Aperture straordinarie dei luoghi della cultura delle province di L’Aquila e Teramo

di Redazione | 04 Ottobre 2022 @ 14:23 | ATTUALITA'
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Tra ottobre e dicembre 2022 la Soprintendenza ABAP per le province di L’Aquila e Teramo ha ideato un ricchissimo programma di valorizzazione che abbraccia molti luoghi della cultura, per rendere partecipi le comunità locali – e tutti coloro vogliano approfondire la conoscenza di questo territorio, del patrimonio architettonico, storico – artistico e archeologico. Il nome del piano di valorizzazione 2022 è RADICI, che sta per “radici di memoria, identità e storia” di cui i beni culturali sono protagonisti nei vari luoghi. Sono 19 giornate, 9 fine settimana fino a dicembre, durante i quali sarà possibile accedere a parchi archeologici e monumenti. Il personale della Soprintendenza accoglierà i visitatori. Le visite guidate saranno a cura dei funzionari archeologi, architetti e storici dell’arte della Soprintendenza. Nella provincia di L’Aquila sono previste le visite al Convento di San Giorgio a Tione degli Abruzzi, alla Chiesa di San Pietro in cryptis ad Ofena, al Parco Archeologico dei Cunicoli di Claudio ad Avezzano, alla necropoli di Fossa, al Convento di San Giovanni a Capestrano e al Complesso monumentale di Forcona a L’Aquila. Nella provincia di Teramo saranno aperti la Villa Rustica delle Muracche a Tortoreto, Palazzo Rozzi a Campli, l’area archeologica di Piazza Sant’Anna a Teramo. Di seguito notizie in breve dei luoghi della cultura che saranno aperti: Il Convento di San Giorgio a Tione degli Abruzzi, nella frazione di Goriano Valli, riapre le porte dopo 10 anni di chiusura. La fondazione del Convento risale all’inizio del 1600 quando, inglobando la vicina chiesa, diventa il luogo dei frati Osservanti della Valle subequana che vi risiederanno fino al 1866, seppur con delle brevi interruzioni. Fortemente menomato nella sua composizione, a seguito dell’abbandono di quasi un secolo, è oggetto di un intervento di restauro e ricostruzione negli anni Ottanta con un’operazione che ha, inoltre, consentito di conservare il notevole apparato decorativo che trova nel chiostro e nella cappellina d’ingresso, totalmente affrescata, la sua massima espressione. A Ofena la Chiesa di San Pietro in Cryptis, risalente al XII secolo, è dotata di grotte sotterranee, come evocato dal nome stesso. All’interno sono conservati pregevoli affreschi del Quattrocento, oltre a due tele provenienti dal vicino Convento dei Cappuccini; questi dipinti, di scuola bedeschiniana e databili agli inizi del XVII secolo, dopo il furto avvenuto nel 2016, sono stati ritrovati dai Carabinieri e restaurati dalla Soprintendenza. Visite guidate anche al parco archeologico dei cunicoli di Claudio, ad Avezzano. I resti dell’imponente opera, realizzata dall’imperatore Claudio per la bonifica del lago Fucino, tra il 41 e il 52 dopo Cristo, offrono ancora oggi una occasione per comprendere la grandiosità dell’intervento e le sue ricadute sul territorio circostante, da sempre condizionato dalla presenza del terzo bacino lacustre più grande d’Italia, prosciugato nella seconda metà dell’Ottocento. Il percorso si sviluppa all’interno della galleria del Ferraro; ampliata di recente, nel corso di lavori di miglioramento dell’area, consente al visitatore di cogliere lo sviluppo del sistema realizzato in epoca romana per drenare l’acqua del lago verso il fiume Liri, a Capistrello. Ancora poco nota, ma di grande suggestione per monumentalità e contesto paesaggistico, è l’area archeologica di Forcona a Civita di Bagno. Il complesso monumentale è solo parzialmente esplorato, costruito su un ampio terrazzo ampliato a più riprese con imponenti opere murarie. Per oltre cinque secoli l’area vide l’impianto di edifici notevoli per dimensioni e ornamenti, con articolati sistemi idraulici che testimoniano un forte legame con l’acqua. La necropoli di Fossa è fra le più note dell’Abruzzo preromano: un complesso unico per imponenza e numero di sepolture (600 nella zona sinora indagata) distribuite su circa 3500 m2. I tumuli monumentali di terra e pietre, gli allineamenti di stele che caratterizzano le sepolture maschili (i famosi menhir di Fossa) nella fase più antica (IX-VIII sec. a.C.), vengono progressivamente sostituiti, in età orientalizzante ed arcaica (VIII-VI sec. a.C.), da sepolture in fossa semplice, in alcuni casi caratterizzate da una protezione dell’inumato realizzata con tronchi d’albero, come sarcofago. In età ellenistica (IV-II sec. a.C.), compaiono le tombe a camera – veri e propri sepolcri ipogei di famiglia, ai quali si accedeva mediante un corridoio (dromos) – e quelle a cassone litico o ligneo, con segnacolo monumentale. La particolare ricchezza dei corredi funerari – caratterizzati fra l’altro dai preziosi letti funebri decorati in osso (ormai famosi in tutto il mondo per la loro straordinaria bellezza) – con armi, gioielli, vasellame di pregio di produzione locale e d’importazione, offre la possibilità di tracciare l’evoluzione di una società complessa del I millennio a.C., delineandone i profondi mutamenti socio- culturali tra Protostoria e romanizzazione. Visite guidate si svolgeranno anche nel Convento di San Giovanni da Capestrano, un complesso la cui costruzione ebbe inizio nel 1447 nel sito del vecchio castello nella parte settentrionale del paese. San Giovanni espresse, prima di morire, il desiderio che tutti i suoi libri e manoscritti fossero riportati a Capestrano, così nel 1457 fu iniziata la costruzione della Cappella detta di san Giovanni. Il Museo conserva oggi oggetti di grande valore appartenuti al Santo, numerosi manoscritti ed in particolare una Bibbia di pergamena del XV secolo ed una bolla di Urbano IV datata 18 aprile 1262. La magnifica chiesa annessa al convento è dedicata a San Francesco e si presenta in stile rinascimentale, con una sola navata e decorazioni sorprendentemente armoniose. Previste diverse iniziative anche nella provincia di Teramo. La villa rustica di Le Muracche a Tortoreto si compone delle due parti canoniche: quella rustica, nella quale si svolgevano le attività legate alla produzione del vino prima e dell’olio poi, e quella urbana, a carattere residenziale, prospiciente il mare, con esposizione migliore e adatta al soggiorno del dominus, il padrone della villa. L’antica dimora apre le sue porte per condurre i visitatori in un viaggio indietro nel tempo, alla scoperta dell’organizzazione di una grande villa a carattere produttivo, con i suoi torchi, le sue ampie vasche per la produzione del vino e i grandi dolia per la sua conservazione. Sarà possibile capire quali erano le tecniche costruttive dell’epoca, svelare particolari decorativi, quali i pavimenti a mosaico e i lacerti di pitture che decoravano la dimora del dominus, e comprendere come gli archeologi ricostruiscono, con pazienza e dedizione, le tracce e gli indizi del passato. Una finestra sul tempo, per capire il popolamento di epoca romana della zona costiera, ma anche un modo per scoprire cosa si sta facendo oggi per promuovere il sito, tutelarlo e comunicarlo alle nuove generazioni. I visitatori potranno ammirare gli esiti del programma di recupero – avviato nel luglio di quest’anno dalla Soprintendenza, in collaborazione con Università della Tuscia e comune di Campli – di una grande volta incannucciata di Palazzo Rozzi a Campli (TE) crollata nel 2014: completamente decorata, costituiva la copertura del grande Salone d’Onore di Palazzo Rozzi a Campli (TE), una delle più importanti residenze nobiliari camplesi assieme a Palazzo Farnese, sede del Municipio. Un lavoro di squadra, dunque, di collaborazione tra Enti Pubblici, formalizzato in un dedicato Accordo operativo che trova nella conservazione e tutela del patrimonio culturale il suo obiettivo ultimo e che ha già portato in pochissimo tempo a dar vita a questo progetto. L’Area Archeologica di Piazza Sant’Anna a Teramo, un sito pluristratificato dove si conservano i resti di una domus romana, con pavimentazioni e affreschi di grande interesse, e su cui, successivamente, si è andata a impostare la prima Cattedrale di Teramo, Santa Maria Aprutiensis. Le diverse fasi di utilizzo e modificazione della Chiesa raccontano la sua storia fino all’abbandono, avvenuto a seguito dell’incendio di Roberto da Loretello intorno alla metà del XII secolo.

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