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Cartelle Asl 1, prima udienza il 10 marzo ad Avezzano

Tribunale di Avezzano

AVEZZANO – Il 10 marzo ad Avezzano si terrà la prima udienza di una delle cause pilota contro le cartelle emesse dalla Asl 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila per presunte mancate disdette di prestazioni sanitarie riferite al periodo 2015-2021. La vicenda riguarda contestazioni legate alla mancata cancellazione di appuntamenti sanitari. Le cartelle, recapitate negli ultimi mesi, fanno riferimento a un arco temporale che va dal 2015 al 2021. Per gli anni 2020 e 2021, periodo Covid, le cartelle non sono state inviate poiché le prestazioni erano sospese.

Le cartelle e il periodo contestato

Al centro del contenzioso c’è la ricostruzione delle disdette. Gli utenti coinvolti sostengono di aver comunicato la rinuncia alle prestazioni, in molti casi telefonicamente o allo sportello, senza ricevere conferme scritte.

Il periodo preso in esame coincide con anni in cui, secondo quanto riportato nel comunicato, i sistemi di prenotazione e disdetta della Asl 1 presentavano «gravi lacune» sul piano della tracciabilità delle operazioni. Le cartelle contestano l’inadempienza sulla base di registrazioni amministrative che non riporterebbero l’avvenuta disdetta. È su questo punto che si concentra la controversia: la corrispondenza tra quanto dichiarato dagli utenti e quanto risulta nei sistemi dell’azienda sanitaria.

Il numero dei destinatari delle sanzioni è rilevante. Nel comunicato di Federconsumatori Abruzzo si parla di «centinaia di cittadini» che si sono rivolti agli sportelli per chiedere chiarimenti dopo aver ricevuto le contestazioni. Molti sostengono di aver effettuato la disdetta anni prima, in un contesto in cui non sempre veniva rilasciata documentazione attestante l’operazione. Le cartelle, invece, li qualificano come inadempienti. La questione non si limita alla singola sanzione. Riguarda la verifica delle procedure adottate negli anni considerati e la ricostruzione delle operazioni effettuate.

La prima causa pilota

La prima udienza fissata per il 10 marzo ad Avezzano riguarda una delle cause pilota promosse contro le cartelle. L’iniziativa giudiziaria punta a ottenere un pronunciamento sulla legittimità delle sanzioni e sulla correttezza delle procedure adottate nel periodo contestato. Nel comunicato si precisa che sono state impugnate tre cartelle davanti ai Giudici di Pace, con l’obiettivo di arrivare a decisioni chiare sulla validità delle richieste economiche avanzate. La Asl 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila viene indicata come «unica realtà in Abruzzo e tra le pochissime in Italia» ad aver attivato un’azione retroattiva di questo tipo.

Parallelamente alla sospensione delle cartelle relative agli anni 2015-2020, la Asl ha reso noti i dati più recenti sulle prenotazioni non annullate. Nel 2024 le mancate disdette sono state 13.600. Nel 2025 hanno raggiunto quota 16.500. Complessivamente, negli ultimi due anni, oltre 30mila prestazioni avrebbero potuto essere utilizzate da altri cittadini in attesa. Nel solo 2025 risultano oltre 16mila esami sanitari non annullati. Nei primi mesi del 2025 la Asl ha effettuato oltre 21mila chiamate di promemoria agli utenti con prenotazione attiva, con un incremento dell’attività negli ultimi mesi.

Il passaggio nelle sedi istituzionali

Prima dell’avvio dei ricorsi, la vicenda è stata portata nelle sedi istituzionali. Sono state presentate richieste di verifiche ispettive «trasparenti e rigorose» nelle Commissioni di Vigilanza della Regione Abruzzo. Sono stati coinvolti anche consigli comunali e organismi civici del territorio. «Abbiamo portato la loro voce dentro ogni sede istituzionale possibile», dichiarano Francesco Trivelli, presidente di Federconsumatori Abruzzo, e Francesco Marrelli, segretario generale della Cgil L’Aquila. Nella stessa dichiarazione si legge: «Ma tutti i nostri appelli sono rimasti inascoltati e privi di riscontro». Intanto sono state sospese, in via cautelativa, le cartelle emesse dal 2015 al 2020 dall’Agenzia delle entrate per la mancata disdetta delle prestazioni sanitarie della Asll Avezzano-Sulmona-L’Aquila. Si tratta di 23mila prestazioni di 15mila utenti il cui pagamento resta per ora congelato in attesa del pronunciamento del giudice di pace.

Il comunicato richiama il principio del «buon andamento della pubblica amministrazione» e il diritto alla salute, evidenziando la necessità che l’azione amministrativa sia improntata a «proporzionalità, ragionevolezza e rispetto della buona fede dei cittadini». Il punto centrale resta la verifica delle modalità con cui, tra il 2015 e il 2021, venivano registrate le disdette. In assenza di documentazione rilasciata agli utenti, la ricostruzione dei fatti si basa sulle risultanze dei sistemi informatici dell’epoca. Le decisioni dei Giudici di Pace, a partire dall’udienza del 10 marzo, potranno incidere sulle ulteriori contestazioni e sugli eventuali sviluppi delle altre cause pendenti.