Asl 1, ricostruzione dell’anca con protesi in 3D

Tecnologia ortopedica innovativa e professionalità a servizio degli utenti dell'Asl 1 Abruzzo

di Redazione | 18 Luglio 2020, @11:07 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Il direttore della ASL 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila comunica con soddisfazione che, presso l’Ospedale San Salvatore dell’Aquila, è stato realizzato un importante intervento di ricostruzione dell’anca con tecnologia avanzata in una giovane paziente affetta da infezione di protesi di anca. L’impianto è stato effettuato dal Prof. Giandomenico Logroscino, afferente alla UOSD di Ortopedia Universitaria, diretta dal Prof. Vittorio Calvisi.

La patologia era fortemente disabilitante, avendo comportato la perdita completa della funzionalità articolare. Data la giovane età e la gravità della malattia è stata adottata una strategia in due fasi successive: un primo intervento di rimozione della protesi infetta effettuato in gennaio e, dopo alcune settimane di terapia antibiotica, la ricostruzione e il reimpianto della protesi d’anca effettuato nelle settimane scorse, con un ritardo rispetto alla tabella programmata dovuto alla pandemia COVID.

Il problema di base era la gravissima perdita di osso a livello della porzione articolare del bacino (acetabolo) dovuto sia alla malattia di partenza, la displasia congenita di anca, che all’ intervento di pulizia e rimozione della protesi che aveva determinato ulteriore perdita di osso. In pratica, la cavità acetabolare del bacino, dove si articola la testa del femore, non esisteva più (Foto), e risultava pressoche impossibile il reimpianto di una protesi di uso corrente. Si è quindi usata una tecnologia estremamente innovativa, che permette di ricostruire in 3D impianti protesici su misura, necessari in caso di gravi perdite ossee. Con un software dedicato, è stato elaborato il progetto dell’impianto definitivo.

Chirurghi ortopedici e ingegneri biomedici hanno simulato l’intervento al computer, lavorando su forma e dimensione di ogni componente protesica per venire incontro alle caratteristiche anatomiche specifiche della paziente, fino a trovare la combinazione ottimale delle componenti con l’osso residuo. L’impianto definitivo è stato quindi realizzato in titanio con tecnica 3D, realizzazione che ha richiesto circa un mese di lavorazione. L’intervento di ricostruzione si è svolto senza complicanze e, subito dopo,  è stato intrapreso un percorso di riabilitazione da parte dei fisioterapisti. In assenza di complicanze, entro 2-3 mesi la paziente potrà tornare a svolgere una vita normal. 

Il successo dell’intervento è stato possible grazie alla collaborazione dell’UOC del Farmaco, dell’ UOC Beni e Servizi, dell’UOC di Radiologia, dell’UOC di Malattie Infettive, dell’UOC di Anestesia e Rianimazione, oltre che del personale infermieristico del Blocco Operatorio dell’Ospedale San Salvatore.

“Questa vicenda, dimostra come la sinergia tra le diverse unità operative dell ASL, così come la sinergia ASL Università, possano portare a brillanti ed innovativi risultati, con significativi benefici per i malati”, lo afferma con soddisfazione il manager, dott. Testa, che sottolinea anche “l’importanza di una comunicazione costruttiva agli utenti al fine di valorizzare le professionalità interne, anche per evitare quel “turismo Sanitario” molto di moda ma spesso non necessario, se non del tutto inutile, con oneri aggiuntivi per gli utenti stessi e per la ASL”.


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