L’AQUILA – La Asl dell’Aquila e le Suore zelatrici del sacro cuore, che gestivano la casa di cura San Giuseppe, sono in causa da 12 anni, a fronte di una cifra di 4 milioni compresi gli interessi, che l’azienda reclama dall’istituto a fronte di una convenzione.
La Regione, infatti, aveva revocato l’autorizzazione al convenzionamento per terapie di medicina fitoterapica alla Casa di cura. Per circa sette anni la Casa di Cura San Giuseppe ha operato “senza che le venissero mossi rilievi o contestazioni da parte della Asl o della Regione ed ha ottenuto i rimborsi per l’attività di assistenza prestata per i 38 posti-letto convenzionati”.
La Asl, rappresentata dall’avvocato Roberto Colagrande, ha dalla sua due sentenze del Tribunale dell’Aquila e della Corte di appello per le quali le spetterebbe quella cifra. Ora però c’è un ricorso in Cassazione e i giudici, pochi giorni fa, hanno rimesso la valutazione del caso alla prima sezione della Corte civile in una data da fissare con una udienza dall’esito incerto nonostante la “doppia conforme” a favore di Asl.
Tra i motivi su cui poggia il ricorso le circostanze fattuali l’esistenza di un rapporto convenzionale rinnovato di triennio in triennio secondo lo schema di convenzione approvato all’epoca “che conducono ad imputare unicamente all’Amministrazione l’asserito originario errore e la successiva mala gestione senza alcun concorso da parte dell’ istituto ricorrente”.
Nel ricorso si precisa “che la Corte di L’Aquila ha omesso qualsivoglia considerazione circa l’incolpevole affidamento da esso ricorrente riposto nella correttezza dell’operato dell’Amministrazione e che ha errato la corte d’appello a ritenere che la richiesta restitutoria è intervenuta entro un termine ragionevole”. Da qui si deduce “invero che il provvedimento di ritiro sia viziato per violazione di legge”.
Le suore, hanno poi riconvertito la loro attività in campo sanitario in una qualificata struttura ricettiva sempre a Piazzale Paoli in centro storico.









