Anniversario sisma, Card. Petrocchi: popolo temprato dalla storia ad affrontare e superare prove difficili

Il Messaggio del cardinale rivolto alla comunità aquilana nell’undicesimo anno dal terremoto del 6 aprile

di don Daniele Pinton | 04 Aprile 2020 @ 15:36 | ANNIVERSARIO
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L’AQUILA – Popolo temprato dalla storia ad affrontare e superare prove difficili. È questo il titolo del messaggio inviato dal Cardinale Arcivescovo Giuseppe Petrocchi alla Comunità aquilana, per il 6 aprile 2020, in cui ricorre l’undicesimo anniversario del sisma che ha colpito la Città dell’Aquila.

Un messaggio che nella sua prima parte viene dedicato alla situazione in cui, non solo la Città dell’Aquila, ma anche l’intera Italia sta vivendo: un tempo travolto da ‘onde d’urto’ non sismiche ma ‘virali’, che per Covid-19 hanno prodotto rovinosi sussulti sanitari. Vengono evidenziate le ‘risorse nascoste’ che possono essere utilizzate quando ‘si prende coscienza collettiva del disastro che ci ha travolto.

Il Cardinale Petrocchi rimarca l’importanza di mantenere uno ‘schieramento compatto della Comunità’ sia civile come ecclesiale per poter combattere e vincere il coronavirus. Alla luce di questo preambolo viene ricordata l’importanza di una chiamata alla mobilitazione non di ‘minoranze attive’ seppur ampie nel loro schieramento, ma bensì di una risposta collettiva, in cui tutti si sentano partecipi di questa lotta, con un impegno che diviene impresa non soltanto delle Istituzioni, ma di tutta la comunità civile e religiosa a una ‘solidarietà intera’ che ponga l’attenzione ‘a rilevare e soccorrere le nuove urgenze suscitate dalla condizione emergenziale’.

I gesti e i volti della gente che ha vissuto la tragedia del sisma del 2009, sono segnati oggi dalla stessa ‘dignità indomita e fierezza operosa’, che nei momenti tristi di undici anni fa ha permesso al cuore della comunità di ‘pulsare flussi di coraggio, di cittadinanza etica e di tenace fiducia’ tradotta in una ‘partecipazione intelligente e fattiva’.

L’Arcivescovo Petrocchi, nella seconda parte del suo messaggio entra appieno nel tema del ricordo dei tristi giorni che colpirono l’Aquila nel 2009, affermando come questo periodo, oggi sia ‘avvolto da un velo di tristezza aggiunta’.

Ancora una volta il suono dei 309 tocchi della campana della Chiesa delle Anime Sante a Piazza Duomo, sarà una voce nella notte, per ricordare le vittime del terremoto. Pur rimarcando un percorso ecclesiale storicizzato, nel suo messaggio il Cardinale Arcivescovo non vuole dimenticare coloro che sono stati vittime di questa nuova tragedia della Pandemia. I ‘suoni mesti e solenni, intendono abbracciare con la loro eco anche il dolore di tutte le famiglie che hanno perso i loro cari, spesso in circostanze strazianti, a causa del micidiale contagio’. I tocchi della campana, una piazza apparentemente vuota ma piena della presenza morale ed affettiva non solo della Comunità aquilana ma anche di tutta l’Italia, saranno sostenuti quest’anno da un gesto che tutti saranno chiamati a compiere in Abruzzo e nel Paese:  illuminare le finestre ed i balconi, con la luce di una candela, alla mezzanotte tra il 5 e il 6 aprile prossimi, non solo per i 309 morti e 1.500 feriti del 2009, ma anche per le migliaia di morti per covid-19, ‘perché alle luci del firmamento aquilano si aggiungano altri bagliori, simbolo di un’altra appartenenza destinata ad ardere per sempre’.

La lezione della storia che passa dai tragici eventi di queste settimane, non vanno letti solo ‘attraverso lenti interpretative culturali e scientifiche, ma anche alla luce della fede.

La Settimana Santa di quest’anno, sarà introdotta dal ricordo del ‘calvario aquilano’, in cui come nel 2009, le 3,32 cadranno il Lunedì Santo. Ma, in realtà, sarà significata dalla certezza che come credenti, ‘ogni sofferenza, abitata dalla Pasqua di Gesù, viene riscattata e resa fonte di salvezza. Per questo il terreno umano dove è stato sparso un grande dolore, se vivificato con l’acqua del Vangelo, fruttifica in sovrabbondante risurrezione’.

Ecco il testo integrale del messaggio del cardinale Arcivescovo Giuseppe Petrocchi:

POPOLO TEMPRATO DALLA STORIA AD AFFRONTARE E SUPERARE PROVE DIFFICILI

A undici anni dal terremoto, che ha devastato il nostro territorio, un altro “shock” si abbatte sulla Comunità Aquilana: questa volta si tratta di “onde-d’urto” non sismiche ma “virali”. Il famigerato Covid-19 ha causato i rovinosi “sussulti” sanitari che stiamo soffrendo.

Solo quando questo “tsunami” pandemico, che si è drammaticamente abbattuto sulle nostre abitudini, entrerà nella fase di riflusso, potremo capire l’entità e l’ampiezza dei danni che ha provocato. Infatti, alcuni effetti-percepiti delle calamità sociali sono “successivi” all’evento: come l’ematoma su un corpo non compare subito, ma dopo un po’ di tempo dal colpo subìto. 

Anche le “risorse nascoste”, quelle custodite nei depositi profondi (personali e collettivi) e necessarie per affrontare le fasi di emergenza, si attivano nella misura in cui si prende coscienza-collettiva del disastro.

La battaglia contro il coronavirus può essere combattuta e vinta solo serrando le fila e mantenendo lo schieramento compatto della Comunità: civile ed ecclesiale. Il rispetto severo delle norme decretate esige una disciplina condivisa, animata dall’amore e orientata verso una speranza che non sarà delusa.

In questi casi non è sufficiente l’impegno di una “minoranza attiva” (per quanto ampia); non basta neppure che siano in “tanti” a mobilitarsi; occorre che “tutti” rispondano a questa “chiamata generale” e ciascuno faccia generosamente la propria parte. Bisogna mettere in “campo” una solidarietà intera, cioè a 360°: attenta a rilevare e soccorrere le nuove “urgenze” suscitate dalla condizione emergenziale. Compito, questo, che investe le Istituzioni, ma diventa anche “impresa” di popolo.

Sui volti e nei gesti della Gente aquilana ricompaiono la stessa dignità indomita e la fierezza operosa dimostrate nei giorni del terremoto. 

Il cuore della comunità non deve perdere colpi o subire fibrillazioni disadattanti, ma, con ancora più vigore, deve pulsare flussi di coraggio, di “cittadinanza etica” e di tenace fiducia. 

Ancora una volta siamo tenuti a vincere la sfida contro un destino avverso. Pure in questi tornanti faticosi della nostra storia troveremo la perseveranza creativa per andare avanti e costruire un futuro ricco di prospettive promettenti. La calma razionale e composta deve tradursi in partecipazione intelligente e fattiva. 

La commemorazione dell’anniversario del terremoto, in questo periodo è avvolto da un velo di tristezza aggiunta.

Tuttavia, l’allerta da coronavirus non riuscirà ad ammutolire la memoria del rovinoso sisma del 2009: la Città affiderà la sua voce ai 309 rintocchi di campana che, nella notte, ricorderanno le vittime del terremoto. Questi suoni, mesti e solenni, intendono abbracciare con la loro eco anche il dolore di tutte le famiglie che hanno perso i loro cari, spesso in circostanze strazianti, a causa del micidiale contagio.

Vediamo quello che non c’è (la piazza vuota), ma dobbiamo difenderci dal rischio di non-vedere quello che c’è (la presenza morale ed affettiva dell’intera comunità).

Le 309 stelle (che rievochiamo) rimarranno sempre accese nel cielo spirituale e civile della Città, così come brilleranno perennemente nell’anima dei loro cari. Nella notte di questo anniversario si accenderanno anche lampade e lumi per commemorare i morti da Covid-19: così, alle luci del “firmamento” aquilano si aggiungono altri “bagliori”, simbolo di un’ “appartenenza” destinata ad ardere per sempre. 

Siamo chiamati, personalmente e insieme, a comprendere la “lezione” che la storia, “magistra vitae”, ci sta dando. Gli insegnamenti, impressi sui tragici eventi di questo tempo, vanno letti attraverso “lenti” interpretative culturali e scientifiche, ma anche alla luce della fede.

Certamente emerge con vigore un richiamo all’ “essenziale”, e l’energica spinta a distinguere saggiamente ciò che conta (e rimane!) rispetto a ciò che è effimero (e passa!).

Come credenti abbiamo la certezza che ogni sofferenza, abitata dalla Pasqua di Gesùviene riscattata e resa fonte di salvezza. Per questo il “terreno” umano dove è stato sparso un grande dolore, se vivificato con l’acqua del Vangelo, fruttifica in sovrabbondante risurrezione.

Un grazie convinto e commosso va a tutti coloro che si prodigano per respingere gli attacchi insidiosi del coronavirus. Il monumento al loro eroismo, prima che venga costruito sulle piazze, è già stato edificato nel cuore della gente.

Chiedo alla Madonna (alla quale il 13 ottobre 2018 ho consacrato la Diocesi e la Città di L’Aquila) e ai santi Patroni, che, con la loro intercessione, difendano il nostro territorio dagli attacchi del male e ci aiutino ad essere un popolo che – dopo aver attraversato una dura prova – avanza migliorato nella sua “identità” e più unito di prima per adempiere il compito che gli è stato affidato.

Giuseppe Card. Petrocchi

Arcivescovo Metropolita di L’Aquila


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