di Maria Cattini – Al peggio non c’è mai fine e questo vale anche per quanto accade in questi giorni, durante la presidenza di Giuseppe Di Pangrazio, al Consiglio regionale. Non bastano le polemiche suscitate dall’ultimo Consiglio dove è saltata la nuova risoluzione sulla chiusura dei Punti Nascita, con tanto di rissa denunciata dal M5S in una conferenza stampa a Avezzano e ipotesi di strascichi giudiziari. L’ultima di oggi riguarda la censura, che sarebbe stata messa in atto da Di Pangrazio, di un comunicato stampa del consigliere Leandro Bracco. 

bracco1La prima versione del comunicato stampa inviato dall’Ufficio Stampa del Consiglio e pubblicato da L’AquilaBlog integralmente, riportava l’attacco di Bracco al presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio. Bracco definiva “imbarazzante e ingiustificabile” l’assenza della presidenza del Consiglio regionale al ‘Concerto per L’Aquila’ dell’Istituzione sinfonica abruzzese, che si è tenuto nella cappella Paolina del Quirinale alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella.

Il Consigliere regionale Leandro Bracco giudica “imbarazzante e ingiustificabile l’assenza della Presidenza del Consiglio regionale al “Concerto per L’Aquila” dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese, tenuto ieri nella Cappella Paolina del Quirinale alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella.” Per Bracco, “dopo la bagarre da stadio di cui Di Pangrazio si è reso protagonista martedì scorso ai margini della seduta del Consiglio regionale, quando ha impedito la discussione sui Punti Nascita e Powercrop, la grave assenza di domenica al Quirinale rileva ancora una volta la sua inadeguatezza a ricoprire il ruolo di Presidente e sereno arbitro super partes del Consiglio regionale. Come sottolineato oggi dai quotidiani, lo stesso Presidente della Repubblica ha voluto non mancare a questo appuntamento dall’alto contenuto simbolico. Per questo stesso motivo e per la delega alla Cultura ricevuta recentemente dal Presidente D’Alfonso, domenica ho ritenuto imprescindibile la mia partecipazione a Roma all’importante omaggio alla città dell’Aquila a ricordo della tragedia che l’ha colpita solo sei anni fa. Con sommo rammarico, però, ho dovuto prendere atto che né il Presidente del Consiglio Di Pangrazio, che pure trova sempre tempo e risorse economiche da investire per il Centenario del terremoto di Avezzano, né altri componenti delegati della Presidenza, e neppure gli altri sei Consiglieri regionali eletti nel collegio dell’Aquila, hanno mostrato la stessa sensibilità, disertando in massa il prestigioso evento e lasciandomi, mio malgrado, come unico rappresentante del Consiglio presente. Se i Consiglieri possono trovare qualche giustificazione per la loro assenza, quella della Presidenza del Consiglio regionale, istituzione massimamente rappresentativa dell’intero elettorato abruzzese, rimane un’assenza grave e ingiustificabile.”

braccoQuesta versione del comunicato è comparsa anche sulla pagina ufficiale del Consiglio regionale su Facebook, ma è stata prontamente rimossa dal sito del Consiglio.

In seguito, come per magia, compare una nuova versione del comunicato di Bracco molto più morbida nei confronti del presidente Di Pangrazio, ma che riporta un attacco politico soprattutto nei confronti dei sette consiglieri aquilani.

bracco2“Grave è stata l’assenza dei Consiglieri regionali aquilani al Concerto per L’Aquila della Sinfonica Abruzzese, tenutosi ieri nella Cappella Paolina del Quirinale alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella”. Lo ha detto il Consigliere Leandro Bracco, che ha aggiunto:”Come riportato oggi dai quotidiani, lo stesso Presidente della Repubblica non ha voluto mancare a questo appuntamento dall’alto contenuto simbolico. Per questo e per la delega alla Cultura ricevuta recentemente dal Presidente D’Alfonso, ho ritenuto imprescindibile la mia partecipazione a Roma a questo prestigioso omaggio alla città dell’Aquila, a ricordo della tragedia che l’ha colpita sei anni fa. Con sommo imbarazzo, però, ho dovuto prendere atto che nessuno dei sette consiglieri regionali eletti nel collegio dell’Aquila, tra questi il Presidente del Consiglio, erano presenti, lasciandomi come unico rappresentante dell’Istituzione regionale”.

Secondo Bracco (giornalista), interpellato telefonicamente da L’Aquilablog.it, Di Pangrazio (giornalista, anch’egli) si sarebbe rivolto all’Ufficio Stampa urlando e, con arroganza, avrebbe preteso che il comunicato venisse cancellato, ammorbidito e ripubblicato. Un intervento, definito da Bracco, in “perfetta matrice fascista”.

+++COMUNICATO STAMPA LEANDRO BRACCO +++

BRACCO: GIUSEPPE DI PANGRAZIO? UN CENSORE DAL COMPORTAMENTO DI MATRICE FASCISTA

Ieri mattina, domenica 29 marzo, ho preso parte al Quirinale, presso la Cappella Paolina, all’eccezionale concerto dell’orchestra sinfonica abruzzese che aveva come fine quello di ricordare e rendere omaggio alle oltre trecento vittime causate, sei anni fa, dal terrificante terremoto che colpì la città de L’Aquila.

Con mia enorme sorpresa, oltre al sottoscritto, era presente all’evento solamente il vicepresidente della Giunta abruzzese Giovanni Lolli. Degli altri trenta Consiglieri regionali e degli altri sei membri dell’esecutivo nessuna traccia.

Stamane ho contattato l’ufficio stampa del Consiglio affinchè venisse redatto un comunicato nel quale si stigmatizzasse soprattutto l’assenza del Presidente del Consiglio Giuseppe Di Pangrazio che, oltre a non essere presente, non aveva avuto neanche il buon senso di delegare, in rappresentanza dell’Ufficio di Presidenza, alcun membro dell’Ufficio di Presidenza stesso composto, ricordo, dai vicepresidenti Paolo Gatti e Lucrezio Paolini e dai Consiglieri segretari Giorgio D’Ignazio e Alessio Monaco.

Il comunicato stampa viene redatto e pubblicato sulla home page del Consiglio regionale intorno alle ore 11:40. Dopo pochi minuti, appresa la notizia, il Presidente del Consiglio Giuseppe Di Pangrazio, dal quinto piano del palazzo dell’Emiciclo dove si trovano gli uffici riservati a se stesso e ai propri collaboratori, si fionda al piano -1 (sede dell’ufficio stampa) per pretendere che il mio comunicato stampa venisse in qualche maniera reso inoffensivo. Pretesa condita da urla e toni accesi e spigolosi.

Intorno alle ore 12:30 la sorpresa. Il mio comunicato stampa non è più presente e, al suo posto, ne compare un altro la cui sostanza è a dir poco edulcorata rispetto alla prima versione. Per dimostrare la veridicità di quanto affermo, basta andare sul mio profilo Fb e constatare che cliccando sul link del primo comunicato stampa compare la dicitura “Pagina non trovata”.

Giuseppe Di Pangrazio si è reso protagonista di un comportamento arrogante di matrice fascista. Un vero e proprio censore. Invece di chiedere scusa per la sua ingiustificabile assenza nell’ambito di un evento al quale ha preso addirittura parte il Capo dello Stato Sergio Mattarella, ha preferito armarsi di ago e filo per cucire la bocca di quelle persone che, come il sottoscritto, hanno condannato senza se e senza ma la sua vergognosa assenza al Quirinale.

Per non parlare poi dell’avere aggiunto per l’ennesima volta un tassello al puzzle che si potrebbe tranquillamente intitolare: “L’inadeguatezza di Giuseppe Di Pangrazio”. Inadeguatezza che, dal 30 giugno scorso, ha preso forma in molteplici occasioni durante le quali ha dimostrato di non essere all’altezza del prestigioso ruolo che ricopre, prevalentemente per il fatto di non essere un garante dell’Assemblea regionale e di conoscerne parzialmente il regolamento. In definitiva, di non essere super partes. Punti nascita e Powercrop docet.

Ricordo allo “smemorato di Avezzano” che il primo comma dell’articolo 21 della Costituzione afferma: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. E il comma 2: “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

Alla luce di quanto accaduto appoggerò con fermezza la mozione di sfiducia che ha come fine quello di far alzare dalla poltrona della Presidenza del Consiglio il censore Di Pangrazio, nella speranza che oltre ai tredici membri delle minoranze, la mozione di sfiducia stessa possa essere appoggiata anche da almeno tre componenti la maggioranza consiliare in modo tale da raggiungere la maggioranza assoluta in Consiglio.

Concludo affermando inoltre che porterò il caso della censura da me subìta, all’attenzione dell’Ordine dei giornalisti dell’Abruzzo per comprendere i motivi che hanno portato un dipendente del Consiglio regionale (dipendente pubblico e quindi pagato con il denaro della collettività) a piegare la testa e dunque cedere all’arroganza del potere politico oltre al fatto, ovviamente, di pretendere che vengano presi tutti i provvedimenti del caso a scapito di quella persona che ha letteralmente considerato carta straccia la deontologia del giornalista.

In allegato le due versioni del comunicato stampa (quella originale, prima che venisse edulcorata, era già stata rilanciata dall’agenzia di stampa AGI).

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