Apindustria: basta essere schiavi della Lombardia, riaprire i cantieri

di Redazione | 18 Aprile 2020, @07:04 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “Basta di essere schiavi dei numeri della Lombardia, L’Aquila non ha nuovi casi da dieci giorni, l’Italia è stretta e lunga, se ci sono ancora focolai si tengano isolati e basta. Se ci sono aree in cui il virus circola meno o comunque sappiamo come difenderci, che si torni a lavorare”.

Non usa giri di parole Massimiliano Mari Fiamma, segretario generale dell’Apindustria, descrivendo il drammatico scenario che stanno vivendo le imprese che “sono con l’acqua alla gola perché per loro non c’è niente, non esistono misure a parte i 600 euro o il finanziamento che è un ennesimo prestito e comunque deve essere valutato dalla banca”.

“Lo Stato non può tenerci chiusi senza darci nulla”, fa notare chiedendo l’immediata riapertura dei cantieri della ricostruzione post-terremoto: “I centri storici sono già circoscritti e ci si può organizzare – dice – si possono anche utilizzare le maestranze locali per ridurre al minimo gli spostamenti”.

“Se è legittimo farlo? Finora si è solo agito per decreto e finché non viene convertito non ha particolare gerarchia”, aggiunge Mari Fiamma, “è ovvio che bisogna agire d’intesa con il governo, tuttavia il prefetto può decidere di dare delle deroghe, in Lombardia ad esempio si sta agendo così, addirittura con il meccanismo del silenzio assenso”.

“Riteniamo sia il momento giusto per redigere un protocollo specifico per la ricostruzione che, in simbiosi con quello più generale firmato da tutte le parti sociali, consenta la riapertura con il rispetto dei dispositivi individuali di protezione, delle distanze e, probabilmente, privilegiando l’utilizzo di maestranze locali per evitare il via vai di lavoratori da altri territori – continua il segretario dell’Apindustria – . Altra soluzione potrebbe essere, almeno nei centri storici, centralizzare servizi quali misurazioni delle temperature e l’installazione di bagni chimici. La tipologia della maggior parte delle lavorazioni di cantiere è decisamente compatibile con il rispetto di norme di legge e di buon senso e il fatto che L’Aquila sia ancora una isola felice sul covid dovrebbe spingerci ad osare qualcosa per evitare comunque il peggio”.

“Non si può pensare sul serio di sostenere le imprese sostituendo la normale attività, e le entrate che comporta, con mera assistenza pubblica che, come è ormai evidente a tutti, non è né facile da ipotizzare né attuabile data la situazione del nostro Paese – conclude Mari Fiamma – . Adesso ci aspettiamo una politica coraggiosa e sensata che vada oltre le mere dichiarazioni di principio e le vuote conferenze stampa su dati e percentuali basate sul nulla”. (m.sig.)


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