Aree ‘Peep’: autorizzazioni errate, il Consiglio di Stato smentisce il Comune

Il fatto avvenuto a Paganica, ora l'amministrazione deve intervenire sul Prg del '74, ma il nuovo piano era giunto alla fase finale ed è chiuso nei cassetti

di Redazione | 19 Marzo 2022 @ 11:40 | ATTUALITA'
prg l'aquila
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L’AQUILA – Il Comune ha concesso delle autorizzazioni edilizie non coerenti sulle quali occorre intervenire rimettendo mano al Prg, il piano regolatore generale in vigore dal 1974. E’ quanto riporta il quotidiano ‘Il Messaggero’. 

A stabilirlo è stato il Consiglio di Stato con una senteza del 15 marzo, che ha risolto una controversia relativa alle aree ex ‘Peep’ (piano di ediliza economica e popolare) di Paganica, nata tra alcuni proprietari con due imprese edili e il Comune.

La sentenza dà ragione ai cittadini, proprietari di particelle in aree Peep, i quali, riporta il quotidiano, avevano fatto ricorso al Tar in quanto alcuni terreni vicini da servizi erano stati concessi a residenziali da parte del Comune. Un’erronea interpretazione delle norme urbanistiche, per cui il Comune aveva autorizzato consistenti programmi costruttivi all’interno dell’area Peep anche se ricadenti su aree destinate a verde pubblico attrezzato e servizi pubblici in base a quanto prevede il Prg vigente.

Il Consiglio di Stato, a cui aveva fatto ricorso il Comune, lo ha smentito. Ora il Comune dovrà rivedere l’intera cartografia del Prg in relazione alle aree Peep che risultano nella stessa situazione di quella di Paganica.

Da ricordare che il nuovo Prg era giunto alla fase ultima della sua adozione, e poi approvazione, secondo le procedure dettate dalla legge regionale 18 del 1983. La vicinanza delle elezioni del 2017 indussero l’allora amministrazione a portare tutte le tavole in Consiglio comunale qualche settimana prima del voto, per consentire, così, alla nuova assise di esprimersi sulla presa d’atto e sulla sospensione dell’iter approvativo, con l’obiettivo di non trascinare un argomento così importante (l’aggiornamento di un Prg vecchio di 40 anni) nella campagna elettorale. L’intento era quello di non lasciare la nuova amministrazione comunale che sarebbe succeduta di lì a poco, alle prese con le norme di salvaguardia, che sono le norme più restrittive, nel passaggio tra il vecchio e il nuovo strumento urbanistico.

La nuova amministrazione avrebbe dovuto, dunque, riprendere in mano il nuovo Prg, concludere l’iter procedurale di trasparenza amministrativa (articolo n. 35 della legge regionale 18/83) e, poi, avviare tutta la fase adottiva, di pubblicità e approvativa. Tutto è stato accantonato e ora via via emergono tutte le criticità che le vecchie norme portano con sè,  anche rispetto a una disciplina applicativa che ha visto notevoli mutazioni di snellimento e che il nuovo Prg recepiva e innovava.

La passata amministrazione aveva anche messo la parola fine ai Commissariamenti sulle aree a vincolo decaduto, note come ‘aree bianche’, che stavano saccheggiando il territorio, e aveva redatto e adottato anche una nuova normativa a tutela e salvaguardia dei centri storici in particolare delle frazioni. Tutto azzerato e fermo al 1974. 


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