In una lunga nota inviata alla stampa, oggi, anche il capogruppo del Partito Democratico al Comune dell’Aquila, Stefano Palumbo, critica aspramente quella “mano tesa” che il candidato del centro sinistra Di Benedetto vorrebbe offrire a Biondi per risolvere la crisi della Giunta Biondi (ex Casapound ora FdI).

Di Seguito il testo integrale dell’intervento di Palumbo.

“Sono stato colui che più di ogni altro in questi due anni ha cercato di tenere unite le due anime interne al PD emerse a seguito delle primarie per le elezioni comunali, fino a dovermi arrendere quando la spaccatura, divenuta insanabile, ha portato alla fuoriuscita dal gruppo consiliare di ben tre consiglieri su cinque. Nonostante questo, ho continuato a lavorare mantenendo un rapporto di collaborazione nei confronti del gruppo del Passo Possibile in cui i consiglieri usciti dal PD erano confluiti, convinto che ci fosse un obiettivo comune da portare avanti, più alto delle divergenze di carattere personale, quello dell’opposizione nel ruolo che i cittadini aquilani hanno democraticamente deciso di assegnarci.

La presa di posizione della lista civica a seguito delle dimissioni di Biondi e le dichiarazioni di Di Benedetto in risposta alla nota del segretario regionale del PD e quelle successive della Vicini, però, lasciano spiazzato e perplesso me per primo, determinando una situazione di confusione tra le fila delle forze di minoranza, che va chiarita al più presto. E’ evidente come in Comune, tra i banchi dell’opposizione, esistano due anime, una più di sinistra e un’altra che guarda al centro incarnata dal Passo Possibile. Queste due posizioni sarebbero compatibili e coerenti sia con il progetto politico con cui ci siamo candidati insieme nel 2017, sia con quello messo in campo più recentemente da Legnini nella competizione per le regionali; non lo sono più, è altrettanto evidente, nel momento in cui il sentimento di rivalsa nei confronti del PD e la volontà di essere a tutti i costi alternativi ad esso, sfocia nel consociativismo con il governo più a destra ed inconcludente che la città dell’Aquila abbia mai avuto. Parlo di consociativismo, perché collaborativi si può esserlo anche dall’opposizione; lo abbiamo fatto insieme, ad esempio, proponendo un mese fa in consiglio comunale, senza strumentalizzazioni né vene polemiche ma nel solo interesse degli aquilani, un ordine del giorno per sollecitare il Governo al trasferimento delle stesse somme che oggi Biondi, con imbarazzante ipocrisia, utilizza per giustificare le sue dimissioni, non sapendo in realtà come uscire dalla morsa in cui le forze di maggioranza lo hanno incastrato. Tendergli oggi una mano, non si può non capirlo, produce il duplice effetto da un lato di assecondare la ridicola sceneggiata del Sindaco (che quell’ordine del giorno lo bocciò ergendosi come garante nei confronti del governo) dall’altro di far passare (volutamente?) il resto dell’opposizione come indifferente ai problemi della città rispetto al rischio ipotetico di un fantasioso commissariamento dell’ente comunale. Tutto questo non è sinceramente accettabile.

Ci eravamo lasciati mercoledì con una presa di posizione unitaria esplicitata all’interno di una conferenza stampa congiunta, con il consigliere Iorio e il capogruppo Romano a chiedere inderogabilmente le dimissioni dell’esecutivo cittadino. Dopo solo due giorni si è assistito, invece, ad un repentino cambio di rotta con un sostegno non richiesto offerto a chi, in due anni, con arroganza e superiorità ha evitato sistematicamente il confronto democratico con le forze di minoranza impedendo ad esse qualsiasi contributo all’interesse collettivo. Un appoggio offerto rispetto a quale progetto, a quali obiettivi, a quali interessi? Un appoggio giustificato, tra l’altro, ritenendo sciolta, dal giorno dopo le elezioni, la coalizione civico progressista “Vivendo L’Aquila”.

Perché il punto è proprio questo. Quasi 300 persone, espressione di raggruppamenti politici e civici diversi hanno sostenuto, candidandosi, un progetto politico alternativo nel merito e nel metodo a quello di Biondi, con una proposta che in questi due anni, purtroppo, non siamo stati capaci di contrapporre a quella debolissima dell’amministrazione; una responsabilità di cui, però, chi quel progetto lo ha incarnato in campagna elettorale a capo di una coalizione, si dovrebbe oggi, in primis, far carico. Si fa opposizione non per osteggiare chi governa ma per affermare una visione diversa sul futuro della città, abdicare a farlo in attesa del primo scivolone della maggioranza significa rinunciare alle proprie idee e, nel caso dell’Aquila, significa assecondare un atteggiamento cinico che ha visto gli attuali amministratori utilizzare i propri ruoli esclusivamente come trampolino di lancio per le proprie carriere politiche. La nostra città merita molto di più e non quel pochissimo in più che si vorrebbe dare con un appoggio esterno.

Amici, ve lo dico senza infingimenti, i tatticismi fanno parte della politica, ma il vostro distinguo dal resto dell’opposizione è stato un errore che rischia solo di rafforzare la maggioranza nel suo momento di maggiore debolezza, facendo passare in secondo piano il teatrino che portano avanti da mesi, e spaccare gratuitamente noi, non avendo per altro la capacità di procurare alcun beneficio alla città. Due anni di errori ed incomprensioni non possono produrne altri; intelligenza ed amore per la città imporrebbero di superare le divergenze personali in favore di una rinnovata alleanza. Solo così si può ripartire insieme, ognuno con le proprie posizioni, nella costruzione di una vera alternativa a questa deludente amministrazione. Con trasparenza, sulla base di valori comuni e secondo una visione condivisa, solo così si può fare veramente il bene della città.”

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