L’allarme di Confagricoltura sulle campagne allagate
Confagricoltura Abruzzo chiede l’attivazione immediata dello stato di calamità naturale, anche in via preventiva, alla luce delle criticità che stanno interessando vaste aree agricole della regione, tra terreni saturi, corsi d’acqua esondati e campagne allagate, soprattutto lungo la fascia costiera.
A lanciare l’allarme è il presidente di Confagricoltura Chieti, Mauro Lovato, che sottolinea come la situazione sia già emergenziale e stia compromettendo l’operatività delle aziende agricole. “I terreni sono esausti, non riescono più a drenare e l’acqua viene rigettata in superficie, riversandosi nei canali e nei fiumi. Oggi tutti i corsi d’acqua della fascia costiera risultano esondati e stanno allagando campagne anche a oltre 10 chilometri dalle foci”.
Secondo Confagricoltura, l’acqua ha già invaso ortaggi, vigneti, uliveti, frutteti e seminativi, impedendo qualsiasi lavorazione nei campi. “Non è un fenomeno isolato, è un’emergenza estesa. Stiamo parlando di superfici enormi e di aziende che oggi non riescono più nemmeno ad entrare nei terreni”, aggiunge Lovato.
Il timore espresso dall’associazione riguarda anche le conseguenze dei prossimi giorni, con un richiamo diretto a quanto avvenuto nel 2023, quando l’impossibilità di intervenire nei vigneti favorì la diffusione della peronospora, con pesanti perdite produttive. “Abbiamo già visto cosa s쳭e quando non si interviene in tempo. Allora abbiamo rincorso l’emergenza, oggi dobbiamo prevenirla. Un nuovo 2023 non ce lo possiamo permettere”.
Le criticità nelle aree interne e l’appello alle istituzioni
Confagricoltura evidenzia che le precipitazioni sono destinate a proseguire fino al 3 aprile, con ulteriori accumuli che, secondo l’associazione, aggraveranno una situazione già critica. “Questo significa non poter entrare nei campi almeno fino al 9 o 10 aprile. Poi arriveranno sole e temperature più alte, condizioni ideali per l’innesco delle malattie fungine. È uno scenario già scritto se non si interviene subito”, afferma Lovato.
A rendere il quadro ancora più delicato, viene sottolineato, è anche la scarsa diffusione delle coperture assicurative in questa fase. “Siamo in un momento in cui tante aziende non sono assicurate e il rischio è che si ritrovino completamente scoperte. Non possiamo lasciare gli agricoltori soli davanti a un evento di questa portata”.
Le criticità, secondo l’associazione, riguardano anche la viabilità rurale e la tenuta delle infrastrutture. “In territori come Ortona fiumi e torrenti sono esondati e le strade interpoderali risultano compromesse. Serviranno risorse importanti per ripristinare condizioni minime di sicurezza e consentire alle aziende di ripartire”, prosegue Lovato.
Un quadro complesso viene segnalato anche nelle aree interne da Alice Pietrantonij, imprenditrice vitivinicola e componente del direttivo di Confagricoltura L’Aquila. “La situazione è estremamente complessa anche nelle nostre aree interne. I vigneti sono completamente allagati e la tenuta delle infrastrutture è messa a dura prova, con il livello del fiume Aterno che si è innalzato in maniera significativa”. “Piove incessantemente da tre giorni e, al di là dei danni che ci saranno, la lavorazione è ferma da una settimana, con tutte le attività bloccate e ritardi che stanno creando problematiche importanti alle aziende”, aggiunge Pietrantonij.
Anche Domenico D’Amato, imprenditore agricolo e consigliere del direttivo di Confagricoltura L’Aquila, conferma le difficoltà sul fronte dei seminativi. “Abbiamo terreni completamente allagati e sui seminativi i danni sono ancora maggiori. Passeranno giorni prima di poter tornare a lavorare. Sarà probabilmente necessario anche un intervento per far defluire l’acqua e ripristinare condizioni minime di accesso ai campi”.
L’appello di Confagricoltura è rivolto al presidente della Regione Marco Marsilio, all’assessore all’Agricoltura Emanuele Imprudente, al presidente della Commissione Agricoltura Emiliano Campitelli e ai parlamentari abruzzesi. “Non possiamo permetterci di arrivare tardi ancora una volta. Oggi abbiamo il dovere di agire prima che i danni diventino irreversibili. Lo stato di calamità non è una scelta politica, ma una necessità per salvare aziende, lavoro e futuro di un intero territorio”, conclude Lovato.









