Aperture nuovi centri commerciali, è scontro M5s-Febbo

di Redazione | 27 Marzo 2020, @07:03 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “È davvero un dispiacere apprendere che in questo momento così difficile per la nostra regione e per il Paese tutto si agisca con atti di Giunta su modifiche normative che meriterebbero invece un’ampia discussione in Consiglio o che da parte delle opposizioni hanno avuto un parere contrario. In data 11 marzo 2020, nella Delibera di Giunta regionale 142/C, ad oggetto: Disegno di legge regionale relativo a ‘Modifiche alla Legge Regionale 31 luglio 2018, numero 23 (Testo Unico in materia di commercio)’, il Governo regionale ha espresso due emendamenti all’attuale Testo Unico in materia di commercio che di fatto consentono con il primo l’apertura di distributori di benzina anche nei centri urbani, senza pensare alle ripercussioni sulla salute pubblica, e con il secondo di arginare lo stop all’apertura di nuovi centri commerciali, già bocciata in precedenza dalle opposizioni”.

Ad affermarlo è il vice presidente del Consiglio regionale Domenico Pettinari, del Movimento 5 Stelle, che specifica: “Il primo emendamento riguarda una integrazione all’articolo 132, dell’attuale Testo Unico, con il quale viene inserito un comma 1-bis che prevede la possibilità di poter realizzare impianti Gpl, Gnc, Gnl sull’intero territorio di competenza territoriale dell’Arap e del Consorzio per lo Sviluppo Industriale dell’area Chieti – Pescara, di fatto sorpassando l’attuale norma in vigore prevista all’articolo 132 del Testo Unico in materia di commercio che recita l’impossibilità di poter aprire detti impianti nei centri urbani a tutela della salute dei cittadini”.

“E con il secondo emendamento – aggiunge -, il Governo regionale prevede una modifica – integrazione dell’articolo 146 dell’attuale Testo Unico riaprendo la possibilità di aperture di nuovi centri commerciali su cui come opposizione in sede di lavori di commissione ci eravamo già espressi contrariamente. Infatti, la modifica riguarda proprio quell’articolo che sancisce il divieto di aperture di nuovi centri commerciali fino al 31 dicembre 2021, inserendo la possibilità di poter aprire se vengono riutilizzate strutture edilizie esistenti adibite precedentemente a grandi strutture di vendita”.

“Un escamotage per consentire l’apertura di nuovi centri commerciali a discapito delle piccole attività già ampiamente distrutte proprio dalla grande distribuzione e, oggi più che mai, messe a dura prova dall’emergenza del Covid-19”.

“Proprio in questo periodo di grave crisi nel quale è piombato l’Abruzzo – prosegue -, mi sarei aspettato un progetto di legge di modifica del Testo Unico in materia di commercio da parte della Giunta regionale che prevedesse un prolungamento del periodo di divieto di apertura di nuovi centri commerciali e non una scappatoia per aggirare il divieto e consentire il sorgere in Abruzzo di nuove grandi distribuzioni, già super presenti nel territorio, a discapito della piccola e media attività commerciale. Il tutto nel mentre è stata posta all’ordine del giorno del prossimo Consiglio regionale un progetto di legge urgente a tutela della micro e piccola impresa”.

“Un ennesimo colpo al cuore, se mai dovesse passare in consiglio questa proposta di legge della Giunta regionale, alle piccole attività, con il rischio di vedere altre decine di chiusure di attività, con la desertificazione dei centri commerciali naturali nelle città. Lo spiacevole sentimento provocato dal fatto che tutto questo sia stato decretato nel pieno di un’emergenza sanitaria creata da una pandemia mondiale senza precedenti è altissimo. Credo che davvero in questo momento le priorità per la cittadinanza siano altre. Una caduta di stile che non mi sarei aspettato neanche da questo centro destra”, conclude Pettinari.

FEBBO: “NESSUNA APERTURA DEI CENTRI COMMERCIALI”

“Posso assicurare che le modifiche apportate al Testo Unico al Commercio non permetteranno nessuna nuova apertura di centri commerciali e deve ancora approdare in Consiglio regionale come tutte le nuove norme”.

Ad affermarlo è l’assessore regionale alle Attività Produttive Mauro Febbo che spiega come nel nuovo Testo viene affermato proprio il contrario di quanto affermato dal consigliere Domenico Pettinari, del Movimento 5 Stelle.

“Le modifiche -precisa Febbo – si sono rese necessarie per gestire le conseguenze occupazionali derivanti dalla contrazione della media e grande distribuzione. Basta ricordare le vertenze prima di Mercatone Uno ed adesso quella di Auchan dove preoccupano la sorte di ben 420 dipendenti distribuiti tra le province di Pescara, Chieti e Teramo”.

“Nello specifico – rimarca l’assessore regionale – contrariamente a quanto si afferma o si vuol far credere, le nuove norme si limitano a concedere solo la possibilità a chi rileva un centro commerciale in dismissione, unitamente al ramo d’azienda occupazionale, di operare in condizione di legittimità. Infatti nell’articolato troviamo la parola ‘riutilizzo’ degli stabili dei centri commerciali chiusi. Questo significa tutelare i lavoratori. Inoltre è arcinota la mia attenzione per la tutela dei piccoli commercianti e sopratutto la mia contrarietà all’apertura di altri nuovi centri commerciali”.

“Tuttavia – aggiunge Febbo – in un momento di grave crisi economica corre l’obbligo prevedere forme di tutela per chi è occupato nella grande distribuzione e rischia di perdere posto senza sbocco lavorativo. Tengo a precisare che la vera strategia sarà evidente nel momento in cui presentiamo il nuovo piano del commercio in cui non ci saranno scappatoie o possibilità di desertificare il piccolo commercio. Ho ereditato una regione con la più elevata superficie di centri commerciali d’Italia”.

“Devo tutelare i loro lavoratori, ma al contempo sviluppare il piccolo commercio in cui ho sempre creduto. Pertanto – conclude Febbo – invito di leggere bene le modifiche presentate prima di lanciare ipotesi senza senza senso e alcun fondamento normativo. Infine chi conosce la mia vita politica, familiare e lavorativa ben conosce la mia posizione e la mia netta contrarietà alla grande distribuzione”.


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