Al tribunale dell’Aquila uffici chiusi e telefoni muti, protestano gli avvocati

di Marco Signori | 10 Luglio 2020 @ 06:00 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “Le attività dovevano riprendere regolarmente il primo luglio ma non solo così non è stato, gli uffici sono anche irraggiungibili, nessuno risponde al telefono e mettersi in contatto con le cancellerie è praticamente impossibile!”.

Lo denuncia Maurizio Capri, presidente dell’Ordine degli Avvocati dell’Aquila, a due settimane dalla protesta della categoria contro l’impasse della giustizia e la paventata proroga del processo telematico.

“Il sistema così non funziona, ci aspettavamo tutti che a luglio tornassimo alla normalità. Nei fatti la situazione si trascina com’era durante il lockdown”, rileva Capri, “da settembre forse si vedrà qualche ripresa. La cosa più grave non sono le udienze da remoto, sperando comunque che a settembre si torni in aula, ma le cancellerie e gli uffici ancora quasi inaccessibili, per i cittadini completamente ma anche per gli avvocati”.

“Il primo luglio in base alla norma avrebbero dovuto riaprire, invece non è stato così a causa dei provvedimenti dei responsabili dei singoli uffici in virtù dell’emergenza sanitaria ancora in atto”, spiega il presidente degli Avvocati.

Il disegno di legge di conversione del decreto Rilancio è attualmente all’esame del Parlamento e contiene la proroga delle misure introdotte in via sperimentale per lo svolgimento dei processi durante il periodo emergenziale. Lo stesso ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede aveva addirittura paventato l’ipotesi di una stabilizzazione, per scongiurare una dispersione del “rilevante impegno organizzativo e di elaborazione tecnologica”.

“In via sperimentale si parla addirittura di proseguire per tutto l’anno prossimo con il processo telematico e cartolare, quello cioè che si svolge attraverso memorie scritte che vengono scambiate tramite un sistema informatico”, spiega Capri.

“Gli avvocati sono all’esasperazione, ci sono difficoltà oggettive”, insiste il presidente dell’Ordine, “per accedere agli uffici dove poter visionare le documentazioni, ad esempio, prendiamo gli appuntamenti ma si rischia di dover aspettare dieci giorni, e la cosa più grave è che non rispondono al telefono”.

“Il tribunale dell’Aquila ha istituito un Ufficio relazioni con il pubblico al quale viene dirottata qualsiasi richiesta, ma l’Urp si prende in carico la questione senza dare risposte tempestive”.

“Purtroppo non è una questione solo di tribunali”, fa osservare Capri, “ma nei tribunali diventata ingiustificabile che non si risponda neanche al telefono”.

In un primo momento si pensava che l’estensione del processo telematico potesse durare fino alla fine del prossimo anno, ma nel braccio di ferro con il governo si è arrivati a stabilire che il termine per la proroga di alcune modalità di svolgimento dell’attività giudiziaria sperimentate in questa fase di emergenza sanitaria sia fissato al 31 ottobre prossimo.

“La possibilità di continuare da remoto dovrebbe essere prevista solo per provvedimenti o udienze fissate prima del 30 giugno”, spiega infine Capri, “si sta lavorando a un altro decreto con cui lasciare in via sperimentale il processo da remoto”.


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