di Maria Cattini – Svanito definitivamente il sogno dell’antitrust, Giovanni Legnini esce dall’ombra e ufficializza finalmente la sua candidatura alla Presidenza della Regione Abruzzo, abbracciato da tutti i sindaci di area centro sinistra…e non solo.
“Dell’eredità prenderemo tutto ciò che c’è di buono e ce n’è, mentre cambieremo tutto ciò che c’è da cambiare”, ha promesso Legnini ai sindaci che sono accorsi ad acclamarlo ieri a Pescara. “I cittadini e gli amministratori ci chiedono di cambiare, noi vogliamo scrivere una pagina nuova per questa regione e non abbiamo bisogno di segnare né continuità né discontinuità, ma abbiamo bisogno che questa regione possa volare alto e guardare al futuro”. In pratica, Legnini promette, neanche troppo celatamente, di cambiare tutto perché tutto resti uguali. Musica per le orecchie della miriade di “tengo famiglia” della politica abruzzese. Soprattutto quelli che temono di rimanere orfani e senza stipendio. Così molti, moltissimi, si sono disperatamente abbracciati a Legnini, tanto da riempire sette liste in suo appoggio. Tra i nomi dei sempreverdi “responsabili” che promettono (per l’ennesima volta) di cambiare l’Abruzzo, Peppe Di Pangrazio, in attesa di sapere cosa farà il fratello Giovanni con le Civiche: l’unico problema rimane quello di avere la deroga ai tre mandati dal Partito Democratico. Infatti, sono talmente tanti gli anni che Di Pangrazio si aggira per l’Emiciclo che affiancare il nome di “Sua Peppanza” al concetto di “nuovo” potrebbe imbarazzare chiunque, anche il Pd.
Pronta a portare il suo contributo, almeno come “porta fortuna”, anche l’ex senatrice Federica Chiavaroli. Ex FI, ex NCD, ex renziana, anche lei oggi aggrappa le sue speranze a Legnini, insieme ad un altro esperto di salto del fosso come Giorgio D’Ignazio. All’appello di Legnini hanno risposto anche figli d’arte come Alessio Di Masci, figlio dell’indimenticabile ex sindaco di Sulmona Bruno.
Tutto questo mentre il centro destra, dato per favorito nei sondaggi, ancora non riesce a digerire l’insolita candidatura come Presidente del senatore di Fratelli d’Italia Marco Marsilio.
Scrive oggi Il Fatto Quotidiano: “Le parole del presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi con la sua benedizione a Marco Marsilio di Fratelli d’Italia, se possibile, hanno alimentato i malumori, anziché placarli: “Non c’è ancora la decisione definitiva, ma ritengo che Marsilio abbia più degli altri candidati le caratteristiche migliori, per competenza, prestigio ed esperienza” ha detto l’ex Cavaliere. Le parole di Berlusconi però hanno dato la stura anche alle indiscrezioni e all’ipotesi che più di tutte fa paura. Ossia che alcuni esponenti di peso del partito possano addirittura traslocare armi e bagagli (e soprattutto pacchetti di voti) dalle parti del campo largo, aperto a progressisti e liberali, che sta cercando di coagulare il candidato di centrosinistra, Giovanni Legnini, che lavora a una costellazione di liste per drenare più voti possibile in questa campagna elettorale difficile, oltre che molto costosa. “Non vi sarà più un partito e satelliti di quel partito”. Fabrizio Di Stefano già da mesi, subodorata l’intenzione di Forza Italia di non spendersi per la sua candidatura a governatore, ha ben pensato di mettersi in cammino autonomamente alla guida di una serie di liste civiche. A chi gli ha chiesto se le porterebbe in dono a Legnini ha risposto sibillino. “La discesa in campo di Legnini alza l’asticella della qualità politica. Lo stimo ma ha un percorso politico molto lontano dal mio. È evidente che io non dovrei starci, però dico anche a chi sostiene che non dovrei appoggiarlo che dovrebbe, forse, pensare anche al fatto che la stessa coerenza dovrebbe portarmi, quindi, a non convergere sul centrodestra”. Più che l’annuncio di un cambio di campo, forse l’estremo tentativo di sbarrare la strada a Marsilio. Su cui il sempre esuberante Matteo Salvini della Lega non ha ancora pronunciato mezza parola. “Il tempo è scaduto” dicono quanto sono ben consapevoli che, al netto delle prese di posizione tattiche, qualcosa nella coalizione scricchioli pesantemente.
Anche per il quotidiano “La Verità” diretto da Maurizio Belpietro in Abruzzo c’è puzza di nuovo patto del Nazareno. In un lungo articolo dove si ricostruisce la situazione elettorale abruzzese, si identifica nella mancata candidatura alla Presidenza della Regione di Antonio Martino il “casus belli” che potrebbe portare molti forzisti, e non son solo Di Stefano, ad appoggiare più o meno apertamente Legnini. Anche Martino, infatti, prima di diventare un deputato di Forza Italia, è stato un renziano della prima ora.

Il senatore Nazario Pagano, coordinatore di Forza Italia in Abruzzo smentisce con un comunicato l’ipotesi Nazareno bis: “Leggo su La Verità di ieri e su Il Fatto Quotidiano di oggi una ricostruzione che definisco con un eufemismo una fantasiosa fake news, secondo la quale in Abruzzo Forza Italia sarebbe pronta ad appoggiare il Pd. Mi spiace deludere le due testate, sempre impegnate-anziché a dar notizie appetibili- a osannare il governo e a delegittimare Forza Italia, ma l’alleanza di centrodestra in Abruzzo è ben salda. Ci vuole un’enorme fantasia, per ipotizzare un’alleanza con il Partito democratico, considerando che il principale suo sponsor in Abruzzo è l’ex Presidente della giunta regionale Luciano D’Alfonso, a cui abbiamo fatto una durissima opposizione in questi anni”.

Tra l’usato sicuro proposto da Legnini e il caos proposto dal centro destra, resta da vedere cosa riuscirà a fare la candidata del Movimento 5 Stelle, Sara Marcozzi. I sondaggi attualmente danno il suo nome come tra i più apprezzati ma i giornali abruzzesi hanno già scelto Legnini come il “salvatore della patria” e spingono il suo nome quotidianamente. Inoltre il Movimento 5 Stelle corre da solo contro due coalizioni di cui una, quella di Legnini appunto, che già può contare sette liste d’appoggio. Una battaglia difficilissima quella di Sara, che ora può solo sperare in un forte segnale di rigurgito degli abruzzesi davanti alla solita minestra riscaldata proposta dagli altri partiti.

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