L’AQUILA – Va avanti l’inchiesta sulla ASL dell’Aquila e arriva, lo riferisce Il Messaggero in un articolo a firma di Marcello Ianni, la richiesta di rinvio a giudizio per sei persone, tra cui due primari e tre funzionari amministrativi, accusati di reati che spaziano dalla turbativa d’asta al falso e alla concussione.
Al centro dell’indagine ci sono due bandi che, secondo l’accusa, sarebbero stati “pilotati” per favorire una specifica società, la Medtronic Spa, specializzata nella fornitura di presidi chirurgici. Il PM Marco Maria Cellini, basandosi su indagini preliminari svolte dai carabinieri del Nucleo investigativo dell’Aquila, ha contestato ai coinvolti vari reati legati alla gestione delle gare d’appalto, sostenendo che siano state orchestrate per garantire un vantaggio a Medtronic a scapito di altre aziende concorrenti.
Nello specifico, il direttore di Chirurgia Vascolare, Gennaro Bafile, è stato accusato di aver redatto un falso documento per garantire la vittoria dell’azienda in una gara del valore di 1,5 milioni di euro. Insieme a lui, sono stati coinvolti Carlo Fruttaldo e Michela D’Amico, rispettivamente estensore della gara e responsabile unico del procedimento (RUP).
Per l’altro appalto, da un milione di euro, sono indagati il direttore di Neurochirugia, Alessandro Ricci e il funzionario Asl, Carlo Fruttaldo. Il PM ha inoltre formulato accuse di falso certificato medico contro Bafile e un altro dirigente della ASL, Paolo Spaziani.
Le prove a supporto dell’accusa includono intercettazioni telefoniche e una consulenza esperta sulle gare d’appalto. La vicenda si avvia ora verso un’udienza preliminare, durante la quale sarà deciso se procedere con il processo o archiviare il caso









