Abruzzo, ripresa debole. In provincia dell’Aquila crescono turismo, costruzioni e artigianato

di Alessio Ludovici | 27 Ottobre 2023 @ 06:00 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Tornano a crescere i flussi turistici di italiani e stranieri in Abruzzo e la provincia dell’Aquila fa la sua parte con la migliore performance rispetto al 2021 con una crescita degli arrivi del 48%. E’ uno degli spunti offerti da Economia e Società, il consueto rapporto del CRESA – Centro Studi dell’Agenzia per lo Sviluppo della Camera di Commercio del Gran Sasso d’Italia.

La regione, è stato spiegato durante la presentazione del rapporto, mostra nel complesso deboli segni di ripresa, spesso di intensità inferiore non solo alla media del Paese ma anche al Mezzogiorno, motivo per cui l’Abruzzo ha recuperato solo in parte i livelli pre pandemici.
Per quanto riguarda l’andamento delle variabili macroeconomiche regionali il 2022 registra gli aumenti del Pil (secondo l’indicatore ITER della Banca d’Italia +3,3% inferiore alla variazione nazionale) e dei consumi (+5,3%) sebbene con una dinamica in progressivo rallentamento. La Svimez ha stimato per il 2023 una crescita in ulteriore decelerazione, di intensità pari al Mezzogiorno e leggermente inferiore all’Italia.

Diminuiscono anche imprese attive, soprattutto per le flessioni nella provincia di Pescara. In leggere crescita quella dell’Aquila. Il dato complessivo regionale  arriva dalle flessioni nelle costruzioni (-0,1%) e nel commercio (-3,0%), nell’agricoltura (-1,6%) e nel manifatturiero (-1,4%). Aumentano solo i servizi (+0,5%) grazie al contributo delle attività professionali, scientifiche e tecniche, immobiliari, di noleggio, agenzie di viaggi e servizi alle imprese. La struttura imprenditoriale regionale, al pari di quella italiana, continua a rafforzarsi: le società di capitali, che rappresentano circa un quarto del totale delle imprese abruzzesi, riportano un +4,0%, quelle di persone e le imprese individuali, che restano prevalenti, un -1,8% e un -2,8%.

Gli scambi commerciali con l’estero confermano un andamento moderatamente crescente con variazioni delle vendite (+2,1%) e degli acquisti (+16,2%) positive ma assai inferiori a quelle medie italiane (+20,0% e +36,4%).

Dopo la forte riduzione del 2020 e la ripresa del 2021, il mercato del lavoro regionale mostra segni di difficoltà con valori dei principali indicatori migliori del Mezzogiorno ma peggiori del Centro-Nord e andamenti che evidenziano una maggiore debolezza della ripresa abruzzese anche rispetto alla circoscrizione di appartenenza. In flessione le forze di lavoro (-0,2%; Italia: +0,8%), gli occupati (-0,3%; Italia: +2,4%) e gli inattivi (-3,2% contro -3,6%), in aumento i disoccupati (+0,6%; Italia: -14,3%). Le forze di lavoro e gli occupati abruzzesi fanno osservare contrazioni della componente maschile e aumenti della femminile.

Continua a diminuire la popolazione abruzzese che al 31 dicembre 2022 è composta da 1.269.860 persone con un calo tendenziale del 4,8‰ (Italia: -3,0‰). Negativa la dinamica naturale (-6,9‰; Italia: -5,4‰), positiva quella migratoria (+2,1‰; Italia: +2,4‰) grazie al solo apporto della componente estera (+3,6‰). Gli stranieri (6,4% del totale) diminuiscono dell’1,7%. Drammatico è l’andamento demografico per classi di età: gli indici di vecchiaia e di dipendenza e l’età media registrano un peggioramento della situazione con un aggravio del carico sociale ed economico riconducibile all’aumento degli anziani e alla diminuzione dei giovani.

Per istruzione, competenza nonché occupazione e migrazione giovanili l’Abruzzo si colloca in posizione intermedia tra Centro-Nord e Mezzogiorno e figura tra le prime regioni meridionali ma mostra al contempo una minore velocità di sviluppo. Tale ritardo accresce la poca vivibilità della regione e alimenta il decremento demografico che, indebolendo la grande risorsa rappresentata dalla platea dei giovani, rappresenta il vero pericolo per il futuro. 


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