Ancora rischio terremoto in Abruzzo? Tutta le risposte dallo studio sulle acque sotterranee

di Cristina D'Armi | 01 Novembre 2020, @06:11 | AMBIENTE
Terremoto
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L’AQUILA – A rispondere alla domanda sulle probabilità di nuove scosse di terremoto in centro Italia,  è uno studio effettuato  dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia in collaborazione con il  Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza e il Consiglio Nazionale delle Ricerche, sulle modificazioni geochimiche in grado di annunciare l’arrivo di fenomeni sismici. A questo proposito, gli studiosi ritengono che  le acqua sotterranee potrebbero rientrare, in futuro, tra i precursori sismici. Le variazioni del livello delle acque di falda in Italia centrale, infatti, sarebbero riconducibili a terremoti lontani, avvenuti persino in altri continenti.

“La natura degli acquiferi – spiega Marco Petitta del Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza – gioca un ruolo sicuramente fondamentale nella risposta delle acque all’attività sismica. Contrariamente a quanto avviene per gli acquiferi porosi, gli acquiferi carbonatici intensamente fratturati, come quello da noi monitorato in Abruzzo, si rivelano molto più sensibili agli eventi deformativi. Proprio questo aspetto diventa essenziale nell’identificare un sito idrosensibile alla sismicità”

L’Accertamento dell’esistenza di correlazioni tra acque sotterranee e terremoti e l’eventuale individuazione di precursori geochimici in grado di annunciare l’arrivo di fenomeni sismici è un tema appassionante che interessa il mondo scientifico internazionale negli ultimi decenni. Secondo le nuove ricerche, ci sarebbe, inoltre,  una correlazione tra la distanza del sisma e la sua magnitudo con l’entità dell’oscillazione della falda freatica: una evidenza che conferma l’importanza di questi fattori nel controllo del comportamento delle acque sotterranee. I ricercatori hanno monitorato per cinque anni il livello di una falda acquifera di Popoli, ed hanno osservato un comportamento anomalo delle acque il cui motore scatenante era dall’altra parte della Terra. Sono state identificate 18 forti oscillazioni come risposta “impulsiva” delle acque sotterranee ai terremoti di magnitudo superiore a 6.5 avvenuti in tutto il mondo, anche a oltre 18mila chilometri di distanza dal sito di osservazione.  “Le onde sismiche responsabili delle perturbazioni sono le onde di Rayleigh che viaggiano sulla superficie terrestre, raggiungendo enormi distanze” lo spiega Carlo Doglioni della Sapienza e presidente Ingv.

Anche in Umbria, all’indomani del terremoto del 1997, sono stati registrati mutamenti di carattere idrogeologico e geochimico. Queste anomalie hanno indotto la Regione Umbria ad affidare all’Arpa un progetto per il monitoraggio idrogeochimico finalizzato alla conoscenza delle interazioni tra eventi sismici e acque sotterranee.

Dalla fine degli anni sessanta sono stati avviati, impiegando anche notevoli risorse finanziare, programmi di monitoraggio in Russa, negli Stati Uniti, ma soprattutto in Giappone e in Cina dove, un paio di volte si è giunti a prevenire con successo i fenomeni sismici e ad adottare anche adeguatamente le misure di allerta della popolazioni. Tali risultati evidenziano l’esigenza di sviluppare ulteriormente l’indagine in questo settore con un approccio  integrato tra le diverse branche della scienza che si occupano della terra per determinare precursori specifici e sicuri.


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