A Sulmona il primo campo di concentramento museo d’Italia

di Redazione | 11 Dicembre 2020 @ 11:43 | ATTUALITA'
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SULMONA – Firmato l’accordo di valorizzazione di Campo78, ex campo di prigionia di Fonte d’Amore, prestigioso luogo di storia e cultura, tra il sindaco Annamaria Casini, il rappresentante del Mibact – segretariato regionale, Stefano D’Amico e il direttore regionale dell’Agenzia del Demanio Raffaella Narni.  Fonte d’Amore è l’unico campo di concentramento per prigionieri di guerra ancora esistente in Italia, con baracche che dal primo al secondo conflitto mondiale hanno ospitato soldati austroungarici e alleati.

Ancora oggi si leggono sui muri i graffiti dei militari britannici presi prigionieri in Africa Settentrionale. Nascerà così il primo museo italiano dedicato all’universo concentrazionario: l’Abruzzo durante la seconda guerra mondiale ha ospitato 23 campi, per prigionieri politici, militari ed ebrei. Potrà prendere vita così il progetto per il “Ripristino e la rifunzionalizzazione del Parco della memoria Campo78”, che ha già visto l’approvazione in Consiglio comunale e prevede interventi di riqualificazione dell’edificio all’ingresso, che diventerà centro di accoglienza, e lavori di consolidamento e messa in sicurezza, oltre alla ristrutturazione del muro di cinta e alla salvaguardia dei preziosi graffiti all’interno della Baracca di maggior valore storico. La risorsa finanziaria è legata ai fondi Fesr il cui intervento ammonta complessivamente a 350 mila euro.

“L’ex campo di prigionia è un sito di grande valore storico che ha enormi potenzialità fino ad oggi inespresse che, con l’acquisizione a patrimonio comunale e successivo restauro, potrà finalmente essere visitabile e fruibile” – sottolinea l’assessore Manuela Cozzi – Intenzione di questa amministrazione è catalizzare ulteriori risorse finalizzate al completamento del recupero dell’area puntando alla realizzazione di un vero e proprio parco della memoria”. Parco che comprende oltre al Campo 78 anche l’Abbazia celestiniana, gli scavi di Ercole Curino e l’Eremo di Sant’Onofrio che fu rifugio di Fra’ Pietro da Morrone diventato poi Papa Celestino V.


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