L’AQUILA – Una vicenda di violenza domestica si intreccia con un inatteso ritorno alla convivenza. Come riporta Il Messaggero, una professionista aquilana di 54 anni aveva denunciato il compagno, 55enne libero professionista, accusandolo di atti persecutori, aggressioni e minacce ripetute. Nonostante ciò, la donna ha deciso di perdonarlo e di riprendere a vivere con lui.
Secondo il racconto della vittima, l’uomo l’avrebbe colpita con morsi al naso, testate al viso, pugni e strattoni, sottoponendola per un anno e mezzo a continue vessazioni fisiche e psicologiche. Gli episodi sarebbero avvenuti anche in presenza di altre persone: insulti, denigrazioni, aggressioni fisiche e minacce di morte.
In un’occasione, sempre secondo l’accusa, la donna sarebbe stata afferrata per il braccio e trascinata lungo la tromba delle scale, buttata a terra senza giaccone e telefono, con il portone di casa chiuso dall’interno. Solo grazie all’intervento della sorella del compagno era riuscita a recuperare i suoi effetti personali.
Nonostante la riappacificazione e la scelta della donna di tornare a convivere con lui, il 55enne dovrà comunque affrontare il processo, che si aprirà il prossimo ottobre. Il reato contestato è quello di atti persecutori, che prevede pene da 2 a 6 anni di reclusione.
L’avvocato difensore dell’imputato, Francesco Saverio De Nardis, ha sottolineato come la decisione della compagna di tornare a vivere con l’uomo dimostri la volontà di superare il conflitto. Tuttavia, per la legge, il perdono personale non estingue il procedimento penale.
Il caso solleva riflessioni delicate: da un lato le denunce e la gravità delle accuse, dall’altro il gesto di perdono e la ripresa della convivenza. «Se non te ne vai questa volta ti ammazzo sul serio», sarebbe stata una delle frasi pronunciate dall’imputato, riportate agli atti. Oggi quelle parole, così come le minacce e le aggressioni, saranno comunque oggetto del giudizio in tribunale.
Il processo dirà se si è trattato di un rapporto segnato da violenza o se, come sostiene la difesa, le accuse debbano essere ridimensionate. Resta il fatto che la donna, nonostante tutto, ha deciso di tornare a vivere con lui.









