Abruzzo, zona arancione. Autocertificazione falsa? Fino a 6 anni di carcere

di Cristina D'Armi | 20 Gennaio 2021 @ 06:11 | LA LEGGE E LA DIFESA
autocertificazione
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L’AQUILA – Dopo la comunicazione del ministro Speranza al presidente della Regione Marsilio, l’Abruzzo è tornato in zona arancione. Nella fascia intermedia, ricordiamo, l’autocertificazione è necessaria per passare di regione in regione, o in caso di spostamenti durante il coprifuoco che non siano giustificati da motivi di lavoro, salute o necessità.

Autocertificazione falsa? Si rischia fino a 6 anni di carcere

Attenzione alla compilazione del modulo di autocertificazione: dichiarare il falso è un vero e proprio reato. La legge stabilisce che dichiarare motivazioni false nell’autocertificazione, non è un illecito amministrativo come previsto per la violazione dell’obbligo di indossare la mascherina,  ma un è vero e proprio reato previsto dal Codice penale. Il cittadino che consegna l’autocertificazione alle Forze dell’ordine, infatti, è responsabile sia civilmente che penalmente. E’ prevista una pena fino a 6 anni di reclusione per colui  che dichiara falso, o, addirittura, inesistente motivo di lavoro o salute.

Art. 483 c.p.

“Chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a due anni. Se si tratta di false attestazioni in atti dello stato civile, la reclusione non può essere inferiore a tre mesi”.

Solitamente la verifica delle informazioni non avviene al momento del controllo, poiché le forze di polizia, per controllare la tesi, possono chiamare il datore di lavoro, le strutture sanitarie o svolgere un incrocio degli indirizzi di provenienza e destinazione scritti sul modulo. Chi consegna l’autodichiarazione, può sostituite la precedente allegandone una nuova con dichiarazione sostitutiva.  

Non rischia nulla chi rilascia una dichiarazione falsa se ha ad oggetto fatti futuri.

La prova di un fatto, infatti, pretende che questo sia già venuto ad esistenza. Di conseguenza la falsa dichiarazione di una mera intenzione non può avere efficacia probatoria e perciò offendere il bene giuridico proprio dei delitti di falso. La conferma arriva dal Tribunale di Milano nella sentenza n. 1940 del 16 novembre 2020. Nel dettaglio, durante il periodo di lockdown, un soggetto aveva dichiarato di doversi recare ad effettuare la riparazione di una caldaia. Le indagini avevano appurato che il dichiarante era già stato ad effettuare un intervento, ma avevano smentito che dovesse effettuarne un altro. Il GIP ha assolto l’imputato ex art. 129 c.p.p., ritenendo l’insussistenza del fatto.

Chi dichiara il falso, oltre a reclusione e denuncia per falsa attestazione e dichiarazioni mendaci,  rischia una sanzione amministrativa per violazione delle misure anti-Covid, con multa che va da 400 a 1000 euro.

 


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