
Alunno aggredisce professore: non sarà sospeso – In un Liceo Artistico di Bari un docente, che era in classe durante un’ora di supplenza, sembra essersi fermato sulla porta insieme ad un collega quando un alunno, con disabilità grave, lo ha aggredito dandogli un pugno sul viso.
Questi i fatti riportati da tutti i giornali che svelano una delle punte più superficiali dell’iceberg che è la disabilità, ma quando si trattano argomenti così delicati non si può non scendere in profondità. Mentre molti, nei commenti, condannano a prescindere l’autore del fatto – probabilmente perché non si è a conoscenza di cosa voglia dire obiettivi differenziati – sembra invece doveroso difendere l’alunno fino a prova contraria.
In primis, la prima domanda che sorge spontanea è: dove si trovava il docente di sostegno? E l’assistente specialistico e/o l’educatore qualora ci fossero?
Quando un alunno è in classe, specie se si tratta di un percorso alternativo al diploma e dunque si è dinanzi a una disabilità cognitiva non indifferente, il docente di sostegno è giusto che rimanga sempre il più vicino possibile all’alunno proprio per salvaguardare questo dal fare azioni immediate contro chi lo circonda.
Il contesto classe, infatti, troppo spesso è fonte di problematiche relative ad alunni con disabilità grave. La classe era rumorosa? Dalle dinamiche, quindi supplente alla porta che parla con un altro professore, si può immaginare la classe praticamente in autogestione. Suoni assordanti, magari qualcuno che al telefono gioca a brawl stars o qualche altro gioco, chiacchiericcio e realisticamente altri che vedono video su TikTok o Instagram ad alto volume. In questa situazione chiunque di noi, se esterno, verrebbe infastidito e non si può non pensare a come una persona con disabilità viva una classe senza sentirsi parte di questa. E se fosse stato proprio un compagno a suggerire all’alunno di aggredire il professore e questo abbia obbedito per sentirsi, finalmente, incluso?
Sono molti i dubbi riguardo i retroscena dell’accaduto.
L’alunno non sarà sospeso
Questa la frase che causa maggior scalpore sui social, ma anche qui è necessario aprire una parantesi enorme, a partire dal fatto che la funzione della scuola è insegnare ed educare, non punire. Il fatto che tutto venga risolto sospendendo un alunno è, insieme alla lezione frontale, un falso mito che ci trasciniamo dietro da decenni. La scuola, infatti, troppo spesso pecca nel sospendere alunni. aggravando la situazione. Migliaia di persone con disturbo oppositivo provocatorio varcano i cancelli delle scuole Italiane ogni giorno. Spesso sono facilmente riconoscibili mentre, dagli ultimi banchi, rispondono ai professori o emettono suoni per richiamare l’attenzione dei propri compagni denigrando la figura d’autorità presente in aula. Sospendere persone con Disturbo Oppositivo Provocatorio potrebbe essere il più grande assist che gli si possa fare, specie se come spesso accade in questi casi, l’alunno sospeso è obbligato a venire ugualmente a scuola senza però seguire le lezioni. In queste situazioni la persona sospesa tende a mettersi vicino alle macchinette, acquisendo popolarità e spargendo voci su come abbia eroicamente fatto ad essere sospeso solo per aver difeso i propri interessi o quelli dei compagni. In breve, come facilmente intuibile, si regala notorietà e istiga l’alunno o alunna in questione a dare il proprio peggio affinché venga sospeso nuovamente e lo status di martire/leader si diffonda per tutto l’Istituto e anche in quelli circostanti.
Prima di chiederci quale sia la punizione migliore per un alunno bisogna riflettere su cosa si vuole insegnare attraverso il provvedimento disciplinare perché sin troppo spesso vengono adottate strategie punitive che rafforzano la situazione-problema.
In questo caso specifico il Liceo potrebbe aver preso la scelta migliore nel non sospendere l’alunno, anche perché – come emerso nei ragionamenti precedenti – è pienamente possibile che la classe, complice l’apparente assenza del docente di sostegno nei pressi dei fatti accaduti, possa aver disturbato enormemente l’alunno con disabilità. Questo potrebbe aver aggredito il docente distratto sulla porta proprio per dire “Per favore riprendi il controllo, questo caos mi sta facendo male”.








