La pesante accusa di “furto di democrazia”, lanciata oggi contro il Movimento 5 Stelle dal consigliere regionale Giovanni Legnini (Legnini Presidente) dalle colonne de Il Messaggero, ha provocato una dura risposta della capogruppo Sara Marcozzi.

“Dal consigliere Legnini, più che continue richieste, ci aspettiamo qualche ragionevole rinuncia.- scrive la Marcozzi (M5S)- Ci risulta, a tal proposito, che si avvalga ancora dell’autista e della scorta previsti per lo spirato incarico di Vice Presidente del CSM e, contestualmente, dall’odierno incarico di consigliere regionale, oltre all’indennità di € 5.400, percepisce € 4.500/mese come rimborso spese per i viaggi. Non sarebbe il caso di tagliare una delle due spese che gravano sui cittadini?”.

Nel lungo comunicato, la Marcozzi non si limita a sottolineare i benefici di cui gode ancora Legnini, che da nove mesi non ricopre più alcun incarico al CSM. Dopo le accuse del PD che aveva definito una “farsa” la mancata elezione di Legnini alla presidenza della Commissione vigilanza per quello che secondo loro rappresenta l’inciucio Lega-M5S, la Marcozzi si dichiara stupita della “reazione scomposta del centrosinistra regionale che rivendica ruoli e incarichi come se fossero, non si comprende per quale ragione, diritti acquisiti. Le polemiche sull’assunto “furto di democrazia” e le teorie del complotto cui si sta abbandonando la coalizione con a capo Giovanni Legnini sono prive di fondamento- ribadisce la Marcozzi- e, mi permetto di dire, di pudore. Il M5S è la prima forza politica di opposizione con il 20,5% dei consensi degli abruzzesi, il doppio rispetto al partito più votato della coalizione di centrosinistra. Il M5S conta 7 consiglieri eletti, l’intera coalizione di centrosinistra solo 6. Se ne facciano una ragione! Nonostante ciò, contrariamente a quanto posto in atto nella passata legislatura da chi oggi siede accanto a Legnini in Consiglio Regionale, il M5S ha garantito la pluralità e la rappresentatività di tutte le forze politiche permettendo l’elezione del Consigliere Pepe a segretario dell’Ufficio di Presidenza. Qualcuno finge di non ricordare che, grazie all’ingerenza del PD, nella passata legislatura, alla presidenza della Vigilanza venne eletto Mauro Febbo e il M5S fu escluso da ogni incarico all’interno dell’ufficio di Presidenza. Chi oggi si erge a difensore della democrazia finge di non ricordare che il governo composto da chi oggi siede accanto a Legnini ha, nell’ordine: modificato il regolamento per ridurre le facoltà di sindacato ispettivo, cancellato la discussione in aula delle risoluzioni, istituito la c.d. “ghigliottina” sugli emendamenti delle opposizioni, modificato (pochi mesi prima del voto) la legge elettorale regionale con un provvedimento pensato ad hoc per consentire la candidatura dell’allora vice presidente del CSM Giovanni Legnini, e non costringerlo ad imbarazzanti e poco istituzionali dimissioni”.

“Una sinistra, se ancora così si può chiamare, attenta solo a prendere quanto più possibile e ad interpretare le leggi a proprio uso e consumo. Sono gli stessi che partecipano alle elezioni con 8 liste civetta, per rastrellare quanti più voti possibili, e poi presentano un infondato ricorso al TAR perché il risultato non è stato di loro gradimento e la legge elettorale (approvata sempre da loro) sarebbe sbagliata. Ex post sbagliata, a seconda di ciò che conviene di più. Esattamente come, all’abbisogna, dichiarano di essere una coalizione, una cosa sola, o un gruppo di liste: quando c’è da ricoprire i ruoli di capogruppo, ad esempio, dichiarano di avere in sé diverse anime, così garantendosi 3 capigruppo (da €1.800 in più a testa al mese) per 6 consiglieri. Quando c’è da scippare altri due seggi in Consiglio Regionale, allora dichiarano di essere una cosa sola. Troppo comodo”.

Infine per la Marcozzi: “La teoria del complotto sul presunto asse Lega-M5S, a seguito dell’intollerabile onta di aver preferito a capo della vigilanza Pietro Smargiassi a Giovanni Legnini (la cui candidatura non è neanche stata avanzata, in quanto il nome dichiarato il commissione dalla sinistra è stato quello di Americo Di Benedetto) poi – continua Marcozzi – è partita dalle dichiarazioni proprio del consigliere Di Benedetto, già consigliere comunale nella città di L’Aquila, che poco più di 10 giorni fa, in consiglio comunale, si era dichiarato disposto a supportare il dimissionario sindaco di Fratelli d’Italia, Biondi, pur di non far cadere la giunta di centrodestra. Dal consigliere Legnini, più che continue richieste, ci aspettiamo qualche ragionevole rinuncia”, conclude la Marcozzi.

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