Amore e rabbia, il Natale delle lavoratrici Tecnocall aquilane: “Questa volta è dura”

di Alessio Ludovici | 23 Dicembre 2023 @ 06:00 | ATTUALITA'
tecnocall biondi palazzo margherita
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L’AQUILA – “All’epoca c’era l’Italtel, oggi ci sono i call center. La nostra è una comunità. Ero appena laureata quando mi hanno assunto. La laurea l’ho presa per una mia crescita a livello culturale, come altri ho scelto di rimanere qui perché mi piace la mia città e sto benissimo, sto benissimo con le colleghe, siamo cresciute insieme e questa cosa per me non ha prezzo”. A parlare è Fernanda, da 23 anni impegnata nei call center aquilani. E’ tra i 100 lavoratori del call center Tecnocall. L’azienda all’Aquila gestisce la commessa Acea ma con la fine del mercato protetto tutti rischiano di perdere iil lavoro nei prossimi mesi. Sono 2000 in tutta Italia nella loro situazione.

La clausola sociale abrogata dal Governo a dicembre

Per loro non c’è nemmeno la clausola sociale. Non ora, non più. In estate le promesse erano state altre. L’articolo 36-ter, della legge 48, convertita a luglio, disponeva l’obbligo di applicazione della clausola sociale per le procedure competitive previste per i call center che operano sul mercato protetto dell’energia. Una conquista sudata. A dicembre, da un giorno all’altro, la doccia fredda: il 36 Ter, con il decreto energia, viene abrogato.

La versione ufficiale è che sarebbe saltata la quarta rata del Pnrr. Per i sindacati, invece, c’è l’ombra lunga delle grandi compagnie energetiche dietro la scelta: meno costi e più profitti. “Quanto possono pesare duemila lavoratori sul Pnrr?” si chiede Fernanda, sposata, con un figlio di 17 anni che vuole fare ingegneria all’Aquila. “Quanto rispetto ai guadagni delle grandi compagnie energetiche? Non posso credere che finisca tutto così. Ci siamo sposati, abbiamo messo su famiglia, c’è anche chi è andato in pensione. Nel call center c’è anche chi ha trovato l’amore e ora rischia di ritrovarsi senza due stipendi e con figli e mutuo a carico”.

“Quando è arrivata la notizia ho pianto” racconta Ilaria ripensando ai suoi venti anni di professionalità alle spalle. E’ originaria di Tornimparte ma vive all’Aquila dal 2004, divorziata e con due figli. Uno è alle superiori, la più grande invece è prossima alla maturità. “E’ brava, ha già detto che vuole andare all’università. Mi piacerebbe che si realizzassero, come non ha importanza. Non necessariamente si devono laureare per essere qualcuno, io non sono laureata ma ho sempre lavorato appassionatamente. All’Aquila però non ci sono tante alternative, se vogliono possono andare via e li aiuto.”

Vogliamo fare il nostro lavoro” continua Ilaria, “ma sbattiamo contro un muro di gomma. Era un semplice articolo per tutelare le persone che ti hanno votato, io quel nome l’ho votato quel giorno e oggi me ne vergogno, perché oggi non mi trovo nulla e non mi sento tutelata“. Il riferimento è a Giorgia Meloni, eletta proprio in Abruzzo, all’Aquila.

Intanto si prospetta un Natale diverso e amaro. “L’albero lo abbiamo fatto – prosegue Ilaria – sinceramente non lo avrei fatto ma i miei figli lo hanno voluto. Non è il mio solito albero, lo guardo e non mi piace”.

La mazzata del resto è dura da digerire: “E’ brutto, ci sentiamo depredati del futuro. Nel momento in cui tolgono il reddito di cittadinanza per far lavorare la gente dicono, a noi, che non chiediamo altro, non chiediamo sussidi, il lavoro lo stanno levando”.

Ne hanno viste tante a lavoro. Un terremoto, i cambi di commesse e società, la pandemia quando erano considerate tra le lavoratrici essenziali del paese. “Questa volta è dura” ammette Ilaria e le speranze sono ridotte al lumicino.

Anche ieri, nell’incontro al Comune con il Sindaco Pierluigi Biondi e il sottosegretario Bergamotto non sono emerse grandi novità. “L’impegno, mai mancato, che abbiamo assunto anche oggi nei confronti dei lavoratori, è quello di coordinare un intervento di ricognizione presso le strutture decisionali ministeriali deputate, circa lo stato dell’arte delle diverse interlocuzioni aperte. In questo momento, infatti, è fondamentale agire in maniera sinergica e unitaria per individuare la migliore soluzione che salvaguardi i livelli occupazionali”, così la stringata nota di sindaco e sottosegretaria.

Il 1° di luglio, sta scritto in una delibera di Arera uscita in questi giorni, finisce ufficialmente il mercato tutelato. I clienti, ossia noi, siamo già sul mercato libero e ci guardiamo intorno. I call center del mercato protetto già nelle prossime settimane potrebbero non aver nessuno da gestire e i licenziamenti rischiano di scattare molto prima di luglio.

“La sensazione è che stavolta è dura” ripetono, “la politica locale conosce la situazione ma se necessario siamo pronte a innalzare il livello della protesta. Qui, d’altronde, ballano solo i nostri posti di lavoro e a noi non ci va giu”.

Tra paura e solidarietà

Io – racconta Ilaria – sono monoreddito, con questo stipendio ci cresco due figli in età scolare. E’ uno stipendio medio, non è facile, non è facile dover dire di no”.I figli mi chiedono cosa significa la cassa integrazione. Mi incoraggiano, mi hanno detto di provare altro, di vedere nei supermercati, ma lì non stanno certo aspettando noi. L’Abruzzo non è una regione che cresce, non siamo l’Emilia Romagna o in Lombardia, dove trovi altro”.

Tutt’altro che facile il ricollocamento. L’età media del resto è di 50 anni. “Vedo il vuoto” conferma Fernanda. “A 50 anni devo rispolverare la mia laurea in lingue, mettermi a studiare, ma non ho la serenità per farlo. Dopo venti anni il mio mondo è questo, quando sento i clienti al telefono so già tutto, è una tranquillità che è andata persa. Ora mi sveglio la notte nel panico perché i pensieri sono tanti e la testa viaggia”. Non sarà facile neanche andare in altri call center, a quali condizioni e dove?

A riscaldare un po’ questi giorni c’è la solidarietà di amici e non solo. “Alle manifestazioni a Roma vengono con noi anche colleghi che non lavorano più con noi, o quelli di altre commesse. Riceviamo tanti messaggi. Anche i clienti, quando gli spieghiamo la situazione, rimangono sorpresi e ci incoraggiano. Più che tenere alta l’attenzione non sappiamo cosa fare”.

Eccola la comunità, quella c’è ancora anche se parlando la declinano spesso al passato. “Durante l’ultima manifestazione a Roma – scherza Fernanda – abbiamo comprato un gratta e vinci, abbiamo vinto 500 euro, lo spenderemo con prosecco, bollicine e champagne”. Una comunità, aquilana.


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