Asili nido comunali: aperto solo il ‘I Maggio’. La Cgil Flc scrive ai candidati

di Marianna Gianforte | 06 Giugno 2022 @ 06:18 | ELEZIONI
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L’AQUILA – Dei quattro asili nidi comunali al momento soltanto uno è funzionante all’Aquila, il ‘I Maggio’ di via Salaria Antica Est. Chiusi ‘Il Viale’ di via Ficara e ‘Ape Tau’ nel parco di Murata Gigotti, a Coppito, mentre non è mai entrato in funzione l’asilo nido donato e realizzato dalla Fiat all’interno di uno dei quartieri del progetto Case, a Bazzano (mentre è in funzione la scuola dell’infanzia). Una espoliazione che mette in difficoltà tante famiglie che non hanno la possibilità di sostenere un nido privato, con la conclusione scontata che le mamme siano costrette a rinunciare o a ridurre il tempo dedicato al lavoro per poter curare i figli. In una lunga lettera indirizzata ai futuri amministratori della città la Cgil Flc fa il punto della situazione e chiede ai candidati sindaci e sindache di rendere pubblici i loro programmi in tal senso.

Arrivare alla riapertura dell’anno scolastico a settembre con qualche novità in tal senso è una mera illusione, “perché il Comune dell’Aquila non ha mai lavorato, in questi anni, sul segmento 0-6 anni – spiega la segretaria generale della Flc Cgil della provincia dell’Aquila Miriam Del Biondo -. Al di là dell’asilo ‘I Maggio’, gli altri nidi sono prevalentemente in convenzione, tra loro c’è il nido ‘Casetta fantasia’ gestito dall’Afm. Ma non si può andare avanti così  perché quello 0-6 anni è un servizio che deve dialogare con i successivi gradi di scuola”.  

Ed è proprio l’apertura di un dialogo costante con il mondo della scuola che il sindacato chiede ai futuri amministratori. Dialogo su “un progetto condiviso di città e di territorio” che non può prescindere dalla scuola e dai servizi ai cittadini e alle cittadine, alle famiglie, alle donne, per le quali, in particolare, è fondamentale poter conciliare i tempi di lavoro con quelli della vita privata. Del Biondo chiede ai candidati sindaci, Pierluigi Biondi e Americo Di Benedetto, e candidate sindache Simona Volpe e Stefania Pezzopane, di far conoscere quali sono i programmi che intendono attuare per rimettere la scuola al centro dell’attenzione delle politiche cittadine, perché, sottolinea Del Biondo, “la scuola non è argomento da addetti al mestiere”. I nodi principali, di cui ormai non si parla più, distratti dall’emergenza sanitaria da Covid-19 negli ultimi due anni e dalla campagna elettorale ora, è la ricostruzione post-sisma delle scuole aquilane, unitamente alla messa in sicurezza delle scuole. C’è poi, però l’altra faccia della medaglia: oltre a scuole sicure occorrono anche politiche sociali concrete e la rete dei servizi. Scrive Miriam Del Biondo:

“L’importanza della scuola passa per la pianificazione della rete 0-6 anni, della quale non abbiamo mai sentito parlare. Passa per la difesa del tempo pieno, o di quel che ne resta. Passa per la capacità di creare situazioni che permettano alle madri una maggiore conciliazione tra la vita personale e quella lavorativa: il segmento 0-6, ma anche il dopo scuola, gli spazi ludici e ricreativi nelle periferie e nelle frazioni, perché va bene il parco del Sole, ma questa città vive e soffre anche e soprattutto fuori le mura. Passa per la capacità di rimuovere le barriere architettoniche perché ogni cittadino e ogni cittadina possa fruire degli spazi. Passa per la capacità di riconoscere che c’è un problema di povertà educativa e approntare insieme ad altri ed altre le misure per combatterla. Passa per la capacità di stabilire protocolli e convenzioni con Asl ed altre agenzie sul territorio che intervengono nelle scuole a tutela del diritto allo studio degli utenti e delle utenti più fragili. Passa per la capacità di garantire la qualità dei pasti senza ricorrere ai bandi al ribasso, perché si riconosce in prospettiva il valore di un’alimentazione sana. Passa per la capacità di interloquire con gli uffici scolastici a difesa degli organici e delle esigenze del difficile territorio di competenza. Passa per la capacità di farsi portavoce di un territorio – conclude la sindacalista – strangolato da parametri nazionali inadeguati, riconoscendo che, accanto alla classe pollaio del centro città (che centro poi non è, perché nessuna scuola pubblica è stata riportata nel centro storico) ci sono scuole all’interno di questo Comune che rischiano di chiudere”.


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