Ance: “Contrari al Piano di ristrutturazione aziendale della Banca Popolare di Bari”

di Redazione | 26 Agosto 2021 @ 15:49 | ATTUALITA'
D?ALberto
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L’AQUILA – Riceviamo e pubblichiamo dal presidente dell’Anci Gianguido D’Alberto che ha inviato una lettera aperta a diverse istituzioni, tra cui il Presidente Consiglio dei Ministri Mario Draghi, il Ministro per lo Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, il Ministro per il Sud e la coesione territoriale Maria Rosaria Carfagna, il Presidente Banca Popolare di Bari Giovanni De Gennaro, all’ Amministratore Delegato Banca Pop. Di Bari Giampiero Bergami, all’ Amministratore Delegato Medio Credito Centrale Bernardo Mattarella, al Commissario Straordinario per la Ricostruzione Giovanni Legnini, ai Parlamentari Abruzzesi, il Presidente Regione Abruzzo Marco Marsilio, il Capigruppo Consiglio Regionale, all’Assessore Regionale alle Attività produttive Daniele D’Amario, al Presidente Provincia Teramo Diego Di Bonaventura, al Presidente Camera Commercio del Gran Sasso d’Italia Antonella Ballone e ai Segretari Regionali Cgil, Cisl e Uil sulla questione della ristrutturazione aziendale della Banca Popolare di Bari.

L’Anci è contraria alle decisioni prese dalla Banca popolare di Bari che ha acquistato la Tercas.

La lettera.

Esprimiamo forte contrarietà in merito alle decisioni scaturite dal Piano di ristrutturazione aziendale della Banca Popolare di Bari, che penalizzano oltre misura la rete di filiali e agenzie del territorio abruzzese.

Dopo la fase iniziale in cui sembrava essere stata raggiunta una intesa che ponesse al riparo dal rischio di chiusure improvvide, grazie anche ad un apparentemente fruttuoso incontro avvenuto a Teramo tra tutti gli attori del territorio e l’amministratore delegato Dott. Bergami, ora la banca ha reso noto ad alcuni Comuni, e nemmeno a tutti quelli interessati, la volontà di chiudere le rispettive filiali. Cosi dopo le prime chiusure, seguite da una fase di congelamento che aveva fatto ben sperare, il Piano di ristrutturazione sembra proseguire con forme e sostanza che non condividiamo, in primo luogo per le modalità della comunicazione adottata e poi perché non sta tenendo conto del confronto istituzionale già avviato.

L’indirizzo intrapreso, appare non corretto né adeguato al rapporto con un territorio cui la Banca Popolare di Bari deve molto, considerato che l’ingresso della Tercas e di Caripe è stato ed è una opportunità preziosa per l’intero gruppo bancario, in ragione del radicamento nel territorio stesso e alla prova dei dati di impresa fino ad oggi rilevati. Questo in riferimento ad aspetti inconfutabili: istituti catalizzatori del piccolo risparmio, dati positivi del credito; numeri favorevoli del prestito nel momento stesso della realizzazione della fusione; fisionomia territoriale, con la diffusione capillare anche nelle zone montane a rischio spopolamento; operatività nel cratere sismico in una situazione di difficoltà contrassegnata dall’impegno per favorire una rinascita ad ampio spettro, della quale proprio una banca può essere indispensabile sostenitrice. Un innegabile patrimonio aziendale, insomma, ereditato ma a sua volta salvaguardato con l’acquisizione da parte di BPB, che non può essere sacrificato sull’altare del mero raggiungimento del profitto, ancor più in questo momento di grave crisi economica e sociale.

La decisione di chiudere alcune filiali, appare anche una scelta profondamente miope; a causa di essa, si assottiglia la presenza della banca in un momento in cui l’area del Cratere sismico è oggetto di finanziamenti importanti. In particolare il Contratto Istituzionale di Sviluppo, nel suo duplice canale legato al Cratere e alla Regione, necessita di un referente indispensabile per le operazioni pubbliche e private connesse alla ricostruzione; in questo senso, la presenza di un istituto di credito diventa fondamentale.


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