Anche una delegazione abruzzese alla manifestazione nazionale Scuola in Presenza

di Redazione | 13 Aprile 2021 @ 16:48 | ATTUALITA'
Print Friendly and PDF

Sabato 10 aprile la Rete Nazionale Scuola in Presenza ha manifestato a Roma, in Piazza del Popolo, per dare voce ai milioni di studenti che da mesi sono privati del loro diritto alla scuola, e alle famiglie che subiscono da troppo tempo gli effetti deleteri di una misura di politica sanitaria che, benché priva di qualsiasi fondamento scientifico, è stata usata e abusata dal governo e dalle amministrazioni locali con una leggerezza che non ha eguali in Europa.
Fra i comitati giunti a Roma da ogni angolo d’Italia era presente Abruzzo A Scuola, radicato all’Aquila e ad Avezzano, ma con aderenti di ogni provincia della regione, a far sentire la voce di studenti e famiglie abruzzesi, e a condividere l’emozione di una battaglia di civiltà che non è più differibile.
Fra le personalità presenti, il pedagogista Daniele Novara, da mesi schierato contro gli eccessi della didattica a distanza, ha evidenziato che «non è mai successo nella storia (…) che una generazione di adulti [si sia] così accanita verso i più piccoli, bambini e ragazzi» precludendo loro per un periodo così lungo la scuola, il confronto fra pari, le attività ricreative e sportive. L’epidemiologa Sara Gandini (Università Statale di Milano), autrice di un recente saggio che smonta impietosamente l’allarmismo propalato da governo, amministratori e mezzi d’informazione di massa sulle scuole come luogo privilegiato di contagio, ha affermato che «i dati parlano! Tutti gli studi concordano con quelli di 28 paesi europei, che l’aumento dei contagi non arriva dalle scuole. È ora di dire basta!». Il giurista Gianfrancesco Vecchio (Università di Cassino) ha dato rilievo alle recenti pronunce del TAR del Lazio che hanno costretto il governo a invertire la marcia e a riaprire le scuole, constatata l’assenza di evidenze scientifiche che sostengano le misure di chiusura delle scuole; pronunce che, impugnate dal governo davanti al Consiglio di Stato, hanno visto anche in questa sede la sconfitta delle politiche fin qui imposte. Fiammetta Borsellino ha emozionato i presenti, stigmatizzando con forza le scelte del governo che, chiudendo la scuola, abbandonano i giovani di alcune regioni d’Italia alle lusinghe della criminalità organizzata: «la lotta alla mafia si fa con la scuola. Negando questo diritto oggi stanno uccidendo per la seconda volta mio padre, che nei giovani ha creduto, che per i giovani ha lottato, ed era convinto che soltanto la scuola, la cultura ti insegna a ragionare con la tua testa e non con la testa degli altri, può togliere consensi alla mafia. Oggi il governo sta facendo un favore alla mafia. Centinaia di ragazzini sono scomparsi dai radar degli osservatori scolastici e sono imprendibili. Dobbiamo difendere la scuola senza paura. Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola». Fiammetta Borsellino ha annunciato infine che rifiuterà di prestare la propria adesione a qualsiasi iniziativa del governo, finché non cesseranno le misure di chiusura delle scuole.
Numerose anche le testimonianze di studenti e genitori da ogni parte della penisola. Particolarmente intensa quella di una madre giunta dalla Puglia, regione che, con la Campania, subisce una delle più tenaci opposizioni politiche alla riapertura delle scuole, per invocare l’intervento della politica nazionale: «noi genitori chiediamo al governo di impegnarsi moralmente e politicamente ad impugnare i provvedimenti locali di chiusura. Se siamo ancora una società democratica, lunedì tutte le scuole, presidente Draghi, aperte!».
Con emozione e orgoglio possiamo dire: l’Abruzzo c’era. L’Aquila c’era.


Print Friendly and PDF

TAGS