Abruzzo, il Covid torna a colpire. Dodici decessi e oltre duecento ricoveri

Covid, gli indicatori ancora tutti in salita. Nell'ultima settimana il numero dei contagi in corso ha quasi toccato quota 6mila

di Redazione | 04 Dicembre 2023 @ 05:48 | ATTUALITA'
il Covid abruzzo
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L’AQUILA – Tutti ancora in salita gli indicatori del Covid in Abruzzo: dodici morti in una settimana, uomini e donne di età comprese tra i 65 ed i 90 anni.

Un dato che segnala una ripresa del Covid in Abruzzo in pieno trend a livello nazionale. I nuovi positivi sono 2.195: quasi quattro volte di più rispetto a un mese fa. I contagiati ad oggi sfiorano quota seimila (5.895) ma in pochi si sottopongono al tampone (1.252 nell’ultima settimana) e rimane relativamente basso il numero di chi ricorre ai test antigenici e rapidi (7.738).

Negli ospedali si registrano 206 ricoverati in area medica, contro i 60 di inizio novembre, cui si aggiungono altri tre pazienti più a gravi assistiti in Terapia Intensiva.

Nel dettaglio delle province Chieti e Teramo sono le più colpite. I dati abruzzesi non vanno in controtendenza rispetto al resto d’Italia.

Situazione Covid in Italia

Nell’ultima settimana (23-29 novembre) sono stati registrati 52.177 nuovi casi positivi con una variazione del +16,1% rispetto alla settimana precedente (44.955 casi). In aumento anche i deceduti (291, +23,8% rispetto ai 235 precedenti) e i tamponi (277.938, +9% rispetto a 254.920). Sale inoltre il tasso di occupazione delle terapie intensive (1,9% il 29 novembre contro l’1,5% del 22 novembre). Questo quanto emerge dal monitoraggio della Cabina di regia del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità.

“I dati – sottolinea il direttore generale della Prevenzione sanitaria del ministero della Salute, Francesco Vaia – confermano sostanzialmente l’andamento previsto rispetto alla stagionalità. Rinnoviamo l’appello alle Regioni ad intensificare gli sforzi organizzativi e a predisporre Open Day nei quali offrire libero accesso senza prenotazione per le vaccinazioni”.

Ggli esperti

“Rinnoviamo l’appello alle Regioni ad intensificare gli sforzi organizzativi e a predisporre Open Day nei quali offrire libero accesso senza prenotazione per le vaccinazioni”, sottolinea il direttore generale della Prevenzione Sanitaria del ministero della Salute, Francesco Vaia. “Il Covid gira parecchio. Lo dicono i dati ufficiali, anche se ampiamente sottostimati, e lo si percepisce solo guardandosi intorno. Sapevamo che con il primo vero freddo avrebbe rialzato la testa, come fanno tutti i virus respiratori. L’importante è che non faccia troppi danni”, afferma invece in un’intervista, Gianni Rezza, l’ex direttore della Prevenzione al ministero della Salute, ora professore straordinario di Igiene all’Università San Raffaele di Milano. “Omicron ha una virulenza minore rispetto a Delta, però tra persone debilitate, anziani soprattutto se più in là con gli anni e immunodepressi può fare ancora danni seri quando si è persa la protezione del vaccini”, sottolinea l’esperto, “per ora registriamo un lento aumento delle ospedalizzazioni, ma la situazione potrebbe peggiorare se i contagi continueranno ad aumentare e le vaccinazioni non decolleranno”. Quindi per diminuire i contagi, per Rezza serve “ovviamente vaccinare la popolazione più a rischio. Poi a costo di essere impopolare dico anche di consigliare ai più fragili l’uso delle mascherine in situazioni di promiscuità”.

Cosa fare in caso di contagio?

Secondo l’attuale normativa, al momento non ci sono in atto restrizioni o avvertimenti particolari in caso di contagio da covid. Come riporta il sito del Ministero della Salute, nel caso in cui compaiano sintomi è necessario l’utilizzo di mascherine chirurgiche o dispositivi superiori (FFP2/FFP3).

Fino al 31 dicembre 2023 l’obbligo di indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie è limitato ai lavoratori, agli utenti e ai visitatori:

  • delle strutture sanitarie all’interno dei reparti che ospitano pazienti fragili, anziani o immunodepressi, specialmente se ad alta intensità di cura, identificati dalle direzioni sanitarie delle strutture sanitarie stesse.
  • delle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali, comprese le strutture di ospitalità e lungodegenza, le residenze sanitarie assistenziali, gli hospice, le strutture riabilitative, le strutture residenziali per anziani, anche non autosufficienti, e comunque le strutture residenziali di cui all’art. 44 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 12 gennaio 2017.

Per quanto riguarda i lavoratori, sia del pubblico che del privato, se positivi con sintomi, devono rivolgersi al proprio medico di base per concordare la malattia.

Per quanto riguarda gli studenti positivi, l’obbligo di isolamento non c’è più e in teoria i positivi possono entrare in classe, ma come per ogni altra malattia infettiva in generale si raccomanda di restare a casa, sempre dietro certificato medico, cosa che avviene normalmente quando lo studente ha la febbre o altri sintomi. Il ministero alla Salute stava per fare una circolare sul punto ma poi si è deciso di non intervenire.


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