All’università dei quattro cantoni

di Alessio Ludovici | 10 Luglio 2024 @ 05:49 | POLITICA
ex caserma campomizzi
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L’AQUILA – A Cansatessa un condominio abbastanza anonimo, bianco, insolitamente alto considerata la zona, si erge da un po’ di tempo come soluzione abitativa temporanea per gli studenti dell’ADSU. Quando venne presentato, nel 2023, venne definito una “cittadella universitaria”, anche se a parte gli anonimi appartamenti, una ventina nella più vuota delle periferie, non offre altri servizi.

“La cittadella”, spiegavano Adsu e Ater, “dista dal polo universitario di Coppito appena 2,5 chilometri, con una durata di percorrenza di 15 minuti a piedi”.

Va bene che sono giovani ma due chilometri e mezzo in 15 minuti si percorrono a 10km/h, ossia 6 minuti al chilometro. E’ l’andatura per correre i canonici 10km in un’ora che, anche nel locale corso di laurea in scienze motorie, sono considerati la distanza e il tempo di corsa di una persona in buona forma. Chissà se tra i requisiti di accesso allo studentato, oltre a quelli di reddito e di merito, non si preveda di inserire anche il superamento di qualche prova fisica. Di autobus del resto se ne vedono pochi.

Nella fossa del Moro, di proprietà dell’Ater e per la quale l’Adsu paga l’affitto, gli studenti sono finiti dalla ex caserma di Campomizzi che aveva ospitato gli universitari per una decina di anni. Anni in cui le istituzioni cittadine hanno ripetuto sempre e comunque che da Campomizzi si doveva andare via.

L’esercito, spiegavano all’unisono Comune, Adsu, Regione Abruzzo, rivoleva Campomizzi, ne aveva assolutamente bisogno per fare la nuova officina mezzi. Si è tirata la corda pure troppo si ripeteva e alla fine Campomizzi è stata finalmente liberata. La riconsegna definitiva, lo scorso maggio, veniva trionfalmente annunciata a mezzo stampa e l’Esercito tornava in possesso delle palazzine C, D ed E di Campomizzi.

Quelle palazzine, dopo il sisma e grazie all’intuizione dell’allora Prefetto Franco Gabrielli, erano state restaurate e messe a disposizione degli sfollati, tra il 2009 e il 2010, e quindi degli universitari fino al 2023. Oltre trecento gli studenti che ogni anno, in una città con pochi alloggi utili, hanno potuto usufruire di una struttura comoda, dotata di mensa, baricentrica rispetto ai poli, ben collegata con i mezzi di trasporto urbani ed extraurbani. Troppa grazia Sant’Antonio disse lo studente salendo a cavallo.

Ora, neanche due mesi dopo la riconsegna, si vocifera che Campomizzi ospiterà la ex facoltà di Economia. A darne la notizia è stato il TgR Abruzzo dello scorso 5 luglio. Nessuno ha avuto nulla da ridire e anzi si rincorrono le voci “abbastanza vere” sulla vicenda. Una conferma? Una smentita? Nulla, come se per oltre dieci anni si fosse discusso del più e del meno. Eppure qualcosa andrebbe spiegato, almeno agli studenti.

I corsi di Economia, che oggi fanno parte del dipartimento Diie dell’Univaq, hanno bisogno di una sede. A fine anno, infatti, devono lasciare l’ex carcere minorile di Colle Sapone. Un’altra di quelle vicende distopiche del post sisma. A Colle Sapone Economia fu sistemata dal 2016 in spazi che però erano stati pensati per ospitare la cittadella della giustizia minorile. Un improvviso cambio di rotta, il trionfale accordo del 2016 veniva presentato da ateneo e Ministero della Giustizia, allora guidati dalla rettrice Inverardi e dal ministro Orlando, come un “esempio di virtuosa collaborazione fra pubbliche amministrazioni”. All’inaugurazione dell’anno giudiziario del 2023, nel corso della sua relazione, Fabrizia Francabandera, presidente della Corte d’Appello dell’Aquila, si esprimeva sulla vicenda in ben altri termini, denunciando l’anomalia tutta aquilana di Colle Sapone dove doveva nascere la cittadella della giustizia minorile.

Ora la politica si è mossa e dal 2025 potrebbe sorgere a Colle Sapone quella cittadella giudiziaria minorile dove troverebbero casa tutti gli uffici di una filiera sempre più importante nella società, compreso l’istituto di pena minorile mai aperto.

La residenzialità universitaria, invece, rimane a fare quello in mezzo al gioco dei quattro cantoni: tra un accordo e uno scambio da parte degli altri, sta sempre in mezzo in attesa che si liberi qualche posto. A un cantone c’è la nuova casa dello studente, il cui cantiere alla Carducci è ben lontano dal partire, a un altro cantone c’è Campomizzi, nel terzo ci sono gli alloggi del Moro, appena un centinaio e non molto graditi, nel quarto il Collegio di Merito, zero posti in tre anni per il progetto finanziato da Restart che avrebbe dovuto garantire oltre 600 posti letto pubblici. Per quest’ultimo qualcosa si è mosso ieri, con l’approvazione al Cipess del cambio di soggetto attuatore, che ora è il Comune. Ma siamo praticamente di nuovo al punto di partenza.

Tra il 2009 e il 2010, di fronte agli eventi eccezionali che colpirono la comunità e all’esplosione di esigenze alloggiative e abitative, il prefetto Gabrielli ebbe la forza e il coraggio di scommettere anche sulle esigenze dei non aquilani, degli universitari fuorisede.

Nel 2024 solo Collegio di Merito e Campomizzi avrebbero potuto assicurare mille posti letto pubblici, siamo invece a 100 a Cansatassa e si attende una figura capace di rimettere ordine alla filiera della residenzialità universitaria e ai suoi progetti.

A complicare le cose ci sono le ambizioni turistiche della città. Tanti i proprietari di casa che si buttano su b&b, affittacamere e quant’altro. Una dinamica che rischia di acuirsi in vista del 2026, l’anno da Capitale della Cultura, facendo diminuire le case e aumentare il costo delle locazioni. Beninteso quest’ultimo aspetto non dovrebbe far gioire nemmeno chi ci ricava qualche rendita: il futuro degli atenei di frontiera, in un periodo di forte spopolamento del paese e delle aree interne, preoccupa fortemente le governance accademiche ed è appeso alla capacità di essere attrattivi e accoglienti.


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