Al MUSPAQ, “Il Fuoco di Celestino V”

di Redazione | 19 Agosto 2022 @ 15:55 | ATTUALITA'
il fuoco di celestino
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L’AQUILA. Domenica 21 agosto 2022 alle ore 18,00 presso il MU.SP.A.C. Museo Sperimentale d’Arte Contemporanea dell’Aquila, s’inaugurerà la mostra Il Fuoco di Celestino V, che rientra nel progetto Annuale 2022.

In continuità con la mostra Annuale 2000, Lo scandalo dello spirito, che si svolse con il patrocinio del Ministero dei Beni Culturali e con il contributo della Regione Abruzzo nei sotterranei del Castello Cinquecentesco dell’Aquila, saranno esposte opere di artisti contemporanei di rilievo internazionale, che rimandano ai valori universali della pace, della solidarietà e del perdono divulgati dal papa Celestino V.

Non a caso, prima ancora del “gran rifiuto”, non volle benedire gli eserciti delle crociate che si recavano in guerra, preferendo l’ascolto divino negli eremi delle montagne d’Abruzzo.

Fra le diverse opere in mostra, che furono realizzate appositamente per l’Annuale 2000, un riferimento più stretto con Celestino V viene dato da quelle di Fabio Mauri, che facevano parte dell’istallazione “Celestino V, una storia moderna”, con relativo testo autografo, da quella di Luca Maria Patella, Vas Caelestinus V (un mosaico di un Vas alchemicum, “vaso ritratto” alto m. 2,50 ) e da quella di Joseph Kosuth, dal titolo “Vita et miracula, (-) , 2000, di cui sarà esposta la documentazione fotografica e il video.

Accanto ad alcune opere di Jannis Kounellis (Pireo 1936 – Roma 2017) – uno dei più grandi artisti europei del secondo dopoguerra, protagonista indiscusso del movimento dell’Arte Povera italiana – in cui predomina la traccia del fuoco e del tempo, sarà esposto per la prima volta negli spazi del MUSPAC un suo famoso “libro d’artista”, quanto mai attuale in tempi di guerra, dal titolo “La via del sangue”, pubblicato dalla galleria “La Salita” di Roma nel 1973, all’interno dell’esposizione “Apollo”. 

In quella occasione l’artista si recava quotidianamente in galleria: accendeva un cerino e lo incollava sulle pagine del libro. Come scrive Giorgio Maffei: “[…] l’artista esercita l’azione dell’accensione e della bruciatura che investe la carta stessa della pagina. Il fuoco è la causa e il carbone è il residuo di un processo duraturo nel tempo che si ripete sette volte, quanti i giorni della settimana indicati con una scrittura manoscritta sulla pagina stessa. Il libro d’artista diviene palcoscenico di una rappresentazione, testimone di un evento performativo e la sua pagina, fattasi oggetto tridimensionale al di fuori della tradizione gutenberghiana, assurge a luogo della narrazione”.

Il libro fu firmato generosamente dall’artista in occasione di una sua visita presso la sede del MUSPAC, in via Paganica, prima del terremoto del 2009.

Durante la mostra, per la rassegna ART e CINEMA verranno proiettati dei video sul lavoro degli artisti presenti in mostra, tra cui quello riguardante i preparativi dell’allestimento della mostra Annuale 2000, Lo scandalo dello spirito, dedicata a Celestino V.

Riportiamo di seguito i testi autografi di Fabio Mauri e Luca Maria Patella, riguardanti le loro opere.

Il fuoco di Celestino

 

DE VITA SOLITARIA / DE ALTISSIMA VITA

“Vas Physiognomicum Caelestinus V” 

c’è chi guarda il Sole, le Stelle, il Tempo che scorre eterno e perfetto, senza paura  

Horatius 

..Celestino rappresenta un emblema storico di grande significato, dato che le dinamiche del potere – anche nel nostro mondo – sembrano ottusamente preminenti, rispetto a quelle della Psiche, della Cultura, e di.. un’altissima Vita.   ..Ma l’Arte, nei suoi significati profondi: non è proprio il luogo che si oppone a questo stato di cose? 

Vorrei aggiungere che, anche all’interno della ricerca artistica, esistono forse dei ..celestini, magari un po’ sommersi o avversati, in quanto tenacemente contrari al vento unicamente promanato dalle convenzioni & dal consumo. Non parlo – sia chiaro – tanto o solo pro domo mea; voglio invece suggerire a qualche coraggioso intellettuale, di prendere le distanze e guardare in profondità (volendo, possiamo anche limitarci alla produzione degli italiani, o del Concettualismo italiano, in particolare). 

Prendere magari..  potere (un po’ più “vero” ed elevato al contempo) prendendo coscienza di realtà sottaciute o minimizzate. Per mia parte, credo si tratti di realtà sostanziali proprio a causa del loro apporto, che è consapevole della dimensione Storica. 

Passiamo alle mie opere esposte (sotto il “cartiglio” dal titolo): 3 “Vasi Fisiognomici”. 

Il visitatore si sarà reso conto che essi sono perfettamente delineati a partire da profili umani, che si scorgono o.. scoprono (!) nel vuoto, ai lati dei Vasi. È questo un classico della mia produzione e che muove dall’inizio degli anni ’80. Qui, a mo’ di aneddoto, potrò ricordare una bambina di cinque anni, che – posta di fronte ad una delle Coppe – subito reagì (..a differenza di un noto critico) indicando: “la testa !”. 

Ho realizzato Complessi di Vasi, dipinti o tridimensionali (in marmo, in oro..): tratti da profili di personaggi storici, o anche di viventi. Dei veri e propri “vasi-ritratti”, poiché ogni persona, ovviamente possiede un suo caratteristico profilo, e quindi un possibile Vas individuale, spesso assai diverso dagli altri. 

Potrò anche aggiungere che – di questi tempi – in una piazza centrale di Bruxelles, sta iniziando la costruzione di una grande “Magrittefontaine” (Fontaine Physiognomique) esattamente tornita (in “pierre bleue“, la pietra magrittiana) su profilo del maestro surrealista, nome tutelare non solo dell’arte belga. Un grande Vaso lapideo da cui zampilla in alto il “Jet d’eau”, che ricade tutto intorno, a cortina, in un’apposita vasca, velando e muovendo il profilo. 

Proviamo ora a saggiare qualche “contenuto” un poco più “Secretum” (..il Vas contiene lo Spirito?). Il “Vas alchemicum” corrisponde simbolicamente alla testa, elaboratrice delle idee, nell’ ”Opus”. ..C’è quindi una perfetta corrispondenza nelle mie coppe-teste! Ma mi son chiesto anche qualcos’altro: perché i manieristi o gli artisti barocchi non li hanno realizzati? (oltretutto lo studio della “figura/sfondo” non è tanto cosa “gestaltica”, quanto assai più antica: medievale, greco-romana, e ancora precedente). Sarebbero stati, credo – anche per i manieristi – troppo antinaturalistici! (pur nella loro forma equilibrata, e nella foggia ben tornita o delineata). O, altrimenti, potrebbero essere quasi “orientali”, simili vasi? (data la: presenza che si localizza nell’assenza. 

Il “Tao” racconta di un’artista che, invece di rappresentare i corpi, si concentrava sul vuoto che li circonda). 

I Vasa rispecchiano inoltre – nella loro configurazione – gli stili del tempo: sono, ad esempio, euritmici quelli quattrocenteschi, tormentati i tardocinquecenteschi.. Mi sono anche sorpreso, nel realizzare il vaso – ritratto di un amico artista orientale, H.H. Lim: ..è risultato con andamenti a pagoda; questo non me lo aspettavo proprio! 

Eccoci ora, più specificamente, ai 3 “Vasa Physiognomica” esposti nella mia installazione: i 2 Tondi dipinti (..Nigredo e Rubedo? o, più semplicemente, i classici colori del Libro e della Stampa, storici?) appartengono rispettivamente a Dante e ad Horatius. Si tratta forse di un richiamo – così come per il titolo dell’installazione – alla classicità insita nella cultura di Celestino; nonché alle note vicende storiche? Certo, ma anche magari una contiguità geografica, per Horatius; mentre l’altro grandissimo – DANte – ..non ha colto nel segno, parlando di “viltate”. 

Ed ecco infine il grande “Vas Caelestinus V”, dalla campitura araldica, vibrante per le tessere del mosaico. Esso è stato eseguito con maestria, in un laboratorio aquilano, dietro mio preciso disegno progettuale e sotto la capace e cortese guida di Enrico Sconci. Il profilo è tratto da un’incisione calcografica settecentesca (per l’esattezza – e data l’arbitrarietà della fonte – ne ho leggermente “migliorate” le proporzioni, apportandovi qualche modifica, dettata magari da.. Paolo Uccello!); la scritta – titolo sottostante proviene – solo ingrandita – da un repertorio secentesco “Summorum Pontificum”, del De Cavalleriis. 

Ma ora vorrei concludere, salutandovi e ri-assumendo quanto ho affermato: in definitiva, questa grande e “pesantissima (!) pagina”, di cui sono grato agli amici aquilani: viene a ricordarci la forza e la libertà dell’Essere; viene a parlarci di una possibile, altissima (altrissima?) Vita!

Luca Maria Patella

 


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