Amarcord, Maria Elisabetta Casellati a Venezia

di Lorenzo Mayer | 28 Gennaio 2022 @ 15:18 | RACCONTANDO
casellati
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Nelle ore in cui si discute sulla candidatura di Maria Elisabetta Alberti Casellati, attuale presidente del Senato della Repubblica Italiana e proposta dal centrodestra parlamentare a diventare Presidente della Repubblica, proponiamo una lunga intervista con la presidente del Senato, raccolta tre anni fa, nel gennaio 2019, all’inizio del suo percorso come seconda carica dello Stato. L’occasione fu una sua visita a Venezia, facente parte del collegio che la elesse in Parlamento, e città dove è tornata spesso e volentieri in questi anni. Casellati, veneta, rodigina di nascita, ma padovana d’adozione, ha aderito a Forza Italia sin dalla fondazione ed è stata eletta al Senato della Repubblica in diverse legislature. Ha inoltre ricoperto per due volte la carica di sottosegretario di Stato ed è stata membro del Consiglio Superiore della Magistratura.  L’intervista propone alcuni elementi di riflessione validi ancora oggi. Eccola: buona lettura.

Presidente Casellati, che idea si è fatta del dibattito parlamentare per l’approvazione della Legge di Stabilità? Sarà opportuno introdurre modifiche per evitare la compressione del dibattito in Commissione e in aula, in occasione della prossima Legge di Bilancio?

Non ritengo servono modifiche. Basta rispettare il nostro assetto istituzionale che ha già nella centralità del Parlamento uno dei suoi capisaldi. L’ho già detto e lo ribadisco: il percorso dell’ultima Legge di Bilancio è stato eccezionalmente travagliato. Bisognava evitare l’esercizio provvisorio di bilancio e in gioco c’erano la tenuta della nostra economia e la tutela dei risparmi degli italiani. Questo ha compresso i tempi e impedito il regolare svolgersi del percorso legislativo. Un contraccolpo accettabile ma a una sola condizione: che un iter di questo tipo non diventi una regola. Le leggi vanno esaminate e ponderate nei tempi e nei modi previsti dal nostro ordinamento, prima di essere approvate. 

In Italia si registra un progressivo e preoccupante calo della natalità. Alcune misure a sostegno della natalità e della famiglia sono state prese della nuova Legge di Bilancio. Altre, come il reddito di maternità, sono oggetto di proposte di forze politiche. Ritiene che le misure prese siano sufficienti a invertire la rotta? E che quelle oggetto di dibattito siano da tenere in seria considerazione?

Sono 10 anni ormai che l’Italia vive questo dramma epocale. E gli impatti sull’economia, sulla previdenza, sullo stesso patto tra generazioni sono preoccupanti. Il calo delle nascite ci ha reso un Paese incapace di spiccare un salto verso il futuro. E non si può pensare di affrontare un tema così cruciale con provvedimenti contingenti. Ci vuole piuttosto un piano straordinario che preveda supporto alle famiglie più indigenti, incentivi alle imprese per conciliare lavoro e genitorialità, investimenti sugli asili nido. Dobbiamo dare ai nostri giovani le condizioni per poter mettere al mondo figli con tranquillità e fiducia fornendo alle madri lavoratrici ogni tipo di supporto. Come Presidente del Senato ho avviato le procedure per l’apertura a Palazzo Madama di un asilo nido: un piccolo segno ma di grande valenza simbolica per questa battaglia nella quale credo e che intendo supportare con forza. 

Immigrazione: l’orientamento dell’attuale Governo ha portato a provvedimenti di chiusura dei porti italiani agli sbarchi. Ritiene sia una misura corretta per una buona gestione dei flussi? E, in generale, quale approccio è opportuno che il nostro Paese abbia nei confronti del fenomeno migratorio oggi?

I flussi migratori non sono un fenomeno, ma “il” fenomeno con cui la comunità internazionale e quella europea in maniera particolare, dovrà fare i conti da qui ai prossimi decenni. Per la storia dell’Occidente, la crisi migratoria rappresenta un vero e proprio spartiacque, che ha determinato gravissime emergenze nel sistema di accoglienza e inclusione. Oggi i cittadini europei mettono la sicurezza al primo posto fra le loro esigenze e questa istanza non può rimanere inascoltata. Fino ad oggi l’Italia è stata lasciata sola nella gestione degli sbarchi: l’Europa, rigida nel chiedere il rispetto dei parametri di bilancio, su questo fronte ha mostrato troppo spesso un atteggiamento inerte. Ci vogliono regole certe e un impegno condiviso da tutti. Nessuno dovrà più girarsi dall’altra parte. 

Quanto la preoccupa i cambiamenti climatici in Italia? E quanto, secondo Lei, è opportuno che il Paese acceleri verso politiche eco-sostenibili (trasporti meno inquinanti, efficientamento energetico delle abitazioni, diffusione della produzione di energia da fonti rinnovabili…)?

 L’Italia è un Paese estremamente vulnerabile sotto il profilo idrogeologico. Sono 20 anni che, a cadenza continua, si registrano inondazioni, frane e alluvioni che hanno provocato centinaia di morti, tragedie collettive e ferite spesso insanabili nei nostri territori. Basti pensare ai danni provocati dal maltempo qui in Veneto. Non si può più affrontare il problema con una logica “emergenziale”. È necessario che si intervenga con misure “di sistema”, sia sul piano della messa in sicurezza dei territori che sulla celerità dei tempi di ricostruzione. Ho sollecitato perciò la costituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta per la mappatura delle zone a rischio e proposto di adeguare la normativa all’urgenza del problema. Ogni giorno che passa rischia di farci piangere altre morti e altre distruzioni. 

Torna molto spesso a Venezia e conosce il problema del progressivo spopolamento della città d’acqua, che ha appena toccato il minimo storico di residenti (53mila)? Cosa si ritiene si potrebbe fare per invertire la rotta?

Venezia è una città straordinaria e unica al mondo, che amo tantissimo. Ed è un patrimonio mondiale da preservare ed esporre in tutta la sua bellezza agli occhi del mondo. Ma, non va dimenticato, è anche una città che deve vivere la quotidianità dei suoi residenti. Per cui bisogna mantenere efficienti i servizi per i cittadini, impedire la svendita del patrimonio abitativo e così via. Diversamente, si rischia che l’emorragia verso la terraferma diventi inarrestabile. L’amministrazione Brugnaro sta lavorando bene: dal 2016 concede l’accesso prioritario ai vaporetti per chi abita in città e ha attuato politiche per i giovani e le famiglie, ad esempio come quelle relative all’assegnazione di appartamenti, per attrarre in città nuovi residenti.

Cosa pensa della tassa di sbarco introdotta dalla Legge di Bilancio?

Era una delle richieste forti del Sindaco Brugnaro. A Venezia 7 visitatori su 10 rientrano nel cosiddetto “turismo mordi-e-fuggi” che arriva dalle grandi navi e che porta poche, pochissime, ricadute economiche sul territorio. Trovo giusta dunque, una tassa sullo sbarco che diventi una risorsa economica da utilizzare per i servizi ai residenti.   

Il completamento del Mose. È fiduciosa o pessimista che l’opera possa terminare in tempi brevi?

Il Mose dovrebbe essere ultimato in tempi ragionevolmente brevi perché si ormai è arrivati all’90% circa dell’opera e il mancato completamento significherebbe buttare alle ortiche i tanti miliardi spesi finora.  Passerebbe alla storia come una delle più grandi incompiute d’Italia, quando potrebbe essere invece un fiore all’occhiello dell’ingegneria elettromeccanica italiana.

 La rinascita dell’area industriale di Porto Marghera: come accelerare questo processo?

Per cento anni Porto Marghera è stato il polo petrolchimico che ha contribuito a fare grande l’Italia. Poi c’è stata la crisi e la perdita di molti posti di lavoro. Ma io stessa, in una recente visita, ho avuto modo di constatare come si stia tornando ad investire e ad attirare capitali, creando nuova occupazione. Mi ha molto colpito, ad esempio, la riqualificazione del vecchio impianto convenzionale in una moderna bio-raffineria: la dimostrazione che, attraverso l’innovazione e la capacità di coniugare ambiente e produttività, si possa costruire un futuro nuovo. 


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