A Sulmona l’antico rito della processione del Venerdì Santo

di Fausto D'Addario | 08 Aprile 2023 @ 05:25 | I LUOGHI DELLO SPIRITO
Venerdì Santo Sulmona
Print Friendly and PDF

A Sulmona è tornato l’antico e suggestivo rito della processione serale del Venerdì Santo, dove il pathos raggiunge il suo apice nella settimana più attesa e più intensamente vissuta dai Sulmonesi. Qui i riti della Settimana Santa sono organizzati, per tradizione secolare, dalle due più importanti confraternite della città: l’Arciconfraternita della Santissima Trinità – la Fraternità della Ternità, che esisteva già nel 1320 – e la Confraternita della Madonna di Loreto, costituitasi quando cominciava a diffondersi la devozione verso la Madonna di Loreto, tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento.

Il percorso è stato quello tradizionale, tra le vie e i vicoli del centro, come era stato annunciato dal sindaco Gianfranco di Piero nella manifestazione la domenica delle palme: vengono toccati i quattro punti cardinali, a formare una croce. Un evento che è stato ben preparato. Pochi giorni fa il sorteggio del Lunedì Santo, presieduto dal rettore dei trinitari Raffaele Carrozza, per dividere le mansioni: i capi processonieri, la bara del Cristo morto, la statua dell’Addolorata, il Tronco e le mazze. Il Martedì e il Mercoledì Santo sono state giornate di prove e cariche di preparativi: i trinitari allestiscono gli arredi processionali, ordinatamente posti uno dietro l’altro nella navata della loro chiesa. I lauretani provano le fasi della Madonna che scappa. Tutto deve andare secondo il rituale stabilito; ogni persona, ogni gesto hanno un posto e un senso precisi.

Giovedì è stato il giorno dei Sepolcri, arte in cui i lauretani di Santa Maria della Tomba eccellono: è tra le tante tradizioni che segnano i riti della Settimana Santa. In ogni chiesa il pomeriggio del Giovedì Santo viene preparato e abbellito l’altare della reposizione o, popolarmente, sepolcro: una cappella, che ha il compito di custodire l’Eucarestia dopo la celebrazione della messa, per la comunione del Venerdì Santo. Qui i confratelli e i fedeli vegliano in adorazione di fronte al tabernacolo.

È stata poi la volta della lunga e intensa giornata del Venerdì Santo. Come preludio dell’appuntamento serale, la prima processione dei lauretani, più breve e raccolta, con il Cristo morto e la statua dell’Addolorata nel territorio della parrocchia, con i confratelli che non indossano il caratteristico vestito bianco e verde. Domina invece il nero, in segno di lutto. Addolorata e piangente, la spada del dolore conficcata nel cuore, disposta a fare la stessa fine al fianco del Figlio condannato: la Vergine è grande, perché ha creduto e crede che nulla è impossibile a Dio.

Venuta la sera, il piccolo ingresso della Trinità, su Corso Ovidio, diventa il punto di incontro di tutti i fedeli delle parrocchie della città e dei paesi vicini: da qui la processione del Cristo morto prende avvio per percorrere le vie del centro. È aperta dal cosiddetto tronco, una grande croce di sughero dell’orafo sulmonese Nicola Gizzi (1752), foderata di velluto rosso, attorno alla quale si avvinghiano dei tralci d’argento, conclusa alla sommità dal cartiglio con l’iscrizione INRI. È l’albero della vita, è il Signore che dice: “io sono la vite e voi siete i tralci”. Essere tralci significa dimorare nel suo amore, diffondere la sua compassione e la sua testimonianza nel mondo.

Dal coro intanto emergono le note meste e profonde del Salmo 51, il cui primo versetto Miserere mei Deus secundum misericordiam tuam, viene ripetuto, scandito dal ritmo della banda. Un salmo penitenziale, messo in bocca al peccatore che chiede la misericordia divina, che ha influenzato la riflessione di molti teologi e ha ispirato tantissime composizioni musicali. I volti dei fedeli, dei partecipanti e anche dei curiosi tradiscono un’atmosfera carica di emozione e devozione. La processione avanza con quel passo chiamato struscio: passi lenti e cadenzati, a imitare una persona che procede in catene o in un incedere penitenziale, creando il gioco di un fiume color porpora che sembra ondeggiare.

Dopo il passaggio lungo la scenografica facciata della Chiesa e del Palazzo della Santissima Annunziata, il corteo si dirige verso est, scendendo a Piazza Garibaldi. L’arrivo in piazza vede lo scambio tradizionale delle statue e del tronco tra i fratelli delle due confraternite: un’antica divisione territoriale, ma rispettata fedelmente ancora oggi. Dietro, lo sfondo costituito da quello splendido esempio di ingegneria medievale che è l’acquedotto svevo del XIII secolo. Il ritorno, poi, si svolge lungo le note dell’Ecce enim veritatem, un altro versetto del Miserere fino alla chiesa della Trinità. Tutti si ritirano in silenzio e i cuori, stanchi e tristi, ma colmi di speranza, sono ora rivolti a quello che accadrà nell’attesa della Resurrezione.

 

 


Print Friendly and PDF

TAGS