Anziani, li chiamano Maestri della Resilienza

di Ghino di Tacco, Brigante italiano

di Redazione | 26 Dicembre 2020 @ 06:30 | GHINO DI TACCO
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L’AQUILA – Anziani maestri resilienza. Una grande fetta della popolazione italiana è considerata ‘vecchia’ dai sessant’anni in poi. In tale categoria sono ricompresi quasi tutti quelli che hanno dato un grande contributo al nostro Paese per la ricostruzione post bellica. Ancora oggi, con le loro pensioni, supportano in modo considerevole le famiglie dei loro figli sia sotto il profilo dell’assistenza ai nipoti, che sotto il profilo economico.

Poco si parla di loro

se non, in questo disgraziato momento in cui la pandemia di corona virus pare non abbia pietà, e mietendo vittime in modo pesante sulla categoria. Addirittura anche le strutture sanitarie, appesantite dalla carenza di posti letto nelle terapie intensive, pare che operino una selezione determinata dall’età o da patologie pregresse e non in base al diritto alla vita che vale per tutti, a prescindere. Ciò non trova giustificazione alcuna, anzi rimarca in modo inesorabile le gravi mancanze e inefficienze dei Governi che hanno ridotto il problema della salute pubblica alla stregua di tutte le altre attività economiche demolendo, per esigenze di bilancio, la medicina territoriale, sopprimendo ospedali e posti letto.

Oggi si pagano le conseguenze di quelle scelte scellerate

e si pagano con l’appesantimento dei tempi di risposta alle esigenze di cura per tutte quelle patologie a regime  pre covid-19. I pronto soccorso sono la testimonianza più evidente del caos in cui si ritrova tutto il sistema sanitario nazionale. Dinnanzi agli scenari aperti la politica sta discutendo se utilizzare o meno il Recovery fund, facendo ancora sfoggio di teorie allucinanti rispetto alla gravità dei problemi economico finanziari del Paese.

Gli anziani, se vengono quindi considerati maestri di resilienza è anche in relazione alla capacità che hanno maturato. Essi, infatti, riescono ancora a pensare in positivo, sperando in tempi migliori. Il bel Paese merita più ampia considerazione rispetto alla capacità di autoincensamento di glorie che la storia e la natura hanno consegnato ai contemporanei. Ma solo questo non basta per ritenerci fortunati rispetto agli altri Paesi del globo.

Sta passando anche il 2020 che è un anno bisestile. L’augurio migliore che possiamo farci è quello di sperare che il nuovo anno ridia al mondo intero e all’Italia una dimensione più umana e che la lezione patita per l’intero anno sia di monito ai Governi e agli uomini per assumere comportamenti e decisioni che abbraccino problemi sin troppo trascurati dalla politica come quelli dell’ambiente, della solidarietà e della fine dei conflitti sociali, di genere.


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