Le voci si incrociano, si inseguono e si intérsecano sul futuro immediato e prossimo relativo al più importante polo della sanità aquilana: il S. Salvatore.
Fra coloro che indicano un recupero progressivo a partire dai prossimi giorni e definitivo a settembre, a coloro che auspicano la creazione di un nuovo ospedale costruito su luoghi idonei e con idonea progettazione, e anche quelli che sperano nell’Ospedale G8 più reparti chirurgi e di emergenza a Villa Letizia, è una confusione di notizie, tutte ufficiose e tutte in contraddizione.
Occorre chiarezza per non creare scoramento e senso di disorientamento ulteriore fra operatori ed utenza.
Ad esempio di è parlato di trasferimento temporaneo di personale e servizi in altre ASL, ma questa ipotesi, caldeggiatta dall’Assessore alla Sanità dott. Lanfranco Venturoni, sembra poi tramontata.
Certo non si può continuare con un ospedale da campo provvisorio ed incapace di vera accoglienza. Ad un mese quasi dal sisma e in attesa di soluzioni definitive occorre pensare all’immediato, all’oggi e al presente, all’attività routinaria di comparti medici oggi impossibilitati a seguire i loro pazienti.
Non bastano gli sforzi dei sanitari presenti sul campo, la riattivazione del laboratorio analisi o della diagnostica radiologica. La grandezza di un ospedale si misura nella efficienza anche di strutture di supporto multi specialistico di cui mai si fa cenno.
Occorre che qualcuno decida i tempi i modi e le modalità che consentano, anche attraverso un piano di dislocazione momentanea e riassorbimento in corso d’opera, del personale medico e paramedico.
Crediamo che siano chiamati a decidere, per obbligico istituzionale di ruolo, il sindaco de l’Aquila, il direttore generale e l’assessore alla Sanità e non si possa procedere nella confusione che, certamente, porterebbe ad un commissariamento d’ufficio il quale ingesserebbe una situazione già molto precaria e difficile.
Tutta la cittadinanza e tutti gli operatori chiedono quindi posizioni ufficiali certe e linee-guida dai tre soprarichiamati esponenti della gestione sanitaria locale e regionale i quali non possono continuare in questo balletto di non dichiarazioni aspettando che qualcuno, dall’alto, prenda decisioni al posto loro.

di Maria Cattini

[tratto da Gli Editoriali del Direttore – IlCapoluogo.it]

Commenti

comments