Amatrice: è il giorno del dolore a sei anni dal sisma

di Marianna Gianforte | 24 Agosto 2022 @ 06:06 | ATTUALITA'
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AMATRICE – E’ la giornata del lutto cittadino oggi ad Amatrice, del silenzio in ricordo delle vittime del sisma, 239 persone soltanto nel piccolo paese che ama presentarsi al mondo, proprio a partire da quel maledetto 24 agosto 2016, come ‘Città degli italiani’. Giornata di lutto perché è impossibile dimenticare la distruzione del terremoto che alle 3,36 di sei anni fa rase letteralmente al suolo il borgo portandosi via delle vite, ma anche cancellando tutto ciò che era: un luogo bello, calmo, di buon cibo e di aria salutare, di amicizia, di sport, e di turismo. Quella notte il paese pullulava di persone tornate per rivivere la sagra degli spaghetti all’amatriciana, conosciuti anche fuori dai confini nazionali.

A mezzanotte si è tenuta la veglia notturna. Poi, la partenza della processione con la fiaccolata del ricordo dal campo sportivo: cinque le tappe del percorso con la lettura delle omelie scelte a suo tempo dal vescovo di Rieti Domenico Pompili, da sempre molto vicino agli amatriciani e che dovrà lasciare queste terre per vestire il ruolo di vescovo a Verona ai primi di settembre.

Il corteo è poi tornato al campo sportivo per poter leggere, alle 3,36, i nomi delle vittime del terremoto. Le due iniziative della fiaccola e della veglia, come ogni anno sono state precluse alla stampa, per mantenere quel profilo di riservatezza, di rispetto e di protezione dalla spettacolarizzazione voluto sin da subito dall’ex sindaco Sergio Pirozzi, che vietò i selfie ai ‘turisti delle macere’. Alle 10,30 di questa mattina la municipalità deporrà una corona di fiori davanti al monumento ai caduti e alle 11 la santa messa officiata dal vescovo al campo sportivo, trasmessa in diretta su Rai1.

Una comunità, quella di Amatrice, che, però, a sei anni dal sisma, si sente dimenticata: “Nessuna polemica, anzi grande rispetto per la presenza della ministra Maria Cristina Messa, professionista di grande valore, ma dobbiamo registrare, purtroppo, proprio nell’anniversario del terremoto, l’assenza, al limite della latitanza, da parte dei massimi esponenti delle istituzioni”. Sono le parole accorate del sindaco Giorgio Cortellesi. “Dopo anni di passerelle mediatiche e promesse elettorali, per ciò che ci riguarda, era dovere del premier Draghi partecipare direttamente, non delegare, proprio per rispetto delle 299 vittime del terremoto, delle quali 239 soltanto ad Amatrice. Morti che aspettano giustizia e riconoscimenti precisi, come ad esempio, dare seguito alla proposta del fondo per i familiari delle vittime richiesta dall’associazione ‘Il sorriso di Filippo’, testo approvato in ottava commissione della Camera che giace in attesa di un ‘recupero'”.

Anche il consigliere Luca Poli, capo-gruppo di maggioranza, con delega alla sanità, ai servizi sociali e protezione civile, chiede che Amatrice torni al centro dell’interesse pubblico e politico “per tutto il Paese e non soltanto per le terre colpite dal sisma”. Quella di Amatrice, dice Poli, “è una distruzione lenta”; la ricostruzione incomincia pian piano a muovere i suoi passi (spunta qualche gru, è bello vedere l’hotel ‘Il Castagneto’ riacquisire una fisionomia proprio nel centro del borgo, ma il paese resta una tabula rasa):

“Bisogna mantenere la comunità unita, ora costretta a essere separata dai suoi luoghi. La ricostruzione presuppone tempi lunghi, ma nonostante dopo Pirozzi si siano succedute due amministrazioni (il sindaco Antonio Fontanella scomparso da poco più di un anno, ndr) e poi ci sia stata l’emergenza Covid, si è cercato di mantenere la barra dritta ma è molto complesso ed è dura. L’attuale amministrazione è subentrata a ottobre, il lavoro da fare è tanto soprattutto per quanto riguarda la ricostruzione sociale. Occorre rendere la comunità più forte, trovare il modo di infondere fiducia, mentre ora è disorientata, non trova più il suo paese. In questo momento per ragioni politiche (e non solo) Amatrice è dimeticata; siamo stufi dei passaggi, delle passerelle, abbiamo bisogno di concretezza. Se i politici dell’Aquila venissero a fare la Perdonanza ad Amatrice, diventerebe un simbolo delle tragedie ovunque in Italia. Ciò che è stato fatto per il ponte di Genova dev’essere fatto per tutte le tragedie d’Italia. Le colpe delle lentezze sono di tutti; senz’altro in primo luogo della politica, ma anche dei singoli. Ad esempio la ricostruzione delle seconde case: occorre acquisire la responsablità di ricostruire anche le seconde case, di regolarizzare e sanare ciò è abusivo, di mettersi in regola con le successioni. Amatrice è uno sputo di mosca in mezzo a un cratere che conta 150 Comuni, se non si fa un ‘mea culpa’ generale non si troverà nemmeno il coraggio di avviare una svolta. Perciò dico: evitiamo le passerelle e diventiamo operativi, mettendo in fila le priorità. Ma serve il sostegno di tutti gli italiani che pure sono stati tanto solidari con questa popolazione”.

 

 

 

 

 

 


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