primariedi Luca D’InnocenzoPremessa

Personalmente considero le primarie uno strumento utile esclusivamente per l’individuazione dei candidati alla guida di coalizioni. Sindaci e Presidenti di Regione in particolare, essendo i sistemi elettorali di queste due elezioni ad “elezione diretta”.

Le considero uno strumento utile non in termini assoluti, ma proprio in considerazione della residualità che oggi i partiti hanno nel proprio portato di rappresentanza e nella possibilità, attraverso le primarie, di coinvolgere davvero quel mondo politicamente attivo, ma che non riesce a trovare nei partiti attuali una sufficiente idea di rappresentanza.

Per questo mi aspetto, normalmente, che le primarie per sindaci e presidenti di regione siano più sentite, più aperte, più inclusive, sfide vere per delineare meglio baricentro, il profilo, l’identità della coalizione.

Queste primarie

Queste primarie sono state da più parti definite finte, farsa. Non a torto.

Ci sono mille ragioni a fondamento di questa definizione. D’altronde se “gli sfidanti” sono candidati dell’ultimo minuto, di servizio e frutto solo della volontà di fare le primarie stesse e per giunta espressione di partiti che per lunghi mesi hanno in realtà dato per scontato che la candidatura di D’Alfonso fosse condivisa anche da loro stessi, c’è poco da sorprendersi. Caramanico ad esempio è stato generoso e la sua figura è certamente una figura positiva.

Questo però non può bastare, perché di fronte alla controversa figura di D’Alfonso, il csx e la sx si è solo interrogata sulle modalità per giungere alla sua candidatura, palesando un vuoto così intenso e forte di riflessione da lasciare sbigottiti. Non può sorprendere che la stragrande maggioranza dei cittadini (ad esclusione della provincia di Pescara si direbbe) ha scoperto delle primarie dalle notizie relative dei tg del giorno prima l’apertura dei seggi.

Il dato dell’affluenza è molto basso e se si considera che in contemporanea si sono svolte a Pescara città della primarie vere e il boom dei paesi della val pescara, “culla” di D’Alfonso, il dato del resto d’abruzzo è molto più che preoccupante per il csx.

E’ un segnale di assuefazione e di distacco.  D’Alfonso voleva le primarie finte e le ha avute.

Nella speranza di avere i dati seggio per seggio, si può però usare il dato della città dell’Aquila per una ulteriore riflessione. Hanno votato poco più di 1000 persone alle primarie di coalizione (Pd, Sel, Psi, centristi vari, Idv, ex Idv…), come un consiglio di facoltà più o meno. Un terzo dell’affluenza delle primarie per scegliere il segretario del Pd. Un disastro per il csx d’alfonsiano. Ancor più un disastro se si tiene conto del racconto “da ticket”, del racconto di un ruolo centralissimo per il massimo esponente politico del csx aquilano degli ultimi decenni.

Quello che si prospetta, se tutto dovesse andare così, è una cooptazione del tema della ricostruzione dell’aquila come tema centrale per gli interessi che smuove per l’intera regione, ma una totale assenza di visione strategica sul futuro dell’abruzzo montano.

Il problema riguarda mezzo abruzzo, l’aquilano e le aree montane del teramano, del pescarese, del chietino. Se L’Aquila sarà “solo” la ricostruzione e non invece uno dei due fuochi a farne le spese saranno prima tutte le rimanenti aree interne e poi L’Aquila, quando, a fine ricostruzione, rischierà di rimanere una scatola vuota.

Il csx aquilano in questo ha responsabilità colossali, prima agente primario dell’isolamento della città dal suo comprensorio e dalla sua provincia, poi sommerso in banali e patetiche corse individuali. Ne faremo le spese noi, incapaci ormai di pensare e agire come guida abruzzese, con una visione abruzzese, da centro italia ed europea. Ne faranno le spese con noi e forse prima di noi la marsica, la valle peligna, l’aquilano intero e a catena, sempre più schiacciati da un Abruzzo monotematico, il gran sasso teramano e pescarese, l’entroterra chietino.

Cosa sarà dell’Abruzzo ?

E veniamo al questionario programmatico. Esperimento interessante, ma domande banali, dove la risposta banale è tra “d’accordo” e il “molto d’accordo”. Chi non è d’accordo con lo sviluppo ecosostenibile a parole ? Chi non è d’accordo con la tecnologia, con le infrastrutture, con il lavoro, a parole ?

Un’occasione persa in gran parte e un’occasione usata in maniera grave e distorta su una delle domande: la macroregione.

Il dibattito in Italia è acceso, aperto, la riorganizzazione dello Stato, le difficoltà delle regioni piccole a gestire alcuni dei poteri del titolo V, l’oggettiva incidenza delle tecnologie su alcuni servizi e alcune funzioni pubbliche, gli effetti a catena che lo svuotamento delle province e la riarticolazione del Senato, di cui si parla e in cui si procede a strappi, le dinamiche europee, l’attuazione delle città metropolitane, avranno un impatto dirompente sulle Regioni.

L’Abruzzo in questo caso cosa è ? Chi ha deciso la strategia dell’Abruzzo ? Su quali basi ?

Con il questionario di ieri ??????

Eppure nelle Marche si discute sia di Marche-Abruzzo-Molise che di Marche-Umbria-Toscana.

Eppure nel Molise si discute di Abruzzo-Molise-Puglia. Eppure gli studi vari mettono l’Abruzzo, in base alla tipologia di riorganizzazione regionale, con le regioni del centro italia, con marche e molise, o con fino alla Puglia.

Possiamo liquidare la discussione così ?

E può l’Abruzzo aquilano (e non solo) liquidare la discussione così ? Senza alcuna riflessione culturale, politica, economica ??

Siamo solo una regione adriatica o siamo sia una regione adriatica che una regione appenninica, del centro italia ?

Ci guida la storia o il futuro o entrambe e quale storia e quale futuro ?

Gran parte della provincia di teramo guarda chiaramente alle Marche, per storia, economia, territorio. Gran parte della provincia di chieti guarda chiaramente al Molise, per storia, economia, territorio.

E noi? Noi possiamo, oltre al rapporto con le Marche e con il Molise, noi possiamo davvero escludere dalle nostre riflessioni la direttrice marsica-ciociaria, possiamo escludere dalle nostre riflessioni la direttrice Carsoli-Subiaco, la direttrice L’Aquila-Cicolano, L’Aquila-Rieti, L’Aquila-Umbria, Avezzano-Roma, L’Aquila-Roma. Possiamo farlo davvero?

L’Abruzzo saprà tenere insieme l’Aquilano e la Marsica e con esse l’identità del centro italia?

Si può discutere il tema senza darlo per chiuso ?

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Alcuni (non esaustivi) spunti sulla provincia dell’aquila e le relazioni con Lazio e Umbria.

Province bacino dell’Università dell’Aquila: L’Aquila, Teramo, Chieti, Frosinone, Pescara, Rieti

Autostrada: dei Parchi, con Roma

Ferrovie: Ferrovie Umbre (L’Aquila-Rieti-Terni)

Coop: Coop Centro Italia (Umbria, Siena, Arezzo, Rieti, L’Aquila)

BCC: BCC Roma

Altre tratte stradali: L’Aquila-Amatrice, Tiburtina, Salaria, Avezzano-Sora-Cassino

Altre tratte ferroviarie: Avezzano-Roccasecca (Ferrovia del Liri)

Fiumi: Liri e indirettamente il Velino (Imele, Salto)

Parchi: Gran Sasso (Accumoli, Amatrice), PNALM (Alvito, Campoli, San Donato….)

Catene montuose: Gran Sasso-Laga, Simbruini, Ernici, Marsicani

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