“Alla Rems di Barete gravi criticità, Regione Abruzzo ha sospeso confronto”

di Marco Signori | 10 Giugno 2020 @ 06:00 | ATTUALITA'
Print Friendly and PDF

BARETE – “Alla Rems di Barete sono state rilevate gravi criticità, ma complice l’emergenza Coronavirus la Regione Abruzzo ha interrotto il confronto senza più convocare gli incontri previsti e rinviando la costituzione del tavolo permanente magistratura-psichiatria su cui l’assessore alla Salute Nicoletta Verì si era impegnata”.

Così Alessandro Sirolli, già direttore del Centro diurno psichiatrico della Asl dell’Aquila, presidente dell’Associazione 180 amici per la tutela della salute mentale, promotrice del Comitato nazionale Stop Opg, e co-referente per l’Abruzzo dell’Osservatorio nazionale sulle Rems, che denuncia un aggravio delle condizioni durante il periodo di confinamento nel quale si è praticata una ulteriore chiusura escludendo la possibilità di visita da parte dei familiari.

Strutture, le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, che ospitano gli autori di reato affetti da disturbi mentali e che hanno sostituito gli ospedali psichiatrici. Quella di Barete (L’Aquila) ospita 20 pazienti ed è l’unica per Abruzzo e Molise.

Sirolli nell’ottobre scorso ha partecipato alla visita ispettiva, insieme al direttore generale della Asl Roberto Testa, al direttore del Dipartimento Salute mentale, Alessandro Rossi, al magistrato di sorveglianza Bianca Maria Serafini, e alla responsabile del Tribunale del Malato, Paola Federici, che ha confermato alcune criticità riportate in una relazione in cui si afferma che la Rems “ha assunto ormai un aspetto sempre più detentivo e sempre meno una definizione sanitaria riabilitativa. Il clima che si è instaurato di paura diffuso sta sempre più determinando chiusure preoccupanti e separazioni tra curanti e curandi”.

Nella relazione di parla anche di “eventi critici che hanno modificato il buon andamento della Rems constatato nei precedenti report di ottobre 2016 e dicembre 2018” e si ricorda come dall’apertura, nel maggio del 2017, ci sono state 8 aggressioni tra pazienti e 21 agli operatori.

A quella visita sono seguiti “diversi tentativi di confronto con il Dipartimento di Salute mentale e col direttore generale della Asl”, dice Sirolli a L’Aquila Blog, “perché come come Comitato e come Osservatorio abbiamo dato da sempre disponibilità alla collaborazione perché la Rems tornasse ad essere una struttura tra le più virtuose d’Italia così com’è stato nei primi due anni di vita, dal 2016 al 2018”.

“È sempre stata evidenziata come una delle migliori anche dal punto di vista dei progetti sociali – rileva Sirolli – poi si è assistito a un cambiamento neanche tanto graduale ma abbastanza rapido che, anche con degli interventi di tipo architettonici e di arredo, ha portato a una separazione tra l’area clinica e quella residenziale, con una situazione che possiamo definire con episodi di intolleranza e aggressività che hanno determinato però delle risposte di chiusura, come l’installazione di una porta blindata per la separazione degli operatori dai pazienti”.

La residenza di Barete, insomma, “si è andata a connotare sempre di più come struttura detentiva anziché sanitaria”.

“Si sono registrate anche situazioni abbastanza inquietanti”, ricorda Sirolli, facendo riferimento a episodi di aggressività e casi di evasione, “il direttore generale, nell’ultimo incontro avuto a gennaio, ha lamentato il fatto che la Rems non ha finanziamenti da parte del Ministero, e questo è un problema che va affrontato in modo regionale, anzi biregionale essendo una struttura di riferimento anche per il Molise”.

“La Rems non è come qualcuno vuole interpretare la sostituzione dell’ospedale psichiatrico giudiziario”, precisa Sirolli, “ma una struttura riabilitativa integrata nel Dipartimento di Salute mentale ed è l’ultima scelta rispetto all’applicazione delle misure di sicurezza per la pericolosità sociale che la magistratura applica su malati di mente che commettono reati”.

“Esiste ancora il Codice Rocco – ricorda lo psicologo – che prevede il proscioglimento per i malati psichiatrici che si rendono responsabili di reato, il magistrato applica la misura di sicurezza, che di solito è la libertà vigilata ma in casi eccezionali può essere l’internamento”.

Sirolli evidenzia come ci siano anche problemi dovuti alla precarietà del personale e a una formazione inadeguata e alla mancanza di progetti terapeutici e riabilitativi da parte dei Centri per la Salute mentale.

“Speriamo che si torni a ragionare insieme e ad ascoltare le nostre proposte”, chiosa Sirolli rivolto a Regione e Asl.


Print Friendly and PDF

TAGS