Arriva “Shazam” del Covid: la nuova app che individua gli asintomatici da un colpo di tosse

di Cristina D'Armi | 13 Dicembre 2020 @ 06:52 | TECNOLOGIA E INNOVAZIONE
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L’AQUILA – Smascherare gli asintomatici con un colpo di tosse. Sarà presto possibile grazie ad un modello di intelligenza integrata nei telefoni cellulari in grado di imparare un fenomeno conoscendolo in modo graduale ma a fondo. Gli smartphone potrebbero pertanto restituire una valutazione immediata delle condizioni dell’utente, consentendo allee persone di ottenere una valutazione iniziale del rischio di malattia. Si tratta di comunque di un’app di pre-screening ancora in fase di sperimentazione, che non puo’ sostituire test più approfonditi.

L’idea arriva da alcuni ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) che hanno sviluppato un’app che individua gli asintomatici che hanno il covid analizzando il modo in cui si tossisce. Secondo gli studiosi i colpi di tosse dei pazienti COVID-19, anche se asintomatici, differiscono da quelli dei non infetti. Tali variazioni hanno una precisione del 98,5%. Lo studio è stato finanziato dall’Unione Europea ed è stato pubblicato sull’Institute of Electrical and Electronics Engineers (IEEE) Journal of Engineering in Medicine and Biology. L’app è stata ideate da un algoritmo chiamato ResNet50, utilizzato per distinguere i suoni associati a diversi livelli di resistenza delle corde vocali: dal suono “mmm” , ad esempio, si puo’ percepire quanto le corde vocali di una persona siano forti. Per rendere l’app più precisa, i ricercatori hanno predisposto un sito dove chiunque fosse risultato positivo poteva caricare una registrazione fatta smarthphone dei propri colpi tosse. Le registrazioni raccolte sono state circa 70mila ci cui 2500 di pazienti covid asintomatici. I ricercatori hanno addestrato tre reti neurali su grandi set di dati, mostrando che le prestazioni polmonari e le condizioni delle corde vocali possono essere biomarcatori efficaci per diagnosticare una serie di condizioni

“Sappiamo ancora troppo poco su questo virus e sulla malattia che provoca, e in una situazione pandemica come quella in cui ci troviamo attualmente, più informazioni attendibili riusciamo a ottenere, meglio è”, ha affermato  la prof. Cecilia Mascolo dell’Università di Cambridge, a capo del progetto EAR.

Una tecnologia simile era stata utilizzata per riconoscere i malati di Alzheimer, che condivide con il covid simili sintomi neurologici legati a danni neuromuscolari temporanei.

 

 

 


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