E’ notizia degli ultimi giorni l’arrivo, sperimentale, di Assistenti AI all’interno di alcune scuole per comprendere il modo migliore di includere l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale negli istituti di scuola secondaria di secondo grado. Un tema particolarmente complesso, che, secondo le parole del Ministro Valditara vuole mantenere al centro il docente togliendo alcune pratiche amministrative che attualmente gravano sulle spalle di ogni insegnante.
“L’obiettivo di questa sperimentazione, che partirà da alcune scuole, è valutare l’efficacia di questi assistenti nel migliorare le performance degli studenti, identificare le migliori pratiche per integrare l’intelligenza artificiale nella didattica quotidiana, garantire che l’utilizzo dell’AI sia etico e rispettoso della privacy degli studenti e dei docenti, assicurare che l’intelligenza artificiale sia utilizzata come strumento di supporto mantenendo però il docente sempre al centro”
Integrare l’Intelligenza Artificiale all’interno delle scuole è una scelta che per molti è obbligata in quanto, comunque, viene già utilizzata da moltissimi alunni per copiare durante i compiti in classe o svolgere con più facilità e rapidità i compiti a casa. Sembra – per molti – che o ci si muove in una direzione simile o si rischia di venirne travolti, di conseguenza iniziare a testare quali dinamiche possano essere funzionali sembra un buon inizio per l’anno scolastico in arrivo.
L’Intelligenza Artificiale, in alcuni campi come gli scacchi, viene utilizzata per apprendere e migliorare le proprie prestazioni da ormai quasi un trentennio e se c’è un limite che l’esperienza su scacchiera ci può insegnare è proprio l’incapacità dell’AI di provvedere delle risposte creative e uniche rispetto ad altre basate sul trial and error. DI conseguenza, le prime persone che potrebbero sfruttare l’utilizzo di AI, ma anche pagarne le conseguenze, sono proprio le più fragili, che hanno necessità di didattiche inclusive basate su creatività ed empatia, doti che fin ora l’Intelligenza Artificiale non sta ancora dimostrando di avere al punto da affidarcisi. Il rischio sarebbe dunque quello che, scommettendo troppo sull’Intelligenza Artificiale, si deragli dalla linea già scritta del nostro passato e che sembra chiara da perseguire, seguendo le orme di Don Milani e Maria Montessori.
Al contempo, l’AI può fare al caso di ogni professore che vuole la classe ad immedesimarsi nei panni dell’alunno con disabilità e comprenderne le difficoltà giornaliere. Una direzione che potrebbe essere una svolta per l’Inclusione in Italia è rafforzare l’outdoor learning e le attività pratiche che solidificano il gruppo classe affiancati da un’AI che rende l’esperienza più inclusiva e immersiva. Un esempio concreto di una possibile applicazione positiva dell’IA nella scuola sono i Biobot, che permettono esperimenti alla portata di tutti sul Ph delle piante e sul suolo, permettendo alla classe di raggiungere – come una comunità – risultati tangibili e incoraggianti.
Un’altra grande frontiera che si potrebbe finalmente abbattere, attraverso l’utilizzo dell’IA a scuola, è quella che allontana le ragazze dalle STEM. Tra gli obiettivi da raggiungere nel breve termine sicuramente non può mancare una maggiore rappresentazione in ambito scientifico delle donne, il cui contributo è fondamentale.
Per concludere, le parole di Valditara sottolineano un grande tema al centro della scuola, quello della troppa burocrazia dietro al ruolo del docente. Avere degli assistenti AI che tolgono questo peso dalle spalle dei docenti, aumentando quindi il tempo che possono dedicare alla didattica e alla personalizzazione dell’apprendimento di ogni alunno, non può che far ben sperare.









