Albani: zero contagi dato positivo ma fragile, Abruzzo inverta rotta su medicina territoriale

di Marco Signori | 30 Maggio 2020 @ 06:00 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “Il trend è positivo già da parecchi giorni, si sono ridotti parecchio i casi e azzerati i decessi, è sicuramente molto positivo e ci riempie di gioia ma dobbiamo aspettare di vedere cosa succede nelle settimane successive al 2 giugno quando ci saranno ulteriori riaperture e vedere se la popolazione continua ad essere attenta a mantenere il distanziamento e a indossare le mascherine, solo allora potremo dire che il periodo più brutto è passato”.

Per Alberto Albani, primario del pronto soccorso di Pescara e responsabile dell’unità di crisi istituita dalla Regione Abruzzo per l’emergenza Coronavirus, la prima giornata di contagio zero registrata dall’Abruzzo dall’inizio della pandemia rappresenta un dato “sicuramente positivo ma fragile”.

E avverte: “È una battaglia che dipende da ciascuno di noi, solo se ciascuno rispetta la guerra, questa può essere vinta. Noi mettiamo a disposizione monitoraggi e tamponature ma la battaglia si vince tutti insieme”.

Albani condivide le preoccupazioni di altri esperti, come il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro, sul rischio di una seconda ondata di contagi: “Potrebbe essere o subito dopo i quindici giorni successivi al 2 giugno o intorno a ottobre – rileva – periodo classico in cui torna l’influenza, stagione classica per un virus simil influenzale come il Covid che statisticamente arriva con più probabilità in autunno”. 

Il responsabile dell’unità di crisi abruzzese ritiene poi che debba essere potenziata la medicina territoriale, invertendo la tendenza degli ultimi anni che l’ha vista depotenziare a vantaggio dei grandi ospedali.

“Il Covid hospital realizzato a Pescara ha un senso perché ci ha consentito di liberare il nosocomio che per mesi ha dovuto interrompere tutte le attività ospedaliere, oggi ospita 40 pazienti e altri 4 arriveranno nei prossimi giorni da Penne”, dice Albani, “è vero d’altro canto che la rete territoriale va potenziata, lo Stato lo ha riconosciuto e il ministro Sperana ha messo a disposizione le risorse, stiamo lavorando molto su questo anche se è poco visibile all’opinione pubblica: stiamo campionando tutte le zone in cui ci possono essere focolai, rsa, carceri, situazioni in cui ci sono pazienti fragili, stiamo potenziando la rete e potremo assumere ulteriore personale e lavorare bene”.

“Se le scelte dell’Abruzzo che ha depotenziato la rete ospedaliera periferica andrà rivista? Questo a macchia di leopardo è avvenuto in tutta Italia”, rileva Albani, “in Abruzzo non c’è stato lo smantellamento feroce come in Lombardia, anche se lì la possibilità di rivolgersi a strutture di eccellenza ha fatto sì che le persone preferivano queste ai distretti. In Abruzzo ci sono stati dei tagli perché alcuni presidi non garantivano i necessari standard di sicurezza, come il numero insufficienti di parti, e c’era un piano di rientro dal debito, si è quindi cercato di dare un colpo al cerchio e uno alla botte ma adesso bisogna invertire la tendenza”.

Per il medico, insomma, occorre “potenziare il territorio perché è lì che si fa prevenzione”.


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