Abruzzo in cifre, in 5 anni scomparsa una cittadina di 20mila abitanti

di Alessio Ludovici | 18 Settembre 2020 @ 06:13 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Dal 2015 al 2020 l’Abruzzo ha perso più di 20mila residenti, quasi la metà in provincia dell’Aquila ed il bilancio demografico non è stato compensato dall’andamento dei saldi migratori, la popolazione straniera è solo lievemente aumentata nel frattempo.

Sono i dati certificati da Abruzzo in Cifre 2020, una pubblicazione dell’Ufficio statistico della Regione Abruzzo.

Analizzando diversi macro tematiche (popolazione, ambiente, energia, agricoltura, lavoro) s’intendono offrire dati utili per comprendere i trend della nostra regione ai possibili fruitori: professionisti, studenti, cittadini, operatori economici, imprese, enti e istituzioni. I dati fanno chiarezza sulla discussione che c’è stata in questi mesi circa la riscoperta delle aree interne, una riscoperta che, evidentemente, non compensa le necessità lavorative e di vita di una popolazione molto più vasta di quella che, ad esempio, riesce effettivamente a vivere di turismo e della riscoperta di montagne, parchi e borghi. 

Da un punto di vista demografico, come anticipato, è proprio la provincia dell’Aquila quella più in difficoltà,  con indici in diminuzione molto più marcati rispetto al resto della regione e alla media nazionale e questo nonostante sia quella che beneficia di più dei flussi migratori in entrata. Il tasso di invecchiamento della popolazione continua inoltre a crescere.  A complicare le cose, almeno per quanto riguarda in particolare la città dell’Aquila, il sensibile calo, secondo l’Ufficio statistico della Regione Abruzzo, degli iscritti all’Università degli Studi di L’Aquila, poco meno di 16mila. Complessivamenti il numero di iscritti negli atenei abruzzesi è in continua diminuzione negli ultimi anni: nell’a.a. 2018/2019 gli iscritti sono stati 45.286 in diminuzione rispetto all’a.a. 2017/2018 (46.230) come anche gli immatricolati passati da 6.326 nel 2017/2018 a 6.174 nel 2019/2020.

Sul fronte energetico in Abruzzo sono in calo in consumi nel comparto industriale e, appunto, in quello domestico mentre crescono nell’agricoltura e nel terziario. L’Abruzzo non è autosufficiente da un punto di vista energetico, consumiamo il 24% di energia elettrica in più di quella che produciamo, nonostante la crescita del contributo delle fonti rinnovabili, dal fotovoltaico all’eolico alle bioenergie. 

Buoni i dati sulla raccolta differenziata, anche se è in continuo aumento la produzione di rifiuti urbani, che si attesta attorno al 60% con buoni risultati soprattutto sulla costa e risultati meno incoraggianti, ma in miglioramento, nell’Abruzzo interno.

Sul fronte lavorativo nel 2019 sono leggermente calate le unità attive, un trend consolidato nelle province dell’Aquila e di Teramo e contrario a quello, in crescita, di Pescara e Teramo. Il settore più importante, da un punto di vista delle unità locali, è quello del commercio all’ingrosso e al dettaglio, seguito dall’agricoltura, le costruzioni e quindi dal manifatturiero e dai servizi di alloggio e ristorazione, mentre, da un punto di vista degli addetti, è ancora il manifatturiero, con più di 90mila tute blu, il comparto più importante. 

Il valore economico delle esportazioni è stato di 8 miliardi e 648 milioni di euro rispetto a un import di 4 miliardi e 192 milioni di euro, con una bilancia commerciale ampiamente positiva e un aumento, negli anni, sia dell’import che dell’export. Il tasso di attività in Abruzzo è del 49,1%, poco al di sotto della media nazionale (44,9%), ma nella graduatoria decrescente risulta ancora in testa rispetto alle altre regioni del sud.  Il tasso di disoccupazione per l’Abruzzo, è cresciuto complessivamente dal 7,96% nel 2009 all’11,23% nel 2019, valori minori li registrano le province di Teramo e L’Aquila.

Teramo è la provincia abruzzese con il maggior numero di arrivi nelle strutture ricettive (562.769 turisti) seguita da L’Aquila (403.761) di poco superiore alla provincia di Pescara (377.066) e, infine, Chieti con 299.570 arrivi. I turisti stranieri, seppure aumentati negli anni, rappresentano risulta modesto. Stabili i dati sull’agricoltura, con una crescita ancora modesta delle imprese biologiche, e complessivamente positivi i dati sulla salute e la sanità, con tutti i suoi limiti: per quanto riguarda il tasso di ospedalizzazione fuori regione, per gli acuti in regime ordinario, l’Abruzzo con un valore pari a 17,0 si colloca ben al di sopra della media nazionale dell’8%.


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