di Maria Cattini – Se con l’elezione di D’Alfonso qualcuno si era illuso di poter riesumare l’età dell’oro democristiana, con Marco Marsilio sembra di essere subito ripiombati nelle più sterili liturgie della politica italiana. Liturgie fatte solo di guerre per accaparrarsi le poltrone per le poltrone, senza neanche rendersi conto quanto siano ormai divenuti effimeri e controproducenti certi ruoli. Pensate: dopo quasi dieci anni di commissariamento, c’è ancora chi si litiga il posto da Assessore alla Sanità o quello al Bilancio, dimostrando solo di essere totalmente ignaro della penosa situazione delle casse regionali e della sanità.
Mentre i suoi litigano per le poltrone, Marsilio, il politico romano che per un destino cinico e baro è stato prima paracaduto e poi eletto Presidente dell’Abruzzo, continua ad aggirarsi nei palazzi della Regione come uno squalo fuor d’acqua, accompagnato solo dall’immancabile banco di affamati pesci pilota. E, col passare dei giorni, aumenta la sensazione che la sua vittoria elettorale sia stata, in realtà, una vittoria di Pirro.
Il neo Presidente, infatti, dopo le cerimonie del passaggio di consegne a Palazzo Silone, da giorni rimane silente e guardingo, assediato da una maggioranza di cui lui rappresenta solo una minoranza. Situazione non proprio ideale per qualsiasi politico abruzzese di razza, figuriamoci per uno che cerca ancora di capire bene dove sia finito.
Il suo predecessore D’Alfonso, pur essendo stato di fatto anche alla guida del PD regionale, all’epoca il maggior partito della coalizione, ha faticato non poco a dettare la linea in Consiglio regionale. Resosi conto di non poter governare il Consiglio, D’Alfonso arrivò a stizzirsi talmente da definire l’Assemblea regionale una “cloaca” inutile e a paragonare, con una metafora raggelante, i consiglieri ad Alfredino Rampi.
Nella Legislatura appena iniziata, se la Lega dovesse ottenere i quattro assessori in Giunta che rivendica, per Marsilio i problemi e le difficoltà si raddoppieranno: oltre a doversi confrontare in Consiglio regionale con le tante anime della sua coalizione e quelle dell’opposizione, anche all’interno della Giunta esisterà una maggioranza, quella della Lega, difficilmente controllabile. Insomma, prima ancora di cominciare, Marsilio rischia di diventare ostaggio di un’altra maggioranza che risponde solo a Salvini, non certo il più malleabile dei suoi alleati.
Con le geometrie politiche che si stanno delineando in Consiglio e in Giunta regionale, Marsilio si troverà da subito nella condizione di dover accettare o il ruolo della testa di legno oppure tentare di comandare senza avere però i numeri reali per farlo. Ovviamente questa palese ingovernabilità non porterà mai ad elezioni anticipate. A parte il caso di arresti eclatanti, infatti, la storia della Regione ci insegna che nessuno dei Consiglieri appena eletti si sognerebbe mai di tornare alle elezioni e di rinunciare alle ricche indennità appena conquistate. Ma per gli abruzzesi questo ennesimo stallo politico significherà che la “pagina” la volteranno la prossima volta. Come sempre è accaduto negli ultimi venticinque anni. Pazienza.

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