“Aquilia”, un cortometraggio di Stefano Cerio con strutture gonfiabili in segno di rinascita

di Redazione | 12 Gennaio 2021 @ 07:00 | ATTUALITA'
"Aquilia" di Stefano Cerio
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L’AQUILA – “Aquilia” di Stefano Cerio. “Ambienti artificiali solitari”, così la rivista Americana Wired definisce i lavori di Stefano Cerio, fotografo e videoartista italiano. Non a caso, Cerio è conosciuto proprio come colui che ha fotografato parchi divertimento e luoghi turistici deserti.

Il suo libro Aqua Park (2010) ci trasporta nei parchi acquatici vuoti; Vice Versa (2013) rappresenta luoghi turistici italiani desolati; Chinese Fun (2015) mostra i parchi a tema di Pechino, Shanghai, Qingdao e Hong Kong senza spettatori.  E ancora, in Night Games (2017) possiamo osservare spazi ricreativi e di divertimento come navi da crociera , parchi di divertimento e stazioni sciistiche, dopo che hanno chiuso per la notte. Tutte le opere del fotografo romano sono tappe di un percorso che trova la sua logica nel “ricordo”. 

Nel 2019 Stefano Cerio giunge anche sul territorio aquilano

dove ha prodotto “Aquila” un cortometraggio incentrato sull’installazione di strutture gonfiabili per bambini ubicate negli spazi naturali del territorio. L’intento dell’autore è quello di rappresentare  la nascita di una nuova vita, in un luogo dove questa era stata distrutta, con l’azione di gonfiare e sgonfiare case, castelli, campi da calcio e scivoli. Scatti che rivelano un mondo instabile tra distruzione e costruzione, rigidità e flessibilità. Il sogno “infantile” di una ricostruzione possibile. Una metafora di nascita e collasso. Aquilia ci mostra una realtà tra “Tra la vitalità fantasmagorica dei gonfiabili e la maestosa indifferenza della Natura” dice Stefano Chiodi nel testo critico che accompagna il cortometraggio.  Il cortometraggio, diretto da Pierluigi Amato e girato sulle montagne abruzzesi,  è online su Artribune Television.

Il progetto verrà esposto  nella nuova sede del Maxxi a L’Aquila, non appena le condizioni sanitarie ne permetteranno l’apertura.

Stefano Cerio inizia la carriera di fotografo all’età di 18 anni. Vive e lavora tra Roma e Parigi mentre le sue opere sono state esposte in musei nazionali ed internazionali. I suoi lavori sono incentrati sull’assenza. Cerio, infatti, immortala luoghi deserti che  nella normale fruizione, risultano pieni di divertimento, colmi di gente, di vita, di attività.  La sovrabbondanza non permette altro che una lettura evidente. L’assenza, invece, permette di investigare. La Città della Scienza di Napoli gli dedica nel 2005 la personale Codice Multiplo. 

 


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