, affidandosi al mercato, e sappiamo bene, come ci ha ricordato recentemente l’emergenza COVID, che forse solo in pochissimi riescono veramente a salvarsi da soli mentre il mercato guarda i numeri ed i profitti e non il benessere dei cittadini.

In aggiunta non aiuta la legge sull’autonomia differenziata per la quale confidiamo in un’efficace risposta referendaria per la quale siamo. Già da ora, mobilitati.

Tornando al piano di rientro della ASL aquilana balza agli occhi che lo stesso prevede un rientro parziale, ma dati i numeri non poteva essere diversamente,  di fortissimo impatto che andrà ad incidere anche sulla voce personale senza però indicarne in maniera concreta, sì da poterla valutare, la portata: quando il manager Romano parla di un risparmio di  2.443.341 euro, procedendo a un reintegro solo parziale dei cessati dell’anno 2024 parla di un parziale blocco del turnover senza però indicarne la percentuale e per quali profili sarà attuato. Stride il fatto che ci sia carenza di medici, tanto che le ASL ricorrono ai “pensionati” con  costosissimi contratti co.co.co. e che, contemporaneamente, si attuerà una riduzione di personale. Ci sono unità operative che in questo momento possono permettersi una riduzione di personale? Se sì quali sono?

Sempre nel piano di rientro è prevista un’altra voce di notevole consistenza ossia il risparmio di  2.150.000 euro sui servizi appaltati: ora sappiamo bene che il personale che lavora tramite cooperativa non rientra nelle voci di bilancio inerenti il personale bensì su quelle della fornitura di servizi e pertanto è lecito chiedersi se nel taglio previsto viene considerato anche tale personale e, se sì, in quale misura visto che ci sono giunte notizie, speriamo non confermate, che già alcuni lavoratori sono stati mandati a casa.

Siamo convinti che i processi di internalizzazione siano virtuosi, sappiamo che tali percorsi hanno avuto un trattamento di riguardo da parte del legislatore nazionale solamente per i lavoratori sanitari e sociosanitari (perché i parlamentari eletti in questo territorio non hanno evidenziato questa disparità? Forse troppo impegnati a farsi le foto ad ogni evento?) e che la ASL 1 ha provato, coraggiosamente, a coglierne l’opportunità eppure non possiamo non chiedere di dettagliare a cosa si riferisce il taglio di  2.150.000 euro di servizi e se dietro quel numero si celino lavoratori con le loro famiglie.

Chiediamo al direttore Romano di convocare  un’assemblea con tutti gli stakeholder, di spiegare qual è la strategia, di confrontarsi anche con le domande scomode; la riunione avuta presso il San Salvatore con l’assessore Verì, da cui è stato partorito, ci sembra, un comunicato stampa di circostanza, non può sostituirsi ad un confronto con la comunità della provincia dell’Aquila: 33 milioni di euro in meno per il 2024 non sono noccioline ed abbiamo bisogno di capire ribadendo noi, come ha già fatto il Direttore Generale e chiedendo che lo facciano anche i rappresentati locali in seno al consiglio regionale nonché i sindaci del territorio, che se ci sono dei costi incomprimibili, ossia delle spese che non possono essere tagliate, ci sono dei costi

Razionalizzazione Asl1. Cgil: “Pagano sempre gli stessi. Blocco turnover, riduzione personale e contrazione spesa farmaceutica”

AVEZZANO – Parte il Pian di Razionalizzazione della Asl1, quella di Avezzano-Sulmona-L’Aquila del Dg Ferdinando Romano, per intenderci, per rientrare dal pesantissimo debito accumulato in pochi anni.

Subito arrivano le forti critiche del Sindacato, in particolare della Cgil provinciale dell’Aquila che sottolinea come a pagare il prezzo di questa riorganizzazione siano i cittadini.

Sotto accusa le scelte riguardanti il parziale blocco del turnover del personale, ovvero il ricambio fra pensionati e nuovi assunti, la riduzione stessa del personale e la contrazione per quanto concerne la spesa farmaceutica.

Questo il documento, un vero e proprio atto di accusa, diffuso da Francesco Marrelli, Segretario generale Cgil provincia L’Aquila, e Anthony Pasqualone, Segretario generale Fp-Cgil provincia L’Aquila.

“La scrivente Organizzazione Sindacale, già nel 2017, aveva denunciato la grave sperequazione esistente tra la ASL1 della Provincia dell’Aquila e le altre ASL della Regione Abruzzo, con la successiva proclamazione di uno stato di agitazione seguito dalla convocazione in sede prefettizia e da innumerevoli incontri presso la Commissione Regionale Sanità ed il Comitato Ristretto dei Sindaci.

Tali circostanze di disuguaglianza e di squilibrio sul territorio della Regione Abruzzo, tuttora persistenti, ora come allora, rischiano di compromettere il corretto funzionamento del servizio sanitario pubblico.

Mancano, infatti, gli investimenti necessari e adeguati alla conformazione e alle esigenze della Provincia Aquilana, in virtù della peculiarità delle aree interne di pertinenza.

Oggi, dopo oltre sette anni, la Direzione Strategica della ASL1 licenzia un documento che raccoglie le denunce della CGIL, senza però arrivare ad un coinvolgimento corretto e propositivo dei decisori politici, che ancora oggi sfuggono alle soluzioni da intraprendere e, addirittura, anche dal confronto con le parti sociali.

Il Piano di Razionalizzazione della spesa sanitaria della ASL1, nonostante riconosca la sperequazione effettiva attuale, propone, infatti, i soliti tagli ai servizi ed al personale, con conseguente riduzione degli investimenti, nonostante le indicazioni fornite e gli impegni assunti dall’assessorato regionale alla salute sul non ridimensionamento dei livelli occupazionali.

A quanto pare, dopo anni, e, soprattutto, dopo la pandemia, si torna al blocco parziale del turnover, che si stima essere tra il 30% ed il 50% del personale impiegato nel sistema sanitario ma che la stessa ASL 1, a tutt’oggi, non ha quantificato; ciò vuol dire che, con il predetto blocco del turnover, ci troveremo con 50/60 unità lavorative del personale sanitario in meno. Infatti, nel documento si esplicita a chiare lettere che “Si prevede di procedere a un reintegro solo parziale del cessati dell’anno 2024, nei limiti delle esigenze di contenimento della spesa…omissis…”, quantizzandone anche il risparmio in 2.172.041,29 euro, rispetto ad un complessivo taglio sul costo del personale, pari ad € 2.443.341.

Di nuovo, quindi, vengono scaricate sulle lavoratrici e sui lavoratori le conseguenze di un buco di bilancio di oltre 46 milioni di euro.

Non v’è chi non veda come una siffatta gestione delle risorse determinerà, a breve, ulteriori ed inaccettabili ricadute sui livelli occupazionali ed assistenziali di una ASL1 già in affanno per carenza di personale, tagli delle risorse, mancati investimenti e mancati acquisti di farmaci ed emoderivati ( meno 2.800.000) e dispositivi sanitari.

Una sorte ugualmente tragica toccherà al personale assunto tramite cooperative e/o società esterne alla ASL1; invero, come recita il già menzionato Piano, si procederà ad una “riduzione dei contratti di servizio a prevalente componente di manodopera” con un taglio complessivo sui servizi appaltati pari ad € 2.150.000.

I predetti tagli al personale, tra l’altro, rischiano di pregiudicare gli investimenti in corso per le case e gli ospedali di comunità che non avranno le risorse umane necessarie ed andranno ulteriormente a compromettere le attività attualmente esternalizzate con evidenti ripercussioni sui servizi e sul personale.

In altre parole, possiamo pacificamente dichiarare che a pagare sono sempre gli stessi, e cioè lavoratrici e lavoratori impiegati nel servizio sanitario e cittadine e cittadini della Provincia dell’Aquila aventi diritto alle cure.

Invero, come già anticipato, per il personale sanitario, verranno ulteriormente ridotti gli spazi assunzionali, con carichi di lavoro che, per i pochi che restano, giocoforza aumenteranno, determinando, sin d’ora, accorpamenti di reparti e blocco delle ferie; mentre, per le cittadine e per i cittadini verranno ulteriormente tagliati i servizi di prevenzione e cura, con conseguente aumento delle disuguaglianze già esistenti tra coloro che hanno le risorse per curarsi altrove e coloro che, invece, non hanno modo né maniera di recarsi presso strutture private e/o fuori dalla Provincia dell’Aquila per curarsi.

La scrivente ritiene inaccettabile un Piano di razionalizzazione che aggraverà ancora di più le condizioni dei livelli quali-quantitativi delle prestazioni sanitarie, e le condizioni di lavoro a cui è costretto tutto il personale.

E’ un obbligo del Sistema Sanitario Pubblico rispondere ai bisogni della comunità secondo  i  principi di equità, universalità, gratuità e prossimità, che si realizzano attraverso maggiori investimenti in personale e tecnologia tornando a rendere effettivamente attrattivo il Sistema Sanitario Provinciale” – concludono Francesco Marrelli, Segretario generale Cgil provincia L’Aquila, e Anthony Pasqualone, Segretario generale Fp-Cgil provincia L’Aquila


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